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Preghiera per la Chiesa

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8 Settembre 2015 09:30 | Cattedrale della Resurrezione di Cristo (Cattedrale Ortodossa)

Intervento di Jean-Arnold de Clermont



Jean-Arnold de Clermont


Pastore della Chiesa protestante unita di Francia

E´ dell´Europa, la grande Europa, che noi parliamo: non di quella che si limita all´Unione Europea, né di quella ancora più ristretta della zona euro! E´ l´Europa del Consiglio d´Europa, l´Europa di Strasburgo, non quella di Bruxelles, anche se, come le matrioske russe, l´una, quella di Bruxelles, è inclusa nell´altra, quella di Strasburgo.

L´Europa sembra essere ad un bivio e il suo futuro in apparenza sembra oscuro.

Guardiamo alle tensioni e ai conflitti che l´attraversano:

In Ukraina! Ufficialmernte non c´è più la guerra, ma c´è qualcosa che le somiglia. Il cessate il fuoso firmato a Minsk lo scorso febbraio non impedisce che ci siano degli scontri sporadici, quasi ogni giorno (La Croix, 9 luglio 2015)

Nei Balcani persistono vive tensioni, come negli scontri alla frontiera tra Kossovo e Macedonia lo scroso mese di maggio. Tensioni spesso tra ultra-nazionalisti e pro-europei.

Che dire della Grecia e dei mesi di tensioni, delle quali si può facilmente prevedere che non siano affatto terminate.

Così come non sono terminate le tensioni tra l´Unione europea e la Russia o la Turchia.

Anche al cuore dell’Europa, che si tratti dell´Ungheria, della Gran Bretagna, della Francia... non si possono tacere i movimenti nazionalisti egoisti, che rinnegano l’Unione europea, o rilanciano continuamente i dibattiti, a dire il vero mai veramente impostati, sulle migrazioni, dibattiti che fanno intravedere la prospettiva di un’Europa che si vorrebbe diventasse una “fortezza”.

Che dire dell’Europa finanziaria? Delle disegusglianze tra europei, della difficoltà se non dell’assenza di una visione politica comune? Basti vedere le tensioni intorno al debito greco, le umiliazioni che la zona euro fa subire al popolo greco, quali che siano le debolezze dei suoi dirigenti.

Gli europei hanno più di una ragione per guardare al loro futuro con inquietudine.

E tuttavia...

Considerate il conflitto in Ukraina, probabilmente uno dei più gravi dalla fine della seconda guerra mondiale, insieme a quello del Kossovo. L’Europa è qui pienamente in azione attraverso l’OCSE, con numerosi osservatori del cessate il fuoco (Security Monitoring Mission to Ukraine) e, dalla scorsa primavera, con quattro gurppi di lavoro sulla sicurezza, la politica, l’economia e l’emergenza umanitaria.

Considerate l’annunciato “fallimento” della Grecia, potenzialmente una delle più gravi crisi finanziarie della zona euro. Malgrado il fatto che l’ortodossia finanziaria avrebbe preferito la “Grexit”, cioè l’uscita della Grecia dalla zona euro e un futuro totalmente incerto per quel paese, è la volontà di restare insieme che ha prevalso. Certamente, a prezzo di mesi di discussioni, a prezzo di umiliazioni irrispettose per il popolo greco, a prezzo di giravolte politiche molto discutibili...

Ma, che si tratti dell’ Ukaina o della Grecia, è una certa idea di Europa e di quale debba essere il suo futuro, che è messa in questione.

Perché il progetto europeo è anzitutto un progetto “culturale” nel senso ampio del termine, cioè la volontà di sviluppare uno spazio di pace, e dunque di democrazia, di promozione sociale, di libertà, di diversità in dialogo... certamente sostenuto da una stabilità finanziaria.

Niente è già deciso e molte delle battaglie sono ancora da fare, i due esempi che ho appena fatto lo mostrano con evidenza.

Io ritengo che ci siano alcune condizioni prioritarie per assicurare questo futuro:

anzitutto renderla uno spazio di più grande democrazia. Non sono il primo ad affermare la necessità che il Parlamento europeo acquisti la sua piena dimensione europea, cioè un vero potere decisionale. Il che presuppone, d’altra parte dai parlamenti nazionali un certo abbandono della sovranità nazionale. So bene quanto questo sarà difficile: perchè si tratta di trovare un giusto equilibrio tra ciò che è dominio comune (europeo) e quello che deve restare dominio specifico (nazionale); definire dunque degli ambiti di competenze, in una parola orientarsi vero un “federalismo” europeo – questa parola che fa da respingente per tutti i movimenti nazionalisti. Ma l’Unione Europea l’ha appena imposto alla Grecia e sta tentando di viverlo con l’Ukraina.

Mi sembra che, per assicurare un futuro all’Europa, la lotta contro le diseguaglianze sia il secondo fattore determinante. Non voglio dire che non sia già il progetto dell’Unione Europea. Considerate la Polonia, quanto ha beneificiato della sua entrata nell’Unione Europea. Ma non mi sembra affatto che le politiche ne facciano il cuore dei loro discorsi e delle loro azioni, quando parlano di Europa. Invece, per essere coerenti, dovrebbero farne la priorità delle loro politiche nazionali.

La terza dimensione che mi sembra necessaria per dare un futuro al progetto europeo è quella della difesa delle libertà, che dovrebbe essere radicata nella coscienza e nel rispetto gli uni degli altri. Anche in questo caso non si tratta di una pagina bianca: molto è stato già fatto. Considerate l’impegno dell’Unione Europea per la libertà religiosa, o il libro bianco del Consiglio d’Europa per la cultura, che presenta un capitolo sulle religioni... non sono affatto dei testi anodini. Ma bisogna ancora che questi testi siano ricevuti e messi in pratica in ogni paese d’Europa.

Ecco la mia triade per assicurare un futuro all’Europa: la democrazia, la promozione sociale, la difesa delle libertà. Ma questo progetto non ha senso se gli europei non trovano in esso le ragioni per credere in se stessi e non si sentono investiti del ruolo che questo progetto dona loro da svolgere nel mondo. In un mondo multipolare, L’Europa non avrà futuro se non attraverso la sua capacità di offrire un modello per la costruzione della pace. Dalla sua storia, dai suoi decenni di pace interna, dalle tensioni e dai conflitti che essa sa affrontare, essa può offrire un’esperienza e un progetto che ha un futuro.

L'Europa è effettivamente ad un bivio: o essa non è che una zona di libero scambio, totalmente focalizzata sull'economia (e in tal caso perderà la sua anima) oppure si riconosce investita di una missione nel mondo e allora saprà grazie a ciò continuare la sua costruzione e ne ricaverà un immenso profitto interiore.


 

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