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17 Novembre 2008 16:30 | Hilton Cyprus - Ballroom A

Intervento di David Rosen



David Rosen


Rabbi, International Director of Interreligious Affairs, AJC

Vorrei esprimere la diffusa frustrazione nei confronti del conflitto istraeli palestinese una sensazione che tutti quanti siamo stufi marci di questo conflitto e ovorremmo dire semplicemente “beh se non riuscite a risolvere questo conflitto, andatevene”, Con tutto il rispetto epr hci è attorno a questo ttavolo, c’è una delusione verso i politici, cioè la  sensazione che i politici ci abbiano ingannato. Se si guardano i sondaggi riguardanti la statura dei politici ci sono pochi posti al mondo si è toccato il fondo fino a questo punto. Ciò suggerirebbe che bisognerebbe trovare die modi alternativi e vorrei per questo fare eco a quanto ha deto padre Piazzzaballa prima

Il conflitto arabo israeliano non è in sè un conflitto religioso. E’ un conflitto territoriale.
Gamal Abdullah Moshe Dayan… non hanno fatto la guerra del 67 per un motivo teologico ma per una questione territoriale.
Tuttavia l’idea che poiché si tratta di un conflitto territoriale l’unica via di affrontarlo e risolverlo è in termini secolari, questa idea è profondamente fallace.
Anzi, dovrebbe essere evidentemente ridicolo per chiunque guardi le parti in causa, la cui identità è così immersa in una cultura religiosa, dovrebbe essere ridicolo pensare che per quanto sia centrale Gerusalemme rispetto a questo conflitto e pensare che uno possa ignorare la dimensione religiosa. Eppure è proprio quello che la leadership politica continua a fare anche se dovrebbe saperla un po’ più lunga. 
Vorrei ricordare qui che sul prato della Casa Bianca, quando avvenne la famosa stretta di mano tra Itzhaak Rabin di benedetta memoria e Yasser Arafat,  non c’era alcuna figura identificabile religiosa ne’ palestinese, ne’ musulmana, ne’ ebraica, o israeliana. Nessuna figura religiosa.
Il messaggio esplicito era: voi religiosi statevene alla larga. Voi non fate altro che complicare e scombinare le cose.
E quando vedete le cose tremende che si fanno in nome della religione dalle parti nostre, si potrà capire questo atteggiamento e tuttavia è fallace.
Se uno non vuole che la religione entri in ballo, la risposta non è ignorare la religione.
La natura aborre il vuoto. Se uno sgombra il campo dalle voci religiose moderate non fa altro che chiamarsi in casa gli estremisti ad occupare tutti gli spazi.
I processi di pace laici, i politici laici non fanno che il gioco degli estremisti. Se non volete che la religione diventi una parte del problema dovete fare della religione una parte della soluzione .
La maggior parte degli israeliani e dei palestinesi – di sicuro dei palestinesi ma probabilmente degli israeliani- hanno ancora degli attaccamenti, delle grandi passioni spirituali che hanno bisogno di essere vissute in maniera moderata a costruttiva.
E’ stato su questo sfondo che il riconoscimento che qualche cosa di notevole stava succedendo qualche anno fa ed è maturato qualcosa di molto importante che buona parte delle persone del nostro mondo non conoscono
E’ cominciato al culmine della seconda Intifada tra le intense violenze che si sono svolte.
Ad Alessandria per la prima volta nella storia i capi religiosi della Terra Santa si sono riuniti insieme Adesso siamo riusciti a prendere lo spunto da quello e a formare il primo consiglio delle religioni di Terra Santa della storia.
Adesso abbiamo un Consiglio delle istituzioni religiose della Terra Santa composto dai ministri, che è rappresentato magnificamente qui dal ministro Zubeika. dai tribunali supremi della shaaria dell’autorità palestinese, il cui potere è nelle mani di … che è qui, i rabbini capo di Israele i patriarchi il tra cui il collega di padre pizza balla, Michel Sabbah ha svolto un ruolo così unico e ineguagliato. Tutti riuniti insieme in un unico forum che si chiama  il Consiglio delle Religioni della terra santa. E’ qualcosa di sbalorditivo. E’ – diciamolo pure – qualcosa di meraviglioso e patetico. E’ patetico che mai nella storia sia nata una cosa del genere e cioè che i capi religiosi si siano messi insieme e per questo è miracoloso e portentoso che finalmente sia avvenuto –
Questa organizzazione si è data tre finalità nella sua esistenza.
Uno: Mantenere aperto il canale di comunicazione fra i leader religiose, e cercare di risolvere i problemi ogni volta che sorgono per esempio il conflitto sui cancelli, sulle porte della spianata delle moschee - e dipende da quello che ci faranno fare i politici- secondo scopo: fungere da istanza di monitoraggio, guardare i media e snidare ogni errore di rappresentazione, manipolazione di distorsione delle immagini degli altri in modo che sia chiaro e sorvegliato il modo in cui presentiamo le religioni degli altri ai nostri figli, in terzo luogo tutti i capi religiosi il gran rabbinato e i capi della sharia i patriarchi, hanno dichiarato un impegno in favore della pace e il tentativo di risolvere il conflitto e a produrre una società in cui tutti i popoli possano vivere fianco a fianco nel rispetto vicendevole. Questa è una grandissima opportunità.

Ma per la gran parte dei politici della nostra parte del mondo e anche nel resto del mondo, questi  non pensano mai alla religione come una risorsa diplomatica. Per solito la religione è vista come una cosa a cui pensare in termini di mercato delle vacche politico, o come qualcosa da aggirare, ma non qualcosa da coinvolgere.
Adesso invece noi invece abbiamo voluto innalzare il profilo di questo nuovo forum invitando Condoleeza Rice, Tony Blair, il presidente del consiglio europeo tutti i grandi capi religiosi, i due grandi chef delle nostre corti della shaaria, i rabbini capi, due patriarchi, due vescovi addirittura, tutti se ne vanno insieme a Washington dove parleranno alla Camera del rappresentanti e al Senato saranno ricevuti dal dipartimento di stato degli stati uniti, tutto nel quadro di tentare di far comprendere ai politici laici che se non vogliono che la religione diventi parte del problema bisogna fare della religione parte della soluzione.
La religione deve cioè servire da fonte di speranza, deve essere veduta per dare speranza.
Può andare, la religione, là dove i politici non arriveranno mai. Ma le società iperpoliticizzate -  sia israeliani  che palestinesi -  non lo vedono facilmente questo. L’importanza della religione come forza da utilizzare per una vera visione di pace, è una della caratteristiche della Comunità di Sant’Egidio, che segue la scia tracciata da Giovanni Paolo II (che è stato ricordato stamattina)
Voglio quindi rendere onore alla Comunità di Sant’Egidio perché ha mantenuto, ha alimentato con tenacia, con saldezza questo dialogo, nonostante tutte le difficoltà .
Nel ‘95 la Comunità di Sant’Egidio ha avviato il primo – primo della storia – incontro cristiano ebraico musulmano a Gerusalemme, è stato un evento splendido.
Ma per definizione ha dovuto mantenere un basso profilo - perché era il primo. Ora è giunto il tempo in cui tutti dobbiamo uscire dall’armadio, non dobbiamo essere più basso profilo. Ora abbiamo l’opportunità di renderci visibili. Occorre che vi sia questa collaborazione tra la Comunità di Sant’Egidio, e il Consiglio delle Istituzioni Religiose di Terra Santa, così che palestinesi e israeliani e tutto il mondo possano finalmente scorgere nella religione una fonte di speranza, veramente, per un vero dialogo interreligioso per la pace perché la finalità ultima di cui parlava padre Pizzaballa è una finalità educativa ma si realizzerà nella nostra parte del mondo solo se tutti vedrà che è appoggiata dall’autorità religiosa. Quindi dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per conseguire questo obiettivo.
Questo è nello spirito del nostro comune padre Abramo.
Mi sia consentito concludere nella mia veste di rabbino citando la parashà di questa settimana. Noi leggiamo la Torah in un ciclo annuale a cadenza settimanale. Abbiamo appena letto il  passo del capitolo 20, dove il nostro padre Abramo stava sotto la tenda nel calore del giorno, secondo la tradizione soffriva moltissimo perché era il terzo giorno dopo la circoncisione. Alzò gli occhi e vede tre uomini erti, ritti in piedi. Tre viaggiatori, tre pellegrini.
E’ una tradizione su cui tutti hanno poggiato, Abramo emblema dell’ospitalità
Con tutta la difficoltà e il dolore che sta patendo, il padre Abramo si alza e si reca di corsa da questi re viandanti per offrire loro ospitalità
Naturalmente scopriamo che questi tre uomini non sono che degli angeli giunti a portare la buona novella della nascita del suo figlio ed erede.
Ma nel capitolo successivo due di questi angeli seguitano il viaggio per salvare Lot e la sua famiglia dalla distruzione di Sodoma che sta per essere rasa al suolo e poi c’è il capitolo successivo che comincia “I due angeli arrivano a Sodoma”. Un grande maestro chassidico chiede perché ne parlano come di angeli che vanno a Sodoma. Ebbene, Abramo aveva detto tre uomini. Non si erano rivelati immediatamente come angeli ad Abramo. Dunque perché?
Ma perché ad Abramo non occorreva che sapesse che erano angeli perché Abramo scorgeva l’angelo in ogni essere umano. Ebbene questa è la sfida che abbiamo di fronte, che ci lanciano i nostri retaggi religiosi cristiani, ebrei e musulmani: scorgere l’angelo nell’altro, nel bambino, creato a immagine e somiglianza. Questa è la potenza, la forza della nostra tradizione religiosa ed ha una potenza, signori, che ne che nessuna forza laica e secolare può avere e questa è l’unica cosa che consentirà a palestinesi e israeliani e a tutti coloro che hanno a cuore la pace della terra che chiamiamo santa, di vivere in dignità e in pace gli uni affianco degli altri. Grazie.