Luned� 6 Settembre 2004
Hotel Marriott, Sala Washington 2
"Popoli fratelli, Chiese sorelle": l�unit� dei cristiani e la pace nel mondo

Previous page
Home page

 

Jean-Arnold de Clermont
Presidente della Conferenza delle Chiese d'Europa (CEC), Francia
  

Questo tema � immenso. Comincer� quindi per pormi in una prospettiva ecumenica generale, prima di proporre qualche asse di riflessione, il pi� concreto possibile, per il lavoro comune delle nostre Chiese in favore della pace.

Per evitare lungaggini, permettetemi di citare la Federazione protestante di Francia:

- Per noi, l�ecumenismo � innanzi tutto pregare ed accogliere in comune la parola di Dio: ci� ci porta ad una pratica di interrogazione reciproca e di cambiamento, tanto ecclesiale che personale. Cammino di riconciliazione, che impegna l�essere umano tutto intero e tutta la Chiesa.

- L�ecumenismo � inoltre un procedere verso una maggiore visibilit� dell�unit� della Chiesa in materia di predicazione, battesimo ed eucaristia.

Nostro comune convincimento � che nessuna Chiesa � l�unica Chiesa di Ges� Cristo, e che tutte le chiese sono chiamate a procedere verso una piena comunione ecclesiale.

Tale esigenza di comunione passa attraverso il riconoscimento reciproco delle Chiese, nella comprensione della legittima diversit� delle loro espressioni di fede in Ges� Cristo il Salvatore.

- Infine, l�ecumenismo � parte dell�annuncio del Vangelo di Cristo e del servizio da offrire ai nostri contemporanei per affrontare le sfide del nostro tempo. Si tratta di missioni comuni alle nostre Chiese .

Avrei egualmente potuto citare la Carta ecumenica europea, che nel primo capitolo, intitolato �Sul cammino della comunione visibile delle Chiese in Europa�, propone che le Chiese si impegnino ad annunciare insieme il Vangelo, ad andare le une verso le altre, ad agire insieme, a pregare le une per le altre e a continuare il dialogo fra di loro .

Citando fin dall�inizio questi testi di riferimento delle Chiese protestanti di Francia e delle Chiese in Europa, voglio sottolineare che l�impegno delle Chiese in favore della pace � in primo luogo un lavoro su s� stesse. La loro credibilit� � in gioco. Se non trovano mezzi e maniere per sviluppare una preghiera comune, un ascolto comune della parola di Dio, la conoscenza reciproca ed il dialogo, se non sanno mettersi insieme al servizio dei loro contemporanei, e specificamente della loro aspirazione alla pace, allora ci� che proclamano rester� lettera morta.

Ne traggo due conseguenze immediate che sento come freni alla vitalit� della costruzione ecumenica, cio�: il proselitismo e l�assenza di trasparenza nelle relazioni tra le Chiese.

Se mi � chiaro che nessuna Chiesa pu� pretendere d�essere l�unico veicolo di trasmissione del Vangelo agli uomini ed alle donne di un paese, qualsiasi esso sia, e qualsiasi sia la storia di tale Chiesa in tale paese, mi � altrettanto chiaro che l�annuncio del Vangelo proclamato da una Chiesa con tutta la forza delle sue convinzioni, non pu� essere compiuto senza conoscere ed rispettare integralmente le altre Chiese gi� presenti nel paese e la loro spiritualit�. L�annuncio del Vangelo non pu� diventare competizione: deve essere invece opera comune, proprio a causa del pluralismo delle spiritualit�. In questo senso, il cammino ecumenico � indispensabile alla credibilit� dell�evangelizzazione.

Ci� mi porta a sottolineare la mancanza di trasparenza che constato nelle relazioni ecumeniche. Fra Chiese principali e Chiese minoritarie, e tra confessioni cristiane, abbiamo molti problemi a comunicarci i nostri progetti, le nostre strategie, le nostre difficolt�. Abbiamo dialoghi teologici, siamo impegnati insieme in azioni caritative, partecipiamo insieme a dei dibattiti riguardanti la costruzione delle nostre societ�, ma non sappiamo svelarci gli uni agli altri. Eppure, solo la comunione nella diversit� pu� accreditare e rinforzare la nostra testimonianza comune.

Mi scuso di questo lungo preambolo che susciter� forse molte discussioni fra di noi o nella sala, e passo adesso alla questione della pace.

Ricordo innanzi tutto che la pace di cui parlano i cristiani � dovrei dire invece �i credenti�, per comprendervi almeno ebrei e mussulmani � non pu� riassumersi nello stato di �non guerra�. Si tratta piuttosto di uno stato di �non violenza� verso tutte le creature di Dio, non violenza che comprende giustizia, libert�, diritti. In quanto cristiano, la ricevo come un dono dello Spirito divino, che ci rivela in Cristo il cammino di questa pace universale, e ci fa trovare in Lui la forza, se non di raggiungerla, almeno di cercarla.

Come ci spronava ardentemente R�gis Debray alla seduta di apertura dell�Incontro dell�anno scorso ad Aachen, questa aspirazione alla pace deve far di noi degli esseri liberi nei confronti di tutti i poteri, e dei profeti; far di noi coloro che danno un senso all�esistenza alla luce della Parola di Dio.

In questa prospettiva, vorrei aprire due piste di riflessione: entrambi sgorgano da ci� che ho appena ricordato, riguardo alla nostra visione della pace:

- Mi sembra in effetti indispensabile distinguere il ruolo dei cristiani nelle loro istituzioni rappresentative � Chiese, Associazioni, Movimenti � dal ruolo dei politici. Mi pare che l�autonomia che la politica ha conquistata nei confronti della religione rappresenti un progresso innegabile. La politica deve governare, gestire i conflitti d�interesse, negoziare ci� che pu� essere il male minore. Dobbiamo farle presenti le esigenze del Regno di Dio, ben sapendo che questo si realizzer� pienamente solo al ritorno del Signore. � nostro compito fare sentire e vedere l�utopia del Regno, senza sognarci un solo momento di imporla.

Altrimenti detto, in stile molto francese, sostengo una visione laica della societ�, alla costruzione della quale ogni gruppo umano, agnostico o credente che sia, apporti il migliore di s� stesso.

E per essere ancora pi� preciso, rigetto la maniera in cui certi governi strumentalizzano le Chiese per giustificare o rinforzare le proprie azioni. Tali Chiese sono allora condannate a non essere pi� il �sale della terra�. Se voglio essere onesto, devo riconoscerle talvolta complici di queste deviazioni.

In entrambi i casi, non sono pi� capaci di operare in favore della pace.

- Al contrario, in questa prospettiva laica, voglio sostenere la disponibilit� delle Chiese alle collaborazioni pi� diverse. In questa ricerca di senso per il nostro mondo, di cui la pace � l�obiettivo pi� caro, nessuna Chiesa, nessuna religione pu�, secondo me, rinchiudersi in un pensiero esclusivamente religioso. Lo spirito di Assisi su cui si fonda il nostro modo di procedere dev�essere spirito di apertura a tutti gli �uomini di buona volont��, che aspirano come noi alla pace.

Ci� significa che le nostre Chiese devono essere disposte a partecipare a tutte le azioni umane rivolte al bene comune. Vi apporteranno i loro valori particolari, metteranno al centro del loro messaggio la parole di perdono e di riconciliazione senza la quale non pu� esistere vera pace, ma non potranno mettere in dubbio che anche le �altre� possano portare qualcosa che viene da Dio. Noi crediamo ch�Egli sia all�opera nel mondo, e lo guidi verso il fine che gli ha assegnato: � nostro compito riconoscerLo nella Sua opera, senza volerceLo accaparrare.

Per concludere, vorrei condividere con voi l�appello alla preghiera lanciato da Sam Kobia, segretario generale del Concilio Ecumenico delle Chiese, per il 21 settembre:

�Osservare insieme una giornata internazionale di preghiera per la pace � un mezzo d�associare la forza e la testimonianza delle Chiese e delle comunit� di fede all�azione di molti movimenti della comunit� internazionale che lavorano a promuovere la pace e la giustizia in questo nostro mondo cos� turbato�.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ha accolto calorosamente l�idea di fare del 21 settembre, una giornata internazionale di preghiera per la pace. Nel colloquio che ha avuto il 17 maggio 2004 con il pastore Kobia, ha affermato che tale iniziativa risponde alla sua speranza che la Giornata della pace delle Nazioni Unite incoraggi persone provenienti dagli ambienti pi� diversi, a riflettere insieme a ci� che possono fare per la pace. Siete tutti invitati.