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7 Dicembre 2011

Riccardi: i campi rom sono da superare

 
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Agire «per il superamento» dei campi nomadi, affinché i rom «possano inserirsi tra gli italiani come italiani». Tanto più che «le cifre della minoranza rom sono di 140-160 mila, una minoranza ristretta su cui è possibile agire», ed «esistono fondi europei che abbiamo utilizzato in scarsa parte», e che è tempo di investire per «elaborare una strategia nazionale per rom e sinti».

Andrea Riccardi, ministro della Cooperazione e dell'integrazione, ha annunciato quale può essere, a suo parere, la strada da intraprendere per superare l'emergenza nomadi in Italia. Parlando ieri al Senato durante il workshop su "rom e sinti, verso una strategia nazionale", organizzato dalla Commissione Diritti umani di palazzo Madama e dall'Open society foundation, Riccardi ha osservato che «come ministro dovrei dire che la situazione dei rom in Italia non è delle più brillanti, ma come cittadino mi sono vergognato della situazione dei rom nel nostro Paese, perché conosco e ho visitato non pochi campi».

«L'istruzione di questo popolo giovane, l'abbandono scolastico è una delle piaghe che i bambini rom e sinti soffrono — ha affermato delineando quali siano i pilastri su cui fondare quella strategia— d'altra parte, come restare fedeli alla frequenza scolastica quando si è spostati di campo in campo? L'incremento delle borse di studio è un obiettivo, assieme all'occupazione e all'accesso all'assistenza sanitaria. La casa è un discorso decisivo».

«Non ho particolari competenze — ha quindi aggiunto — per rom e sinti e anche per gli altri campi, la mia vita è quella di fondare le cose, credo molto nel mio ministero ma deve essere fondato e credo nel tema dell'integrazione. Rom e sinti siano al primo posto perché sono nella storia millenaria europea. Mi presento qui senza portafoglio e senza competenza, ma come antico amico dei rom e dei sinti». Di sicuro, ha osservato, «in questo paese la situazione non può continuare come è stata finora.

Non si tratta di risparmiare, ma di disattenzione e di negligenza. Sono qui come antico amico dei rom ma anche come storico e sono consapevole di quanto la malattia dell'antigitanismo abbia accompagnato la storia europea nei secoli. Troppo poco si parla di questa realtà storica». Riccardi, a questo proposito, ha rilevato che anche «la nostra storiografia non ha fatto i conti con il porraimos, l'olocausto zingaro, il problema rom è stato considerato solo nel presente, non si vede che il rom ha una storia lunghissima di dolore e olocausto e deve avere un futuro».

E, rispetto al presente momento e alle preoccupazioni che agitano il Paese, Riccardi ha affermato: «Sono convinto che ce la faremo a restare un grande Paese europeo politicamente ed economicamente. Ma non vorrei— ha concluso — che le tensioni della nostra società si scaricassero sui rom, sui più emarginati degli emarginati».

Intervenendo allo stesso incontro, il rappresentante speciale del segretario generale del Consiglio d'Europa, Jeroem Schokkenbroek ha messo in evidenza come, se «sicurezza e assistenza umanitaria» sono elementi importanti, quello che veramente serve per rom e sinti è «una strategia europea che, partendo dalla carta dei diritti umani, favorisca il loro inserimento nella comunità civile», cominciando con il «creare un clima di fiducia nella popolazione e di conoscenza sulla cultura rom». Schokkenbroek ha infine puntato l'indice sui rigurgiti anti-rom che stanno attraversando l'Europa, dicendosi convinto che senza una condivisione diffusa, da parte dell'opinione pubblica, «è impossibile una convivenza pacifica».


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