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12 Сентября 2011 09:00 | Residenz, Kaisersaal

Lo “spirito di Assisi: 25 anni di storia” – Perché Assisi, perché S. Francesco” di Giuseppe Piemontese



Giuseppe Piemontese


Custodian of the Sacred Convent of Assisi, Italy

La ricorrenza dei 25 anni di incontri “Nello spirito di Assisi”, organizzati dalla Comunita' di S. Egidio, che ha tenuto viva la fiaccola della profezia e della speranza, accesa il 27 ottobre 1986 dal Papa Giovanni Paolo II, richiama a tutti noi l’opportunità  di riscoprirne le ragioni, “lo spirito” perché  le nostre convinzioni si radichino nel genuino senso dell'evento e ci apriamo a prospettive nuove e fruttuose per l'umanita' intera. In 25 anni il mondo è cambiato, molti degli artefici di quel primo evento stanno godendo la pace dei giusti, nuovi uomini di buona volontà hanno accolto il testimone nella consapevolezza che a mali antichi e nuovi, i rimedi sono sempre gli stessi, magari aggiornati nelle metodologie.

L’ispirazione iniziale.

Si sa che l’iniziatore e l'artefice di tale evento e' stato  il papa Giovanni Paolo II.
Un primo annuncio fu dato il 14 settembre 1986 di fronte agli sconvolgimenti e alle paure provocate dalla guerra e sopratutto dalla minaccia di una guerra nucleare. Convinto della forza della preghiera, il papa invitava a rivolgersi con  fiducia a Dio per ottenere da Lui la grazia di vivere come fratelli in un mondo riconciliato. L’invito era rivolto  a tutti i credenti in Dio, a qualunque religione appartenessero. La meta indicata era la città di Assisi, la Tomba di San Francesco, che dall’esperienza della guerra e della prigionia, apprese ad essere uno straordinario operatore di pace.
“Forti di questa convinzione, comune a tutti coloro che credono in Dio, andremo insieme in Assisi a presentare le nostre suppliche affinché l’umanità non sia travolta da una simile catastrofe”

Il 27 ottobre 1986 è stato un giorno straordinario.  Le esperienze fatte e i temi trattati sono stati tanti e tutti condivisi; si possono riassumere nelle parole-chiave: incontro, dialogo, Religioni, preghiera, digiuno, pellegrinaggio per implorare la pace per l'umanita', in Assisi, all'ombra di s. Francesco.

Su invito di Papa Giovanni Paolo II,  complessivamente furono convocati in Assisi tre incontri, spinti dal bisogno di pace e dalla  convinzione della forza della preghiera e dalla necessità del dialogo tra le Religioni:
27 ottobre 1986, Giornata di preghiera per la Pace nel mondo;
9-10 gennaio" 1993, Giornata di preghiera per la pace in Bosnia Erzegovina;
24 gennaio 2002 giornata di preghiera per la pace nel mondo… “per allontanare le nubi del terrorismo, dell’odio, dei conflitti armati che in questi ultimi mesi si sono particolarmente addensati all’orizzonte dell’umanità. Le tenebre non si dissipano con le armi; le tenebre si allontanano accendendo fari di luce. Ci incontriamo ad Assisi dove tutto parla di un singolare profeta della pace, chiamato Francesco. Egli è amato non solo dai cristiani, ma da tanti altri credenti e da gente che pur lontana dalla religione, si riconosce negli ideali di giustizia, di riconciliazione, di pace che furono suoi”

L'evento giubilare che si celebra quest'anno mentre evidenzia la provvidenzialita' di quella intuizione per lo sviluppo del dialogo e la collaborazione tra le Religioni in vista della costruzione della pace tra i popoli, richiama tuttavia quanto ancora resti da fare per la promozione non solo di un equilibrio tra i popoli, ma per l'architettura di quelle trame di collaborazione, di rispetto e di reciproco sostegno tra persone, comunità e popoli.
Ciò che affermò il card. ROGER  ETCHEGARAY , uno degli artefici del primo incontro assisano, a 10 anni dall’evento del 1986, rappresenta la consegna e l’augurio anche per noi: “Assisi, era dieci anni fa... Oggi i credenti di tutte le religioni, delle comunità, sull'esempio di Eliseo, che riceve il mantello da Elia, si rivestono dello « Spirito Santo ». Lo « spirito di Assisi » plana al di sopra delle acque agitate delle religioni e crea già delle meraviglie di dialogo fraterno”.
“Lo spirito di Assisi”… qual è il senso di questa espressione?

Fu lo stesso Papa Giovanni Paolo II che coniò quella espressione. La usò per la prima volta ricevendo in Vaticano, due giorni dopo l’evento assisano del 1986, i rappresentanti delle religioni non cristiane che vi avevano partecipato. Quasi come una consegna, disse loro: «Continuiamo a vivere lo spirito di Assisi».
A due anni dall’evento, accogliendo i rappresentanti delle religioni mondiali partecipanti al II incontro «Uomini e religioni», Giovanni Paolo II diceva: «Dobbiamo continuare a vivere quello spirito di preghiera e di aspirazione verso la pace che abbiamo realizzato ad Assisi». In tono quasi programmatico tornerà su questo tema in occasione dell’VIII incontro «Uomini e religioni» che si tenne proprio ad Assisi nel 1994. In riferimento alla storica giornata di otto anni prima, scriveva: «Quell’incontro aveva una forza spirituale dirompente: era come una sorgente a cui tornare per rinsaldare l’ispirazione; una fonte capace di sprigionare nuove energie di pace. Per questo auspicavo che lo “spirito di Assisi” non solo non si estinguesse ma al contrario potesse espandersi nel mondo, suscitando in ogni luogo nuovi testimoni di pace e di dialogo». Poco oltre chiariva: «Questo mondo ha bisogno che gli uomini e le donne sensibili ai valori religiosi aiutino gli altri a ritrovare il gusto e la volontà di camminare insieme. Questo è lo “spirito di Assisi”».

Nel quindicesimo anniversario dell’evento, per l’incontro «Uomini e religioni» celebrato a Barcellona,  Giovanni Paolo II esprimeva liricamente il suo sogno dell’unità della famiglia umana per l’inizio del XXI secolo: «Ho fatto questo sogno, quando, nell’ottobre 1986, ho invitato ad Assisi i miei fratelli cristiani e i responsabili delle grandi religioni mondiali per pregare per la pace: uno insieme all’altro, non più uno contro l’altro. (…) Avevo davanti ai miei occhi come una grande visione: tutti i popoli del mondo in cammino da diversi punti della terra per riunirsi davanti all’unico Dio come un’unica famiglia». E lodando poi l’iniziativa degli incontri inter-religiosi, concludeva: «Queste giornate giungono al termine in un clima di fraternità che ho voluto chiamare lo “spirito di Assisi”».

Il Papa Benedetto XVI, convocando in Assisi i capi delle Religioni,  per il 27 ottobre prossimo, ne nel 25° anniversario del primo incontro, ne accetta l’eredità, si inserisce nel solco del sogno di Giovanni Paolo II ed evidenzia alcune sottolineature che nascono dalle mutate condizioni del tempo e dalla sensibilità propria.  Nell’annuncio dato il 1 gennaio 2011 si intravvedono le particolarità:
“Cari fratelli e sorelle, nel Messaggio per l’odierna Giornata della Pace ho avuto modo di sottolineare come le grandi religioni possano costituire un importante fattore di unità e di pace per la famiglia umana, ed ho ricordato, a tale proposito, che in questo anno 2011 ricorrerà il 25° anniversario della Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace che il Venerabile Giovanni Paolo II convocò ad Assisi nel 1986. Per questo, nel prossimo mese di ottobre, mi recherò pellegrino nella città di san Francesco, invitando ad unirsi a questo cammino i fratelli cristiani delle diverse confessioni, gli esponenti delle tradizioni religiose del mondo e, idealmente, tutti gli uomini di buona volontà, allo scopo di fare memoria di quel gesto storico voluto dal mio Predecessore e di rinnovare solennemente l’impegno dei credenti di ogni religione a vivere la propria fede religiosa come servizio per la causa della pace. Chi è in cammino verso Dio non può non trasmettere pace, chi costruisce pace non può non avvicinarsi a Dio. Vi invito ad accompagnare sin d’ora con la vostra preghiera questa iniziativa”.

Il tema di questa giornata è stato così definito: “Giornata mondiale di preghiera per la pace; pellegrini della verità – pellegrini della pace”.
Le Religioni e la preghiera per la pace sono sempre al centro, ma sono posti accanto al tema del pellegrinaggio e al tema della verità.  Per questo sono stati invitati rappresentanti del mondo della cultura e di non credenti.

Ognuno di noi può raccontare ferite e sofferenze piccole o grandi, proprie o di fratelli vicini o lontani. Gli uomini di buona volonta' non si rassegnano all'ineluttabile decadimento dell'umanita' e al periodico deflagrare di guerre o conflitti personali, territoriali, nazionali o internazionali, peggio ancora se originati  da motivi o contrasti religiosi.
La Comunita' di S. Egidio, i Francescani e tanti uomini e donne di buona volonta' , in ogni parte del mondo, raccogliendo la consegna dello "spirito di Assisi", tengono accesa e alimentano la fiamma della speranza e della consapevolezza che proprio nel nome della Religione si puo' conseguire in maniera duratura la condizione della concordia e della pace.

25 anni fa lo scenario fu Assisi, e la basilica che custodisce la tomba di s. Francesco. A quel luogo santo si è fatto riferimento per la sua valenza simbolica. Ancora quest'anno 2011 il raduno del 25° avrà luogo in Assisi.

Perché Assisi? Perché S. Francesco?

Per una risposta, mi piace partire da un episodio della vita di S. Francesco, tratto da I Fioretti. E’ Francesco stesso che dà una risposta alla nostra domanda.
 
“Dimorando una volta santo Francesco nel luogo della Porziuncola con frate Masseo da Marignano , uomo di grande santità, discrezione e grazia nel parlare di Dio, per la qual cosa santo Francesco molto l’amava; un dì,  tornando santo Francesco dalla selva e dalla orazione, il detto frate Masseo volle provare  com’egli fosse umile, e andandogli  incontro, e quasi proverbiando disse: «Perché a te, perché a te, perché a te?».
Santo Francesco risponde: «Che è quello che tu vuoi dire?». Disse frate Masseo: «Dico, perché a te tutto il mondo viene dietro, e ogni persona pare che desideri di vederti e d’udirti e d’ubbidirti? Tu non sei un bell’uomo d’aspetto,  tu non sei di grande scienza, tu non sei nobile; perché  dunque a te che tutto il mondo ti viene dietro?».
 Udendo questo santo Francesco, tutto rallegrato in spirito, alzando la faccia al cielo, per lungo tempo stette con la mente levata in Dio; e poi ritornando in sé, s’inginocchiò e rendette laude e grazia a Dio; e poi con grande fervore di spirito si rivolse a frate Masseo e disse: «Vuoi sapere perché a me? vuoi sapere perché a me? vuoi sapere perché a me tutto ’l mondo mi venga dietro? Questo io intendo da quegli occhi dell’altissimo Iddio, i quali in ogni luogo contemplano i buoni e i cattivi: ecco,  quegli occhi santissimi non hanno veduto fra i peccatori nessuno più vile, né più insuffciente, né più grande peccatore di me; e però per compiere  quell’operazione maravigliosa, che Egli intende compiere, non ha trovato più vile creatura sopra la terra; e perciò ha eletto me per confondere la nobiltà e la grandezza e la fortezza e bellezza e sapienza del mondo, affinché  si conosca ch’ogni virtù e ogni bene viene da lui, e non dalla creatura, e nessuna persona si possa gloriare nel cospetto suo; ma chi si gloria, si glorii nel Signore, a cui è ogni onore e gloria in eterno». Allora frate Masseo a così umile risposta, detta con fervore,  si spaventò e conobbe certamente che santo Francesco era veramente fondato in umiltà. A laude di Cristo e del poverello Francesco. Amen” (cfr. FF 1838, I Fioretti).

Francesco d’Assisi ha incarnato quegli aspetti alti dell’umanità, della semplicità, dell’umiltà, della creaturalità, che rendono familiare l’uomo all’uomo in una relazione di fraternità piena verso ogni persona, anzi verso ogni creatura che alita sulla faccia della terra. Francesco d’Assisi ha scoperto il segreto di tutto ciò nella contemplazione di Dio, padre di tutti attraverso l’incontro con Gesù Cristo Figlio di Dio nel quale si rispecchia ogni uomo e ogni creatura.
Da allora i cristiani, ma anche gli uomini che hanno conosciuto la sua vicenda umana e spirituale, sono stati affascinati da lui, cogliendo la nostalgia per un mondo di fratelli, riconciliato tra uomini e uomini, tra uomini e animali, tra uomini e ambiente, che Francesco amava chiamare creazione, perché proviene da Dio e di Lui porta impressa l’impronta.

I frati, i santi, i teologi, gli storici, gli artisti hanno descritto e riprodotto ciascuno nella sua arte, l’immagine, la natura e la personalità di Francesco.
Nella città di Assisi e soprattutto nei luoghi e nelle basiliche a lui dedicate, si è cristallizzata nello splendore della bellezza, la personalità di Francesco e si cerca e si comprende la risposta data a frate Masseo.
Assisi, la basilica di S. Francesco  e il Sacro Convento, sono uno dei luoghi al mondo più visitati da uomini e donne, da giovani di ogni cultura, provenienza e fede religiosa.
Certo, ognuno vi scorge la risposta a propri desideri, ma tutti convergono in Assisi, da Francesco. E noi Francescani cerchiamo con la nostra fraternità e l’accoglienza, di favorire la riflessione e l’incontro con Francesco d’Assisi e il suo messaggio di gioia e di pace.

Giovanni Paolo II amava intensamente S. Francesco e a lui si rivolgeva perché vedeva in lui l’uomo del Vangelo puro, del Vangelo eroico, del Vangelo senza compromessi (Card. Comastri).
In occasione della prima visita in Assisi (5 novembre 1978), lo stesso Giovanni Paolo II disse:
“Francesco ha scritto a caratteri incisivi il Vangelo di Cristo nei cuori degli uomini del suo tempo”
A Francesco chiedeva di aiutare lui e tutti i cristiani a tradurre analisi e prospettive “in semplice e fruttifero linguaggio del Vangelo”, “a risolvere tutto in chiave evangelica”.
Francesco e Dio, Francesco e il Vangelo, Francesco e la spiritualità, Francesco e la Pace, Francesco e il dialogo, Francesco e la creazione, Francesco e la bellezza, Francesco e l’arte, Francesco e la religione, l’ecumenismo, il dialogo…
Certo ognuno vi coglie le proprie sfumature … ma tutto il mondo va dietro a Francesco perché in lui si legge il disegno di Dio: riunire nell’amore e nella concordia l’umanità intera.

Giovani Paolo II, interpretando il sentimento comune, di fronte alla realtà della guerra, alla necessità di stabilire nuove relazioni tra gli uomini, diede appuntamento ad Assisi, da Francesco. Lo stesso ha fatto Papa Benedetto XVI.
Molti si sono resi co-protagonisti in questa impresa: uomini retti e buoni, che nel nome di Dio e nello stile di S. Francesco d’Assisi hanno avviato una nuova stagione e un nuovo metodo di incontro, di dialogo, e di soluzione dei conflitti attraverso la preghiera, uno stile di vita fraterno e la responsabilità derivante dall’essere proprio religiosi.

Sua Santità Benedetto XVI, rivolto ai  Capi delle Delegazioni, che partecipavano  all’incontro internazionale per la Pace, a Napoli, il 21 ottobre 2007, così sintetizzò il senso dello “spirito di Assisi”:
“Nel rispetto delle differenze delle varie religioni, tutti siamo chiamati a lavorare per la pace e ad un impegno fattivo per promuovere la riconciliazione tra i popoli. E’ questo l’autentico ‘spirito di Assisi’, che si oppone ad ogni forma di violenza e all'abuso della religione quale pretesto per la violenza. Di fronte a un mondo lacerato da conflitti, dove talora si giustifica la violenza in nome di Dio, è importante ribadire che mai le religioni possono diventare veicoli di odio; mai, invocando il nome di Dio, si può arrivare a giustificare il male e la violenza. Al contrario, le religioni possono e devono offrire preziose risorse per costruire un’umanità pacifica, perché parlano di pace al cuore dell’uomo”.

Conclusione
Mi piace concludere queste brevi riflessioni, facendo risuonare le parole-messaggio di fraternità, che Francesco d’Assisi annuncia anche ai partecipanti a questo 25° raduno di Religioni e Culture in dialogo di München. E’ il cantico delle creature, un  autentico progetto di vita, nel quale Francesco riassume i suoi sentimenti e rende lode a Dio per aver creato gli uomini ed ogni essere, che è sulla terra  affinché viva nell’armonia, nella pace e nella gioia di sentirsi figlio di Dio e fratello universale.

“Altissimo, onnipotente, bon Signore, tue so le laude, la gloria e l’onore e onne benedizione.
A te solo, Altissimo, se confano e nullo omo è digno te mentovare.
Laudato sie, mi Signore, cun tutte le tue creature, spezialmente messer lo frate Sole, lo quale è iorno, e allumini noi per lui.  Ed ello è bello e radiante cun grande splendore: de te, Altissimo, porta significazione.
Laudato si, mi Signore, per sora Luna e le Stelle: in cielo l’hai formate clarite e preziose e belle.
Laudato si, mi Signore, per frate Vento, e per Aere e Nubilo e Sereno e onne tempo, per lo quale a le tue creature dai sustentamento.
Laudato si, mi Signore, per sora Aqua, la quale è molto utile e umile e preziosa e casta.
Laudato si, mi Signore, per frate Foco, per lo quale enn’allumini la nocte: ed ello è bello e iocondo e robustoso e forte.
Laudato si, mi Signore, per sora nostra madre Terra, la quale ne sostenta e governa, e produce diversi fructi con coloriti fiori ed erba.
Laudato si, mi Signore, per quelli che perdonano per lo tuo amore e sostengo infirmitate e tribulazione. 11 Beati quelli che ‘l sosterrano in pace, ca da te, Altissimo, sirano incoronati.
 Laudato si, mi Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullo omo vivente po’ scampare.
Guai a quelli che morranno ne le peccata mortali!  Beati quelli che troverà ne le tue sanctissime voluntati, ca la morte seconda no li farrà male.
Laudate e benedicite mi Signore, e rengraziate e serviteli cun grande umiltate”. (FF263).

Il Signore vi dia la Pace!

P. Giuseppe Piemontese OFMConv

PREGHIERA DI SAN FRANCESCO

O alto e glorioso Dio,
illumina le tenebre del nostro cuore.
Dacci una fede retta,
speranza certa,
carità perfetta e umiltà profonda!
Dacci, Signore, senno e discernimento
per compiere la tua vera e santa volontà.