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15 Febrero 2012

Incontro mondiale delle fedi, la pace trova casa a Sarajevo

 
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Fu l'assedio più lungo della storia. Quasi quattro anni. Un simbolo del travaglio dell'Europa post-1989. Ma anche per come le diverse religioni, che vi convivevano da secoli, «furono viste come elementi di divisioni e odio».

Vent'anni dopo allora, Sarajevo vuole dire che «le religioni sono invece elementi di unità e convivenza». A proporsi «come paradigma della convivenza tra i popoli». È così che il cardinale Vinko Puljic, arcivescovo di Sarajevo e il presidente della Comunità di Sant'Egidio Marco Impagliazzo hanno presentato ieri a Roma l'incontro dei leader religiosi che, dall'anno successivo all'incontro diAssisi del 1986, si tiene ogni anno per iniziativa della Comunità romana.

L'appuntamento nella capitale bosniaca è dal 9 all'11 settembre prossimi, nel ventennale dell'inizio della guerra in Bosnia, che «ha avuto Sarajevo - ha ricordato Impagliazzo - , come città simbolo della sofferenza e della distruzione». L'invito a svolgere l'incontro nella "Gerusalemme d'Europa", come Giovanni Paolo II definì Sarajevo nel corso della sua storica visita del 1997, fu lanciato per la prima volta lo scorso anno a Monaco, insieme, dal vescovo ausiliare della città e dal Gran Mufti Mustafa Ceric, la più alta autorità religiosa musulmana della Bosnia-Erzegovina. Come sempre in tutte le precedenti occasioni, l'iniziativa sarà realizzata in collaborazione con tutte le realtà religiose, politiche e culturali della Bosnia ed Erzegovina, e vedrà la partecipazione di leader di tutte le grandi religioni, oltre a diversi rappresentanti di governo.

Un segno, ha sottolineato il cardinale, di come molte cose siano cambiate dai tempi della «brutta guerra» che venti anni fa mise a ferro e a fuoco la città di Sarajevo e tutta la regione circostante, causando oltre undicimila vittime nella città, tra le quali molti bambini. «È più facile ricostruire le case - ha sottolineato Puljic - più difficile è rinnovare il cuore, Dal 9 all'11 settembre prossimi, nel ventennale dall'inizio della guerra, sarà la capitale bosniaca a ospitare l'evento promosso dalla Comunità di Sant'Egidio. Puljic: la nostra terra paradigma della convivenza tra i popoli. Impagliazzo: città martire da cui può nascere una memoria condivisa, oltre le ferite e i rancori purificare le memorie dall'odio, perché esistono ferite ancora da risanare». Il Paese, ha spiegato l'arcivescovo, vive oggi una difficile situazione economica, con il «quaranta per cento della popolazione senza lavoro», mentre «i giovani sono costretti ad andare via». Un situazione che ha particolarmente colpito la minoranza cattolica croata, che a Sarajevo ormai rappresenta appena l'otto per cento della popolazione («in Bosnia Erzegovina, prima della guerra i cattolici erano 820mila, oggi se ne contano 440mila, quasi la metà») in una città a maggioranza musulmana, dove il radicalismo islamico, presenza «non autoctona», desta «qualche preoccupazione». Ciò che occorre, ha osservato il porporato,
anche da parte della comunità internazionale, «è aiutare la Bosnia a diventare un Paese normale: c'è bisogno di una nuova Costituzione, e di aiuti economici per evitare l'emigrazione dei giovani: «La nostra terra, paradigma della convivenza tra diversi - ha concluso Puljic - ha bisogno di un evento 4,    come questo Meeting di settembre, segno di La città di Sarajevo    grande speranza per la rinascita di una regione che ha sperimentato dolore e sofferenza.

Faccio un appello all'Europa, perché partecipi a questo processo, con i suoi principi di democrazia e uguaglianza. L'emersione di un islam dialogante in Bosnia può contaminare positivamente la qualità di quella che è ormai diventata la seconda religione in Europa». «La Bosnia è Europa e l'Europa può contribuire attivamente alla ricostruzione del Paese. Da Sarajevo, città martire, può nascere un nuovo spirito di incontro, oltre le ferite e i rancori, per una nuova memoria condivisa», gli ha fatto eco Impagliazzo, che nella presentazione ha sottolineato come l'evento abbia avuto il consenso del Patriarcato ortodosso di Belgrado, e che saranno presenti rappresentanti della popolazione rom della Bosnia e della piccola comunità ebraica.


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