Luned� 6 Settembre 2004
Universit� Cattolica del Sacro Cuore, Aula Magna
Laici e credenti in dialogo

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Paul Poupard
Cardinale, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura
  

Illustri Relatori,

Capi e Rappresentanti delle Chiese cristiane,

Comunit� ecclesiali e Religioni del mondo,

Cari Amici qui riuniti,

1 - Sono veramente lieto di partecipare con voi a questo XVIII Incontro Internazionale �Uomini e Religioni�, voluto e organizzato dalla Comunit� di S. Egidio, a cui mi sento particolarmente vicino. Oggi siamo invitati a riflettere insieme e a dialogare, nel contesto della tematica proposta quest'anno �Religioni e culture: il coraggio di un nuovo umanesimo�, su un rapporto quanto mai importante e non sempre facile, quello tra Laici e Credenti.

Dal 27 ottobre 1986 viviamo questo pellegrinaggio delle culture e delle fedi, che ha fatto sosta, di anno in anno, in diverse citt� europee e mediterranee. Incancellabile dalla storia pi� recente, �, infatti, la data in cui Giovanni Paolo II convoc� insieme, ad Assisi, rappresentanti di differenti fedi e culture, per pregare e promuovere la conoscenza reciproca e il dialogo tra le religioni e le culture nell�orizzonte della riconciliazione. Oggi i nostri passi si fermano a Milano, con rinnovato entusiasmo e con coraggio spirituale, pur profondamente turbato dalle raccapriccianti immagini che ci sono giunte dalla Cecenia, in cui abbiamo visto tantissimi bambini ed innocenti coinvolti in un�azione tanto crudele quanto insensata.

Il dibattito di questa tavola rotonda credo non possa certo prescindere dalla preoccupante situazione attuale, segnata tragicamente da conflitti sanguinosi che oppongono interessi enormi, muovono un popolo contro l'altro, e sacrificano l�uomo sull�altare del dominio e della violenza. Si utilizza anche l�arma della contrapposizione, dello scontro tra civilt�, tra culture e religioni portatrici di diverse visioni dell�uomo. Siamo ben lontani dall'accorato monito di Papa Paolo VI all�Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a New York, il 4 ottobre 1965, nella Festa di S. Francesco di Assisi: �Mai pi� gli uni contro gli altri, mai pi� gli uni sopra gli altri, ma tutti gli uni con gli altri e per gli altri�. Quante volte Giovanni Paolo II ha ripreso e fatto sue quelle parole, ribadendo con forza: �Mai pi� la guerra, mai pi� la violenza fratricida!�

La nostra presenza attesta che tutti noi, uomini e donne, pur con le nostre diversit� religiose e culturali, vogliamo continuare a cercare con intelligenza e con insistenza tutte le vie possibili del dialogo, della riconciliazione, del confronto che arricchisce tutti e forma una coscienza umana serena e matura, capace di costruire la pace.

Laici e credenti di ogni fede, noi oggi vogliamo testimoniare pubblicamente l�importanza dell�incontro, del dialogo, della conoscenza reciproca, nella ricerca della verit� sull�uomo, cuore di tutte le culture. Le Chiese, le comunit� ecclesiali e le religioni del mondo, gli uomini di cultura, i laici come i credenti si mostrano, in tal modo, tutti impegnati per il bene dell�uomo, di tutti gli uomini, nel dialogo tra i popoli e le culture. Siamo tutti vincolati da una rinnovata visione dell�uomo nel segno della speranza, per costruire insieme una pace autentica, tanto sognata, e tanto combattuta tra egoismi potenti e contrapposizioni culturali.

2 - E� in questo contesto che dobbiamo avere il coraggio di un nuovo umanesimo, da costruire insieme, dialogando tra laici e credenti di differenti religioni, convinti che le nostre diverse visioni dell'uomo vanno approfondite, confrontate e vissute non in una situazione di conflitto ma di armonia, di simpatia reciproca, di amicizia, partendo sempre da ci� che abbiamo di pi� profondamente in comune: l�uomo, cuore di un vero umanesimo. L�uomo, ogni uomo e tutto l�uomo.

E� proprio questo il nucleo essenziale di un umanesimo solidale e integrale, secondo la visione proposta dal Papa Paolo VI nell�Enciclica Populorum progressio, che egli mi chiese di presentare nella Sala Stampa della Santa Sede, in occasione della Pasqua del 1967, mentre ero a quell�epoca suo giovane collaboratore in Segreteria di Stato. Quella fu la mia prima conferenza stampa! Una convinzione si scolp� nel mio cuore fin da allora, e rimane viva anche oggi nel mio impegno al Pontificio Consiglio della Cultura, voluto dall�attuale Pontefice proprio per incoraggiare il dialogo tra credenti e non credenti e il dialogo tra le culture. Quella convinzione voglio ribadirla e comunicarla a tutti voi, anche oggi: il cammino obbligato verso la pace diventa possibile solo se si rafforza e diventa efficace il dialogo tra popoli, religioni e culture. L�attenzione ai giovani, alla famiglia, al lavoro, alla liberazione dell�uomo dalle tante forme di schiavit�, ai suoi diritti inalienabili � il diritto alla libert� di pensiero, di coscienza e di religione � costituiscono una serie di possibilit� concrete per impegnarci insieme nel dialogo con gli uomini e le donne di buona volont�, nel rispetto e nell�accoglienza delle diversit� culturali e religiose.

3 - Era questa anche la preoccupazione del Papa Giovanni XXIII, del quale ero collaboratore quando pubblic� la sua Enciclica Pacem in terris, anch�Egli convinto che la convivenza � necessaria, ma diventa possibile e positiva solo se � fondata sulla verit�, nella ricerca della giustizia, con un amore partecipato nella libert� responsabile. Sono condizioni irrinunciabili per promuovere e difendere i diritti e i doveri di ogni uomo, il valore del bene comune, attraverso la solidariet� operante, nell�interdipendenza tra le comunit� politiche, senza concedere spazio a forme di dominio degli uni sugli altri.

Ci � chiesto dunque il coraggio e l�audacia per promuovere un nuovo umanesimo, caratterizzato dall�armonia delle differenze, in cui popoli, culture e religioni camminano, dialogano e si impegnano insieme per costruire la pace. Infatti, una convivenza fondata soltanto su rapporti di forza e sull�equilibrio della paura gli uni degli altri, non � umana e non pu� durare a lungo, come ci insegna anche la storia.

Perci� i poteri pubblici vanno istituiti di comune accordo e non imposti con la prepotenza, vanno maturati attraverso l�incontro e l�aiuto reciproco, e non decretati secondo la legge ferrea del pi� forte del momento. Questo atteggiamento va esercitato e maturato sempre all�insegna della disponibilit� intellettuale e spirituale tra le persone e i gruppi umani, senza trascurare il rispetto per la dignit� di ogni essere umano e per la cultura di ogni gruppo e di ogni nazione. A tale scopo diventa sempre pi� urgente e importante che leader religiosi e persone di cultura s�incontrino per scambiare il contributo di sapienza delle proprie tradizioni civili e religiose. Cos�, a prevalere non sar� la pretesa di egemonia, fonte di violenze e di scontri tra culture, ma la ricerca sincera di vie di pace e di dialogo. Il dialogo personale, innanzitutto, paziente e rispettoso. � importante e fondamentale non considerare come nemico quello che � differente e distinto, ma complementare, come le diverse corde di uno strumento musicale, senza esclusivismo. Solo cos� si compone una vera �sinfonia�.

4 � E� davvero un compito immenso, enorme. Ma � un compito necessario che possiamo assumere in una ricerca appassionata della pace, anelito profondo di tutti gli esseri umani. Dall�Oriente all�Occidente, un cammino, nel corso dei secoli, ha portato gli uomini a incontrarsi progressivamente con le inquietudini dell�animo umano e a confrontarsi con esse. � un cammino che s'� svolto - n� poteva essere altrimenti - entro l'orizzonte di una sempre maggiore consapevolezza: pi� l'uomo conosce la realt� e il mondo e pi� conosce se stesso nella sua unicit�, mentre gli diventa sempre pi� impellente la domanda sul senso delle cose e della sua stessa esistenza. Un semplice sguardo alla storia, d'altronde, mostra con chiarezza come in diverse parti della terra, segnate da culture differenti, sorgano nello stesso tempo le domande di fondo che caratterizzano il percorso dell'esistenza umana: chi sono? da dove vengo e dove vado? perch� la presenza del male? cosa ci sar� dopo questa vita? Questi interrogativi sono presenti negli scritti sacri di tutte le religioni, e sono ancora essi ad affiorare nei poemi di Omero e nelle tragedie di Euripide e Sofocle, come pure nei trattati filosofici di Platone ed Aristotele. Sono domande che hanno la loro comune sorgente nella richiesta di senso che da sempre urge nel cuore dell'uomo.

Questo cammino di ricerca e questo atteggiamento di dialogo comportano tre elementi di base: ascolto, rispetto, discernimento sulla sincerit� e sull�autenticit�. L'approccio antropologico, nel quale tutte le religioni e le culture sono coinvolte, incentrato sull�uomo nella sua globalit� e senza frammentazioni strumentali, � il terreno di dialogo fecondo tra laici e credenti, che fa leva sul bisogno insopprimibile, pur se talvolta inconsapevole, di pace, di riconciliazione e di perdono.

E� la sfida affascinante di questo millennio da poco iniziato. Pi� che a convincere, il dialogo laici-credenti nel cuore delle culture, mira a preparare un terreno favorevole all�ascolto e all�incontro tra persone culture e fedi diverse. L�incontro e lo scambio reciproco tra laici e credenti permettono, inoltre, di creare un ponte tra la ricerca di Dio, l�anelito verso l�Assoluto e i grandi quesiti degli uomini e delle donne di ogni tempo, ricerca e anelito insiti nel cuore di ogni uomo e che non mancano di suscitare interrogativi e, spesso, di rivelare l�invisibile nel cuore del visibile. L�ho capito meglio quando, allora Rettore dell�Institut Catholique di Parigi, preparavo, nel corso di parecchi anni di lavoro, con l�aiuto di 150 esperti, il mio �Grande Dizionario delle Religioni dalla preistoria ad oggi�, Piemme, Casale Monferrato (AL), 3^ Ed. ampliata, 2000.

5 - Il dialogo, allora, si rivela non come uno sforzo puramente intellettuale, un semplice scambio di idee, ma come un cammino, un itinerario profondamente umano. Homo viator, diceva il mio maestro filosofo e amico Gabriel Marcel. Ogni persona, come ciascuno di noi, � un viaggiatore. Come poter, allora, esigere che il mio fratello rinunci a questa �legge umana� del cammino? Invece, nel rispetto di ciascuno e della struttura pellegrina della nostra esistenza, ci avviamo, fianco a fianco, cercatori della verit�, sulla strada che tutti, laici e credenti di ogni religione, possiamo percorrere: quella del dialogo e della verit�. Diceva Edith Stein, filosofa, carmelitana e martire, che porta nella sua intensa vita una sintesi drammatica del secolo appena trascorso: �Non accettate nessuna verit� che sia priva d�amore, e non accettate alcun amore che sia privo di verit�. L�uno senza l�altro diventa una menzogna distruttrice�. L�amore sincero della verit�, pi� che comportare una semplice disciplina dell�intelligenza, � una virt� dell�essere tutto intero che sorge dall�amore, si nutre dell�amore e conduce all�amore. Ho trattato questo tema, qualche anno fa, in un piccolo saggio dal titolo: �Cercare la verit� nella cultura contemporanea�, Ed. Citt� Nuova, Roma 1994.

6 - Nell�attuale situazione conflittuale del mondo, noi accettiamo sinceramente il pluralismo di fatto, i diversi modi di vivere, come dono ereditato dalla cultura, della quale siamo insieme figli e padri. In questo orizzonte di pluralit� culturali e religiose, suggerisco qualche orientamento metodologico e tematico in merito alla problematica della nostra tavola rotonda:

1. Camminiamo sinceramente accanto a tutti i fratelli, accompagnandoli con solidariet� e amicizia sulle loro strade.

2. Ascoltiamoli rispettosamente, senza aggredirli con le nostre verit�, ancor prima di aver sentito la loro.

3. Siamo sempre disposti a offrire loro, come gi� chiedeva l�Apostolo Pietro, una visione approfondita dell�esperienza che stiamo facendo �pronti sempre a dare una risposta a chi vi chiede il motivo della vostra speranza, con mitezza e rispetto, con una coscienza retta� (1Pt. 3,15-16).

Quando ascoltiamo sinceramente quelli che apparentemente non condividono le nostre convinzioni � laici e credenti � allora diventiamo capaci di parteciparle, divenendo �bilingui�, utilizzando cio� il loro proprio linguaggio, in una vera conversazione tra due orizzonti, sulla stessa strada all�alba del III millennio. Inoltre, evidentemente, per dialogare bisogna partecipare una lingua comune. E questo linguaggio comune poggia su valori universali.

7 - Il nostro incontro ci chiede il coraggio di un nuovo umanesimo, cio� una cultura nella quale opera un uomo cui piace usare la propria intelligenza e la propria ragione, fiducioso nelle potenzialit� del proprio spirito, preoccupato di essere perfettamente e pienamente uomo, dalla vita ispirata alle virt� di equilibrio, mitezza, bont�, generosit�. In un mondo diviso, che sempre pi� spinge verso separazioni e particolarismi, c�� un grande bisogno di unit�, di verit� e di pace. La via che tutti possiamo percorrere � quella del dialogo con ogni uomo e ogni donna, cuore di ogni cultura e di ogni esperienza di fede. Su questa strada, allora, noi uomini e donne di differenti religioni e culture camminiamo insieme verso il futuro, verso un nuovo umanesimo.

Il mio augurio � che questo si realizzi in ogni cultura: l�uomo, proprio attraverso la cultura, raggiunga la sua pienezza e diventi ogni giorno pi� uomo, qualunque sia la sua razza e le sue condizioni sociali, grazie ad una educazione pienamente umana, cio� insieme fisica, intellettuale, culturale, morale, spirituale in ogni societ� e nazione.

Per dirlo con Pascal: �L�uomo supera infinitamente l�uomo� (Pensieri, Ed. Brunschvicg, n. 434). Grazie e � buon dialogo a tutti.