Luned� 6 Settembre 2004
Hotel Marriott, Sala Washington 2
"Popoli fratelli, Chiese sorelle": l�unit� dei cristiani e la pace nel mondo

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Khajak Barsamian
Arcivescovo di New York, Chiesa armena ortodossa
  

Grazie per avermi invitato ad intervenire in questo eccellente incontro internazionale, e a partecipare alla discussione su questo argomento stimolante e nobile: �Religioni e culture: il coraggio di un nuovo umanesimo�. Vorrei in modo particolare esprimere il mio rispetto e la mia gratitudine a sua eminenza Dionigi Cardinal Tettamanzi, Arcivescovo di Milano, per aver voluto presiedere a questo evento.

Il mio piacere di essere qui � reso ancora pi� grande dalla grande ammirazione che nutro verso la Comunit� di Sant�Egidio, per il lavoro che svolge, e per la missione vitale di cui si fa portatrice. Con emozione ricordo due occasioni in cui precedentemente ho potuto incontrare la Comunit�. La prima volta � stata quando accompagnai l�allora Catholicos di Tutti gli Armeni, Sua Santit� Karekin I, di cui benediciamo la memoria. Mi ricordo che in tale occasione il Catholicos parl� con estrema passione della nostra comune fede cristiana, delle vitali e bellissime tradizioni cattoliche ed armene, del ministero speciale che deve essere raccolto dalle giovani generazioni.

La seconda occasione � stata quando, nell�anno 2000, accompagnai l�attuale Catholicos di Tutti gli Armeni, Sua Santit� Karekin II. Precedentemente, lo stesso giorno, Sua Santit� il Papa Giovanni Paolo II aveva donato al nostro Catholicos le �Reliquie di San Gregorio l�Illuminatore�, che erano state custodite nel monastero di San Gregorio degli Armeni a Napoli. Parlando alla Comunit� di Sant�Egidio, il Catholicos Karekin II sottoline� quanto era colpito da tale atto di generosit� fraterna, reso ancora pi� commovente dal fatto che veniva compiuto alla vigilia di un grande evento nella Storia della Chiesa armena: la celebrazione del 1700� anniversario della conversione dell�Armenia al Cristianesimo.

Oggi, quattro anni pi� tardi, vorrei trasmettervi i calorosi saluti del nostro Catholicos, e gli auguri da parte di tutti i fedeli della Chiesa Armena. Come suggerisce il titolo del mio intervento, siamo davvero �Chiese sorelle e Popoli fratelli�. Si potrebbe dire che non potrebbe quasi che essere diversamente. Per tutti noi qui presenti, appartenenti a nazioni diverse sparse su tutta la terra, ci� che crediamo come cristiani � l�aspetto pi� importante delle nostre identit�. E� questo ci� che ci lega gli uni agli altri, ci fa essere parte della stessa famiglia, sotto lo stesso divino Padre. Anzi, ci porta perfino ad intraprendere azioni comuni e a condividere un destino comune.

Questo matrimonio tra fede ed azione � particolarmente importante per il modo di vivere cristiano. In effetti, si potrebbe dire che � espresso in questa nostra eccelsa confessione di fede: �il verbo si fece carne�. Il nostro Credo insegna che Dio divent� uomo, che l�amore astratto si manifest� in opere di amore, e, infine, nel sacrificio di Cristo per l�umanit� da Lui tanto amata. Nella nostra teologia ci� � chiamato Incarnazione. Tuttavia, il significato della parola �Incarnazione� non deve essere ristretto al campo di una dottrina meramente teologica. Ha anche conseguenze sul modo in cui conduciamo la nostra vita.

Per il cristiano non pu� essere sufficiente credere, in via teorica, che Dio si fece uomo. Un tale evento ha bisogno di una completa rivalutazione del ruolo dell�uomo nell�universo. Ci spinge a riconsiderare come dobbiamo trattare gli altri uomini, nostri prossimi. E, perci�, richiede a noi di ri-orientare le nostre azioni. L�impulso cristiano verso la carit�, il ministero verso i malati, l�attenzione verso i poveri e gli emarginati sono esempi della rivoluzione nelle azioni umane causate dalla fede cristiana.

Per fare un esempio, la missione della Comunit� di Sant�Egidio � un potente esempio della fede nell�incarnazione. Ogni giorno, attraverso buone opere, attraverso il ministero rivolto agli altri, attraverso la vita nella preghiera, voi testimoniate il matrimonio tra fede ed azione. Ricordate alla societ� che vi circonda che Dio non ha donato all�umanit� semplicemente un insieme di regole, o una visione del futuro, o un insegnamento morale. Dio ci ha offerto una vita. La sua vita. Ed � una vita � in tutta la sua complessit� e dettaglio � che deve essere considerata come un modello per tutte le altre vite umane.

Naturalmente ci� � l�ideale per tutte le comunit� di Cristiani. Ci si potrebbe quindi aspettare che i cristiani, nonostante le loro diverse provenienze e, dimostrassero una grande unit� nelle loro attivit�. E, in effetti, questo stesso incontro testimonia che negli ultimi decenni ci sono stati grandi passi in avanti nelle nostre relazioni. Ma, allo stesso tempo, non possiamo negare che il mondo cristiano rimane frammentato, a volte in maniera da arrecare forti conseguenze, nonostante tutte le nostre buone intenzioni ed i nostri sforzi.

Come possiamo superare tale frammentazione? Ci sono molte risposte a questa domanda, ma oggi, in questo intervento, vorrei tornare ad un periodo storico precedente a quando sorsero le divisioni tra cristiani. Vorrei tornare alla prima generazione di cristiani, per capire quale era la loro comprensione delle fonti di divisione, e le prospettive di una reintegrazione.

E� difficile per noi oggi comprenderlo, ma in effetti � esistito un momento in cui il cristianesimo stesso era nuovo ed inesperto: per cos� dire, nella sua infanzia. Le lettere apostoliche, nell�ultima parte della Bibbia, aprono una finestra sul periodo infantile della Chiesa, e vorrei concentrarmi su una di esse: la prima lettera di San Paolo a Timoteo, che offre uno sguardo interessante sulla vita dei primi periodi del cristianesimo. Paolo scriveva a Timoteo come un insegnante scriverebbe ad un suo ex allievo a cui � affezionato: offrendo consigli e la saggezza che deriva dall�esperienza. Ecco ci� che egli aveva da dire:

Ti esorto ad invitare taluni a non insegnare dottrine diverse 4 e a non badare pi� a favole e a genealogie interminabili, che servono pi� a vane discussioni che al disegno divino manifestato nella fede. 5 Il fine di questo richiamo � per� la carit�, che sgorga da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede sincera. (1 Tim 1, 3-5)

Naturalmente, tra i cristiani del tempo di Paolo � la generazione che seguiva la resurrezione di Cristo � c�era qualche confusione su cosa fosse il significato del messaggio cristiano. Qualcuno era stato assorbito da qualche minuzioso dettaglio della dottrina, o si era dedicato ai miti, o cercava di trovare qualche significato nascosto nella sequenza delle generazioni. San Paolo fa sapere a Timoteo che tutto ci� non � molto pi� che una speculazione, o, peggio ancora, una distrazione dal cuore dell�insegnamento di Cristo e dei doveri di ogni cristiano.

E� notevole, mi sembra, quanto siano attuali e vive le parole di Paolo, nonostante siano passati duemila anni. Il suo messaggio � chiaro: �Lasciate perdere di discutere di questioni dottrinali di dettaglio. Come cristiani, il nostro obiettivo � pi� semplice e pi� profondo: � amarci a vicenda. E l�amore scaturisce da un cuore puro, una coscienza pura e una fede sincera.�

In un altro punto Paolo dice le stesse cose in maniera diversa:

E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede cos� da trasportare le montagne, ma non avessi la carit�, non sono nulla.

Questo messaggio di amore � il principio e la fine di ogni storia cristiana. Voglio intendere ci� in senso letterale. A causa del suo amore per l�umanit�, Dio si � incarnato in Ges� Cristo. A causa del Suo amore, Dio ha vissuto in mezzo alle sue creature, si � occupato dei loro bisogni, ha sanato le loro afflizioni, ha insegnato loro la parola della Verit�. A causa del Suo amore, Dio ha sacrificato Se Stesso sulla croce, come riscatto per la nostra salvezza. A causa del Suo amore, � risorto dai morti, ed ha promesso che il giorno del Suo giudizio avrebbe condiviso tale vittoria con tutti coloro che Lo onorano.

Tutti noi, come cristiani, facciamo affidamento a questo messaggio di amore, che rappresenta la base comune su cui si fonda la nostra unit�. Come cristiano armeno, nutro una umile gratitudine per il fatto che le nostre tradizioni hanno largamente appoggiato questo insegnamento. E� stato uno dei nostri pi� grandi santi, San Nersess Shnorhali ad esprimere la seguente formula: �Unit� nelle cose essenziali; diversit� nelle cose secondarie; l�amore sopra di tutto.� Questo � stato l�atteggiamento abituale della nostra Chiesa, un atteggiamento espresso negli insegnamenti di San Paolo; un atteggiamento di cui la vita di Ges� Cristo � un esempio. Come armeno, sono cosciente del fatto che la nostra nazione ha ereditato tale atteggiamento. Ci� ci onora, ma ci impegna anche ad esservi fedele. Quest�atteggiamento deve da noi essere tenuto alto, come una lucerna che illumina il mondo.

Ci� che � vero per una piccola nazione � anche vero per tutte le Chiese sorelle, e per tutti i popoli fratelli. In quanto membri della �famiglia cristiana� dobbiamo innanzitutto sforzarci a vivere una vita che segua l�esempio che abbiamo ricevuto da Ges� Cristo. Ci � stato detto che un�imitazione perfetta sarebbe impossibile. Ma ci� non � una ragione per disperarsi. Al contrario, dovrebbe essere un impulso che non finisce mai e che ci libera dall�autocompiacimento, e che ci spinge a procedere in avanti nella nostra vocazione cristiana.

Questo impulso a procedere in avanti, verso la perfezione rappresentata da Ges� Cristo, si fa sempre pi� potente man mano che ci addentriamo nel terzo millennio del cristianesimo. Durante il decennio passato siamo stati testimoni di modifiche stupefacenti nel nostro mondo: la caduta di barriere, la fine di regimi tirannici, milioni di persone che hanno ottenuto la libert�. Insieme a tali cambiamenti sono sorte sfide e difficolt� in molte parti del mondo: la minaccia del terrorismo, non soltanto negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo civilizzato, � soltanto una di esse.

Ci� aggrava la Chiesa di un pesante fardello, ma dobbiamo affrontarlo con gioia e determinazione. E dobbiamo affrontarlo insieme. Di tutte le opportunit� che sono nate con il nuovo millennio, poche possono paragonarsi alla grande occasione che si trova di fronte a noi, quella di una maggiore solidariet� all�interno della Chiesa di Cristo. Siamo dolorosamente coscienti del fatto che i secoli passati hanno visto il cristianesimo dividersi e lacerarsi al suo interno. Sua Santit� il Papa Giovanni Paolo II ha chiamato questo periodo �il millennio della frammentazione�. Ma il Santo Padre ha anche chiesto a tutti i cristiani di guardare in avanti, verso un nuovo periodo che potrebbe essere �il millennio della convergenza�.

Come servitore della Chiesa Armena posso soltanto dire che dobbiamo fare � siamo pronti a fare � tutto ci� che possiamo per rendere reale tale visione del futuro. Naturalmente, le barriere all�interno della Chiesa non cadranno da un giorno all�altro. Ma pu� succedere � effettivamente, deve succedere, se dobbiamo rimanere fedeli all�unit� spirituale che gi� condividiamo sotto la signoria spirituale di Cristo.

Diciassette secoli fa, il cristianesimo apr� le porte ad una nuova opportunit� per il popolo armeno. Pi� significativamente, ha mantenuto aperta tali porte, anche in tempi di grandi tribolazioni. La mia preghiera � che questo periodo straordinario del nostro tempo � un tempo di opportunit� di dialogo e di comunicazione mai avute in precedenza, apra le porte ad un�era nuova di solidariet� all�interno della Chiesa Cristiana nella sua interezza. Vivendo un�atmosfera di riconciliazione e fratellanza possiamo iniziare a riscoprire non soltanto ci� in cui crediamo e che ci definisce come discepoli di Cristo, ma anche quel modo di vivere, quell� etica di vita che ci guider� per i sentieri del terzo millennio cristiano, e che lo render� veramente quel �millennio della convergenza�, alla luce di Cristo.

Grazie.

Sua eminenza l�Arcivescovo Khajag Barsamian � primate della Diocesi Orientale della Chiesa Armena d�America, con sede a New York City.