change language
sei in: home - news newslettercontattilink

Sostieni la Comunità

  
21 Marzo 2017 | ROMA, ITALIA

Lo sport contro il razzismo: il sogno di Seidu, profugo dal Mali, si avvera nella Trastevere calcio #norazzismo

 
versione stampabile

(ANSA) "Vorrei una vita un po’ più normale, adesso posso riuscirci grazie a Roma e al calcio". Sì perché anche un posto in serie D può cambiare la vita di un ragazzo, se ti hanno ucciso il padre davanti agli occhi, sei stato torturato dall’Isis e sei arrivato in Italia su un barcone: "Erano tre, uno è affondato, noi siamo stati salvati e portati in Sardegna. Da lì cominciata la mia avventura in Italia".

A raccontare la sua storia è Seidu Soumaila, ha 19 anni, viene dal Mali, gioca a calcio e da un mese in mezzo si allena con il Trastevere, club di quartiere fondato nel 1909 che ora domina il girone H della quarta serie. Il sogno della promozione in Lega Pro potrebbe quindi avverarsi, e sia alla squadra che a Seidu in cerca della sua nuova vita sembra adattarsi bene la canzone di Antonello Venditti "Benvenuti in Paradiso", diventata l’inno del club fin da quando è salito in D. Questo rione così tipicamente romano è "Heaven", così lo definisce Seidu mentre s’infila la felpa della sua nuova squadra sopra quel corpo che porta le cicatrici delle percosse di quelli dell’Isis. "Mi hanno fatto prigioniero a Tripoli - racconta -, mentre cercavo d’imbarcarmi per l’Europa. Per sei mesi mi hanno riempito di botte, poi dei soldati ’regolari’ mi hanno liberato".

E’ stato terribile, ma dice di aver resistito perché aveva già  vissuto di peggio: "quando in Mali c’è stata la guerra, e io avevo 12 anni - racconta -, dei tuareg di al-Qaeda hanno ucciso mio padre, per portargli via le pecore. Faceva il pastore, quel giorno ero con lui e ho visto mentre lo assassinavano. Ma cerco di farmi forza: sono stato fortunato che non abbiano ammazzato anche me. Avevo già  perso anche mia madre - continua - e ritrovandomi solo al mondo sono andato in Ghana, dove avevo degli amici e ho cominciato a giocare seriamente al calcio, in una squadra che si chiamava Manchester City in onore di quella inglese". "Il mio idolo è sempre stato Zidane - continua - ma io sono più un centrocampista esterno, anche se il sogno è fare l’attaccante".

Il Trastevere lo tessererà per la Juniores e lo farà  allenare anche con la prima squadra, che prima del terremoto di Amatrice era allenata da Sergio Pirozzi, poi costretto da quella tragedia a fare solo il sindaco. Mentre giocava in piazza e con gli amici del vicino Ostello dei Rifugiati, Soumaila è stato notato da don Marco Gnavi, parroco della basilica di Santa Maria in Trastevere e ’anima’ della Comunità  di S. Egidio, che fa base nel quartiere romano e ha studiato a lungo il club del rione prima di decidere che fosse giusto condividerne i valori, con tanto di scritta e colomba della pace sulla maglia. E’ stato don Marco a suggerire al presidente Pierluigi Betturri (altro amatriciano, "quel giorno ero lì e mi sono salvato per miracolo", racconta) di prendere quel ragazzo di colore che adesso sogna una vita migliore accanto al bomber Tajarol, a capitan Paolacci e a nipoti dal cognome illustre come Fiorini (nonno Lando ogni tanto viene a vederlo) e Losi. Seidu dà anche una mano alla mensa dei poveri di Sant'Egidio.

"Lo vogliamo coccolare - dice il vicepresidente del Trastevere Bruno D’Alessio, tanti anni fa calciatore della Lazio De Martino - e far entrare Roma in una parte del suo cuore. Vorremmo che grazie al calcio ritrovasse il sorriso e si risollevasse dalla tristezza che ha dentro. E vogliamo che Seidu sia un modo per aprire uno spiraglio e dare una chance anche ad altri". Sì, perché a Trastevere, oltre che un team da primato, c’è una fucina di idee, e il desiderio del club e della comunità di Sant'Egidio è formare una seconda squadra, "magari dal doppio nome" spiega il presidente Betturri, formata da soli rifugiati e iscriverla al campionato di Terza Categoria: "ce la faremo, partendo dal basso per far trovare ad altri ragazzi il loro Paradiso".

(ANSA)


 LEGGI ANCHE
• NEWS
4 Febbraio 2018
MACERATA, ITALIA

Macerata, solidarietà di Sant’Egidio con le vittime: una delegazione visita i feriti in ospedale

IT | ES
24 Gennaio 2018

I Giovani per la Pace contro il razzismo. Il loro messaggio in un video

18 Dicembre 2017

Giornata Internazionale dei diritti dei migranti: per una cultura del dialogo, dell'accoglienza, dell'inclusione

IT | ES | DE | FR | CA
28 Novembre 2017

Profughi, corridoi umanitari: giovedì il primo arrivo dall'Africa

IT | ES | CA
22 Novembre 2017

Anche in Belgio si aprono i corridoi umanitari per i profughi

IT | ES | DE | FR | PT | CA | NL | RU
8 Novembre 2017
BARCELLONA, SPAGNA

Perché è importante ricordare la notte dei cristalli

IT | ES | CA
tutte le news
• STAMPA
13 Marzo 2018
RP ONLINE

Flucht, Abi, Studium

21 Febbraio 2018
OnuItalia

Rohingya: la crisi nei colloqui di Sant’Egidio con la premier del Bangladesh

14 Febbraio 2018

Der Weg bleibt beschwerlich

8 Febbraio 2018
Vatican Insider

Macerata, l’impegno della Chiesa per la “pacificazione sociale”

6 Febbraio 2018
La Notizia

I rifugiati sono una risorsa. Sant’Egidio: toni sbagliati

4 Febbraio 2018
FarodiRoma

Raid xenofobo a Macerata. La Comunità di Sant’Egidio conforta i feriti

tutta la rassegna stampa
• NO PENA DI MORTE
29 Settembre 2014
ANSA

Obama contro le discriminazioni razziali in America. Anche pena di morte applicata su base razziale

vai a no pena di morte
• DOCUMENTI

L'omelia di Mons. Marco Gnavi alla preghiera Morire di Speranza, in memoria dei profughi morti nei viaggi verso l'Europa

Appello al Parlamento ungherese sui profughi e i minori richiedenti asilo

SCHEDA: Cosa sono i corridoi umanitari

Omelia di S.E. Card. Antonio Maria Vegliò alla preghiera "Morire di Speranza". Lampedusa 3 ottobre 2014

Omelia di S.E. Card. Vegliò durante la preghiera "Morire di speranza"

tutti i documenti

FOTO

86 visite

234 visite

88 visite

236 visite

88 visite
tutta i media correlati