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Marted� 13 Settembre 2005 -  Palais des Congr�s de Lyon - Cit� Internationale - Amphith��tre Pasteur
A 60 anni da Auschwitz: ebrei e cristiani in dialogo

 

Heinrich Mussinghoff
Vescovo Cattolico, Germania

Questo tempo � un tempo di memoria. Sessanta anni fa, il 27 gennaio 1945, l�Armata Rossa liber� il campo di concentramento di Auschwitz. Questo campo � il simbolo dell�annientamento, brutale e a sangue freddo, degli ebrei europei da parte dello stato nazista nella sua follia razziale. Ricordiamo con vergogna che cosa � accaduto �nel nome del popolo tedesco�. Ci rendiamo conto, in uno spirito di lutto e rabbia, che questo avvenimento ha davvero avuto luogo.

Papa Benedetto XVI, che ha fatto visita alla comunit� ebraica nella sinagoga di Colonia il 18 agosto di quest�anno, ha detto:

"Nel XX secolo, nel tempo pi� buio della storia tedesca ed europea, una folle ideologia razzista, di matrice neopagana, fu all�origine del tentativo, progettato e sistematicamente messo in atto dal regime, di sterminare l�ebraismo europeo: si ebbe allora quella che � passata alla storia come la Shoah. Le vittime di questo crimine inaudito, e fino a quel momento inimmaginabile, ammontano nella sola Colonia a settemila conosciute per nome; in realt�, sono state sicuramente molte di pi�. Non si riconosceva pi� la santit� di Dio, e per questo si calpestava anche la sacralit� della vita umana.

Quest'anno si celebra il sessantesimo anniversario della liberazione dei campi di concentramento nazisti, nei quali milioni di ebrei � uomini, donne e bambini � sono stati fatti morire nelle camere a gas e bruciati nei forni crematori. Faccio mie le parole scritte dal mio venerato Predecessore, in occasione del sessantesimo anniversario della liberazione di Auschwitz: �Chino il capo davanti a tutti coloro che hanno sperimentato questa manifestazione del mysterium iniquitatis�. Gli avvenimenti terribili di allora devono �incessantemente destare le coscienze, eliminare i conflitti, esortare alla pace� (Messaggio per la liberazione di Auschwitz: 15 gennaio 2005). Dobbiamo ricordarci, insieme, di Dio e del suo sapiente progetto sul mondo da Lui creato: Egli, ammonisce il Libro della Sapienza, � �amante della vita� (Sap.11,26).

"Per molte persone � come sottolinea Johann Baptist Metz � Auschwitz si � allontanato dalla memoria dell�uomo. Tuttavia le conseguenze senza nome di un tale disastro sono evidenti a tutti. La domanda teologica dopo Auschwitz non � solo: Dov�era Dio ad Auschwitz? Ma anche: dov�era l�umanit� ad Auschwitz? Vorrei dire quello che ho sempre trovato particolarmente commovente e inquietante sulla situazione �dopo Auschwitz�, ossia l�infelicit�, la disperazione di coloro che sono sopravvissuti a questo disastro. Mi riferisco al fatto che un numero non piccolo dei sopravvissuti si � suicidato. Evidentemente la loro disperazione per la perdita dell�umanit� � stata troppo grande per loro. Ma come � possibile credere nel genere umano, o anche nell�umanit�, dopo essere stati costretti a sperimentare, ad Auschwitz, quello di cui sono capaci gli �esseri umani�?. Come si pu� allora continuare a vivere tra gli uomini? In una certa misura Auschwitz ha abbassato la soglia della vergogna metafisica e morale tra gli esseri umani�Qui non sono in gioco solo le singole persone, ma anche l�idea dell�essere umano e dell�umanit�. Solo pochi collegano Auschwitz alle crisi attuali dell�umanit�, come la crescente indifferenza su questioni morali grandi e importanti, la perdita di solidariet�, un conformismo cinico e interessato a se stesso, il crescente rifiuto di dare una qualsiasi prospettiva morale all�ego umano ecc. Non sono questi tutti elementi di sfiducia sull�essere umano e sulla sua capacit� morale? La specie umana non ha solo una storia superficiale ma ne possiede anche una profonda, e quella sembra essere stata danneggiata profondamente da disastri come Auschwitz�.

Dov�era Dio, dov�era l�umanit� ad Auschwitz?

"Ad Auschwitz, la nostra civilt� si � confrontata in maniera scioccante con l�abisso delle sue potenzialit�" � hanno detto i vescovi tedeschi nella loro dichiarazione del 25 gennaio 2005 - "La misura scandalosa del male compiuto ad Auschwitz ci tiene ancora oggi prigionieri�Alcuni di coloro che riuscirono a malapena a scappare dal meccanismo di annientamento nazional socialista, come lo psicologo viennese E. Frankl e gli scrittori Elie Wiesel, Primo Levi, Paul Celan, Imre Kertosz, Louis Begley e Cordelia Edvardson, hanno creato nelle loro opere una finestra attraverso cui le generazioni future possono, non solo guardare attentamente nell�abisso dell�esistenza umana, ma anche identificare possibili modi di confrontarsi con esso�La nostra gente ha impiegato molto tempo per affrontare la responsabilit� dei crimini mostruosi commessi dai tedeschi nel nome della Germania�. Dovremmo anche chiedere, sia ai colpevoli che ai loro capi politici, oltre che a coloro che semplicemente condivisero, oppure guardarono dall�altra parte, e a noi stessi in quanto cristiani �se la persecuzione degli ebrei non possa anche essere stata aiutata dai pregiudizi contro gli ebrei che erano ben presenti nei cuori e nelle menti di un certo numero di cristiani�.

Nell� ammissione di colpa della Chiesa Cattolica il 12 marzo 2000, Papa Giovanni Paolo II disse �Preghiamo affinch�, nel ricordare le sofferenze subite dal popolo di Israele nella storia, i cristiani riconoscano i peccati commessi da non pochi di loro contro la gente del Patto e i comandamenti�.

E per quanto riguarda Dio? Nel 1967, il filosofo ceco Machovec chiese a Metz se i cristiani potessero ancora pregare dopo Auschwitz. Metz rispose: �Possiamo pregare dopo Auschwitz perch� la gente ha pregato ad Auschwitz" . Ed Elie Wiesel ha posto la domanda: "Come pu� chiunque, nell�epoca di Auschwitz e Majdanek, dichiarare tranquillamente che il Padre Nostro nei Cieli � grande, giusto e misericordioso? Riusciamo a capire bene l�eroe della nostra storia che non riesce a pronunciare le parole: ci hai amato con un amore grande...�

Un amore grande � e Auschwitz? Una misericordia eterna, e Bergen-Belsen? Come pu� un credente pronunciare queste parole senza che esse diventino una bugia? Ci sono due possibilit�: o il credente si lega al presente, rimanendo vicino al reale e al concreto, o � qualcosa di semplicemente astratto. Come ebrei noi crediamo che sia senza tempo, e tuttavia ancora parte della vita come la viviamo�Un milione di bambini ebrei hanno subito il martirio e sono stati gettati nel fuoco ancora vivi e �Tu ci hai scelto tra tutti i popoli?�. Si, diciamolo in maniera forte e chiara: come dovremmo continuare a pregare dopo tutto quello che � accaduto? Come possono gli uomini rivolgersi a Dio quando le Sue vie ci sembrano pi� oscure, il Suo volto pi� lontano e nascosto che mai?

Non dovremmo dire che Dio non ha niente a che fare con tutto ci�. Questo contraddirebbe tutto quello che l�Ebraismo simbolizza. Nei tempi buoni e in quelli cattivi Dio partecipa al destino degli esseri umani. Chiunque lo benedica per Gerusalemme e non Gli ponga domande riguardo Treblinka � semplicemente un ipocrita. Dio desidera esserci all�inizio e alla fine ultima delle nostre azioni. Egli � sia la risposta che la domanda. In questo c�� una trappola, poich� per quanto poco uno possa capire Auschwitz con Dio, senza di Lui non lo si capisce affatto. Quindi la domanda che nasce � se noi dobbiamo servirLo o rifiutarci di farlo. Ma continuare a pregare come se niente fosse accaduto sarebbe pura vigliaccheria. Dio chiede a tutti gli uomini di essere codardi? Questo � il cuore del problema, presupponendo che decidiamo di restare vicini a Lui, a Dio."

In un altro punto Wiesel confessa: "Probabilmente � possibile vivere, o almeno esistere, senza speranza e senza verit�, ma non � possibile senza preghiera, perch� la preghiera � una spinta dinamica a volgerci sia interiormente che esternamente, � un sentiero verso la vita."

Nell�opera di Yosl Rakover "Rivolgersi a Dio (Turning to God)" l�autore ricorda la fuga di un ebreo dalla Spagna. Sua moglie e suo figlio sono morti in mare. Egli grida:

"Dio d'Israele, sono fuggito qui per poterti servire indisturbato, per obbedire ai Tuoi comandamenti e santificare il Tuo nome. Tu per� fai di tutto perch� io non creda in Te. Ma se con queste prove pensi di riuscire ad allontanarmi dalla giusta via, Ti avverto, Dio mio e Dio dei miei padri, che non Ti servir� a nulla. Mi puoi offendere, mi puoi colpire, mi puoi togliere ci� che di pi� prezioso e caro posseggo al mondo, mi puoi torturare a morte, io creder� sempre in Te. Sempre Ti amer�, sempre, sfidando la Tua stessa volont�!�.

E queste sono anche le mie ultime parole per Te, mio Dio colmo d'ira: Non ti servir� a nulla! Hai fatto di tutto perch� non avessi pi� fiducia in Te, perch� non credessi pi� in Te, io invece muoio cos� come sono vissuto, pervaso di un'incrollabile fede in Te.

Sia lodato in eterno il Dio dei morti, il Dio della vendetta, della verit� e della giustizia, che presto mostrer� di nuovo il suo volto al mondo, e ne scuoter� le fondamenta con la sua voce onnipotente.

Schema Israel! Ascolta, Israele, il Signore � il nostro Dio, il Signore � uno. Nella tua mano, Signore, affido il mio spirito.

Dov�era Dio ad Auschwitz? Dov�era l�umanit� ad Auschwitz? Come possiamo commemorare, come possiamo pregare dopo Auschwitz?

Il mio predecessore come vescovo di Aachen, il professor Klaus Hemmerle, disse una volta, ad una commemorazione del Reichspogromnacht, la notte in cui criminali nazisti incendiarono le sinagoghe, profanarono i rotoli della Torah, demolirono le imprese e le case degli ebrei, e trasportarono gli ebrei ai campi di concentramento: "Hanno incendiato la casa del mio Dio."

"Hanno incendiato la casa del mio Dio

- ed � stato il mio popolo a farlo.

L�hanno portata via da coloro

che mi hanno dato il nome del mio Dio

- ed � stato il mio popolo a farlo.

Hanno portato le loro case via da loro

- ed � stato il mio popolo a farlo.

Hanno portato via da loro i beni terreni, il loro onore e i loro nomi

- ed � stato il mio popolo a farlo.

Hanno portato via le loro vite

- ed � stato il mio popolo a farlo.

Coloro che invocano il nome dello stesso Dio

sono rimasti in silenzio su tutto questo

- Si, � stato il mio popolo a farlo.

Alcuni dicono �Dimentichiamoci di questo e facciamola finita. Ma ci� che � dimenticato ritorna a prenderci inconsapevolmente.

Come dovrebbe, il fatto di dimenticare, porre una fine a tutto?

Dovrei dire: � stata la mia gente a farlo, non io?

No, questo � quello che la mia gente ha fatto.

Cosa dovrei dire?

Dio abbi misericordia di me!

Cosa dovrei dire?

Tieni il Tuo nome dentro me, tieni i loro nomi dentro me,

tieni il loro ricordo dentro me, tieni la mia vergogna dentro di me.

Dio abbi misericordia di me"

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