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Marted� 13 Settembre 2005 -  Palais des Congr�s de Lyon - Cit� Internationale - Hotel Hilton 1
Economia e solidariet� in un mondo globalizzato

 

Ennio Doris
Presidente Banca Mediolanum, Italia

Eminenza Reverendissima, illustri relatori,

un grazie alla comunit� di S. Egidio per quest�invito che mi permette di essere presente a questo importantissimo incontro internazionale di preghiera e di confronto fra religioni e diverse culture nel nome della pace.

La mia riflessione nasce da una analisi sulla radicale trasformazione dei meccanismi dell�economia, della finanza, delle comunicazioni, dei trasporti, della trasmissione delle conoscenze, che, per semplificare, chiamiamo globalizzazione e che sta producendo giorno dopo giorno, in maniera quasi impercettibile, cambiamenti profondi alla nostra vita personale, alle norme sociali ed agli scenari tradizionali delle relazioni internazionali.

Questa rivoluzione silenziosa di fine secolo si sta diffondendo su scala mondiale ed �, per il momento, senza freni, senza regole, senza governo: si va configurando un mercato mondiale senza frontiere che offre nuove ed immense opportunit� perch� annulla consolidate rendite di posizione e vecchi privilegi: � l�utilizzo soprattutto delle conoscenze e delle informazioni, liberamente accessibili a tutti, a determinare il successo di questo mercato.

Ricordo un bellissimo scritto di Sua Eminenza Cardinal Tettamanzi di riflessione sui paradossi di un mondo piccolo come un villaggio.

Se guardo indietro e scorro tutto il secolo che si � appena spento, tutto � cambiato, nulla � pi� come prima, intorno a noi; nulla � cambiato, tutto � come prima , dentro di noi.

E in questo contrasto, in questo paradosso, assolutamente naturale e autenticamente umano, affonda le radici lo smarrito stupore che ci assale di fronte alla struttura e all�effigie nuova che il mondo si sta dando.

In effetti il mondo si � fatto piccolo come un villaggio: le voci e le immagini lo percorrono in qualche secondo ed a noi stessi � dato di raggiungere qualsiasi punto del globo nel breve tempo in cui questo compie una rotazione; i capitali frutto del sudore africano consentono alla fatica europea di cambiare un pezzetto di vita asiatica, gli stessi oggetti sono proposti agli uomini di tutta la terra�

Anche nel mondo bancario le trasformazioni sono state epocali.

Vorrei ora raccontarvi un episodio avvenuto nel 1871, poco pi� di un secolo fa, e raccontato da un direttore di banca tedesco dopo la vittoria della Germania sulla Francia.

� Quando entrai nella Banca di Amburgo si stava discutendo circa il modo di portare in Germania i cinque miliardi di indennit� di guerra che i francesi avevano deciso di pagare in pezzi d�argento da cinque franchi anzich� in oro.

Il trasporto venne organizzato in fusti di pezzi da cinque franchi. Dato che i ponti sull�Elba non esistevano, n� vi era un collegamento ferroviario con Amburgo, i fusti vennero trasportati con dei carri che passavano l�Elba sul traghetto.

Ma all�Elba, per il carico eccessivo, il traghetto si aren� e si dovette aspettare che l�alta marea facesse salire il livello delle acque.�

Anche questo, a suo modo, � una forma di circolazione del denaro, ma pensavo invece ai conflitti attuali ed alla facilit� e velocit� con la quale vengono pagati i debiti di guerra ed avvengono le transazioni internazionali.

Ma non possiamo in effetti ignorare che il nuovo mondo senza frontiere agevola, non solo gli scambi economici, finanziari e commerciali, la trasmissione di conoscenze e di informazioni, ma, al tempo stesso, anche i movimenti e la diffusione della criminalit� organizzata, della droga, delle malattie, del terrorismo, del traffico di armi, della povert�, di emigrazioni incontrollate: sono tutte sfide alle quali nessun stato singolarmente preso, per quanto forte ed organizzato, pu� far fronte. Si sta affermando la regola che i diritti dell�uomo non debbano essere tutelati soltanto dallo stato di appartenenza ma anche, quando ne ricorrano le condizioni, contro lo stato di appartenenza.

A duemila anni dal messaggio di Cristo, i diritti umani stanno diventando, come possiamo tutti constatare, una delle priorit� politiche delle grandi democrazie.

Il mercato mondiale, tuttavia, comporta tremendi rischi di nuove esclusioni, di accresciuti divari tra ricchi e poveri di differenti Paesi ed all�interno di ciascun Paese.

Un importante passo � stato fatto il 15 giugno 2005: la cancellazione da parte dei Paesi del G8, meno la Russia, in accordo con Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, del debito di 18 paesi poveri africani e americani.

E in effetti �, senza dubbio, un buon segnale la cancellazione dei 40 miliardi di dollari di debiti dei 18 paesi, ma, forse, non � cos� rivoluzionario.

Se analizziamo questi numeri, notiamo come non si tratti dei debiti bilaterali, ma del credito che le Istituzioni Internazionali entro i prossimi 40 anni avrebbero dovuto riscuotere da alcune fra le nazioni pi� derelitte del mondo.

Dati alla mano, secondo l�ultima relazione della Banca d�Italia, nel 2004 il debito dei Paesi in via di sviluppo � aumentato ancora a 2 miliardi e 896 milioni di dollari, pari a 133,3 in pi� dell�anno precedente.

Purtroppo gli Stati beneficati dai prestiti hanno investito solo il 12% delle somme erogate per lo sviluppo, deviando il rimanente 88% in non ben definite strategie di sviluppo legate al rafforzamento del potere.

E� chiaro, un primo importante passo � stato fatto, ma bisogna cominciare anche dal controllo sui futuri finanziamenti, sulla destinazione finale delle somme elargite.

Anche la Comunit� di S. Egidio che ci ospita, disse in un comunicato che la cancellazione del debito multilaterale � un primo passo importante, dovuto da tempo. Tuttavia ci� che appare veramente necessario � il raddoppio dell�aiuto pubblico allo sviluppo e la progressiva abolizione del debito bilaterale che � ancora un�ipoteca sullo sviluppo di molti paesi poveri. Ci� � necessario in particolare per fermare l�AIDS e riavviare istruzione e sviluppo. Ma l�aiuto allo sviluppo dovr� andare direttamente alle popolazioni. La mondializzazione rappresenta una frattura nel corso tranquillo della storia. Ci � ormai proibito pensare che i problemi del mondo ci siano estranei. Nessun paese sfugge alle conseguenze della miseria degli altri.

Non si tratta pi� di aiutare l�Africa a risolvere i propri problemi di povert�, ma di affrontare un problema mondiale, che oggi colpisce l�Africa ma che � comune a tutti noi. Si, la mondializzazione � una frattura e gli uomini scoprono ora che le sfide che li uniscono sono forse pi� importanti degli interessi che li dividono. Ancora pi� intense e vere le parole di Dostoevsky: � Siamo tutti responsabili di tutto, davanti a tutti �.

E� un dovere politico farsi carico di scelte difficili e progettare un diverso rapporto con il mondo ed emarginare l�approccio puramente assistenziale; dobbiamo agire come partners solidali, paesi ricchi e paesi poveri, ad esempio, con un accesso facilitato ai nostri mercati, accordando la maggior priorit� possibile a tutte le esportazioni provenienti dai 49 paesi pi� poveri, affinch� questi possano cominciare a trarre un maggior profitto dalla loro integrazione nel sistema commerciale mondiale.

Alle sfide globali si pu� rispondere efficacemente solo con la collaborazione, la cooperazione, l�integrazione internazionali.

Anche per gli interventi umanitari occorre trovare regole e criteri che siano applicabili sempre e ovunque.

Alla lunga saremo infatti tutti perdenti, se pi� di un miliardo di persone, soprattutto bambini, continuer� a vivere in condizioni di estrema povert�.

Non c�� sviluppo se non vi � giustizia sociale, ma se non vi � giustizia sociale non vi pu� essere democrazia, rispetto dei diritti della persona e della sua dignit�; e, senza democrazia, la pace e la sicurezza sono a rischio.

Ho riflettuto sui valori chiave, dare spazio a quei valori nei quali le persone possano ritrovarsi e restituire un senso alla storia. Tuttavia la globalizzazione, con i suoi rischi, rappresenta un�opportunit� per procedere verso un�economia solidale pi� degna del genere umano

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