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Unterstützung der Gemeinschaft

  
29 Juni 2014

Andrea Riccardi su "Corriere della Sera"

Aleppo, città aperta: non lasciamola morire nell'odio

Subito un corridoio umanitario per aiutare la popolazione che sta soffrendo, fine dei combattimenti: è l`appello per «Aleppo città aperta» lanciato il 22 giugno dal fondatore della Comunità dì Sant`Egidio, Andrea Riccardi. Ai numerosi politici che hanno aderito in questi giorni, ieri si è unita l`Unesco. Il testo sul sito web della Comunità di Sant`Egidio.

 
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Aleppo è da due anni nel cuore della battaglia. La più grande città della Siria è stretta in una morsa. Le forze di opposizione hanno bloccato l`erogazione dell`acqua e la gente ha riaperto i vecchi pozzi, spesso vicino a moschee o chiese. La popolazione - quasi due milioni dí persone è stremata. Non può uscire dàlla città. Particolarmente non possono farlo i cristiani, perché Aleppo è in buona parte circondata
da islamisti radicali.
Dove sono il vescovo Gregorios Ibrahim, uscito da Aleppo in missione umanitaria con il vescovo Yazigi?
Da più di un anno non si hanno notizie di entrambi. Gli aleppini sono presi in ostaggio, mentre i quartieri vengono colpiti da governativi e ribelli. Bisogna salvare Aleppo!
È il senso dell`appello che ho lanciato qualche giorno fa. Non si può assistere rassegnati a quel che accade. La comunità internazionale
è impotente di fronte a una guerra incancrenita, uno stallo tra governo e ribelli. Siamo piombati in un clima di rassegnazione tra veti incrociati e rituali diplomatici: sembra che non ci sia più speranza di pace per la Siria.
Salvare Aleppo può interrompere tanto dolore e evitare che sia distrutta una città, che conta una storia urbana continuativa di più di cinquemila anni. La città vecchia di Aleppo è patrimonio dell`umanità per l`Unesco dal 1986; ma ha subito danni gravissimi.
Il minareto della splendida moschea degli Omayyadi (quasi mille anni) è stato atterrato. La cittadella aleppina dove la leggenda racconta abbia sostato Abramo nel suo pellegrinare - è stata danneggiata. Il suk medievale con le migliaia di botteghe, testimone di una storia
d`intensi scambi con l`Europa e l`Asia, è andato in fiamme. Non posso, in proposito, non ricordarmi di Paolo Dall`Oglio, prigioniero
da mesi in Siria, quando anni fa mí accompagnava con il suo arabo incredibilmente fluente per il dedalo di quel suk.
Si sta spazzando via un patrimonio culturale e monumentale unico, sedimentazione di tante civiltà. Per questo bisogna agire in fretta.
Soprattutto la popolazione soffre. Soffrono i circa 300 mila cristiani che guardano al futuro con angoscia: non hanno nemmeno una via di fuga come i loro (sfortunati) correligionari a Mosul in questi giorni.
Aleppo, la città con più cristiani del Medio Oriente dopo Il Cairo e Beirut, era un luogo di convivialità tra religioni e etnie diverse, anche per la storica convivenza e l`indole della popolazione. Vivevano insieme arabi musulmani e cristiani, armeni, curdi, ma anche circassi e turchi.
Nel 1915 Aleppo accolse gli armeni perseguitati e scacciati dalle regioni anatoliche, soccorse e nascose molti. Dopo la Prima guerra mondiale si è aperta ai rifugiati dalla Turchia, specie cristiani. Oggi al contrario chi può fugge in Turchia che ha attrezzato molti campi per i rifugiati.
Salvare Aleppo significa creare uno spazio di pace. Forse è un inizio nell`impossibile situazione siriana. Si dovrebbe verificare l`idea dei corridoi umanitari. Certo bisogna garantire un accesso stabile e sicuro alla città per le organizzazioni umanitarie neutrali. D`altra parte si deve consentire ai cittadini di uscire da Aleppo. C`è scetticismo tra i funzionari internazionali. Forse ci sono buoni motivi di perplessità: i governativi ribadiscono la loro sovranità sulla città, mentre è difficile trattare con ribelli frantumati e radicalizzati.
L`appello per Aleppo è destinato a niente? Non credo.
Silenziosamente, dopo un difficile negoziato, da qualche giorno il personale del Comitato internazionale della Croce Rossa è entrato a Aleppo portando acqua e cibo.
Potrà restare una settimana. Un piccolo varco di speranza. Ma ci vuole ben di più!
Per questo è necessario che il dramma di Aleppo non sia più ignorato e si facciano pressioni su chi vi combatte, sui Paesi coinvolti: dalla Turchia alla Russia. Nella sua lunga storia Aleppo ha conosciuto tante guerre, ma mai un conflitto così radicale che la sta annientando. Radicale e insensato.
Non possiamo lasciare sola la gente di Aleppo!