In nome della Regione Rhone-Alpes io auguro il benvenuto a tutti i partecipanti al vostro 19mo Incontro Internazionale per la pace, il cui tema �Il coraggio di un umanesimo di pace� assume quest�anno un rilievo particolare.
Il secolo che si � da poco concluso � certamente uno dei pi� paradossali della storia. I progressi delle scienze e delle tecnologie, come quelli della scienza medica, ci hanno colmati dei loro benefici, al di l� dei sogni pi� folli dei nostri antenati.
Ma questi progressi suscitano anche degli interrogativi.
Il dubbio si � installato nelle nostre menti e nei nostri cuori: possiamo o no orientare il futuro del mondo verso una crescita della giustizia e della felicit�?
Questo secolo non ha visto � anzi al contrario � la scomparsa delle guerre e delle violenze.
Penso ai totalitarismi che hanno insanguinato il mondo, cominciando dal nostro continente europeo, che avevamo potuto credere ingenuamente immunizzato, per essere stato il continente del Rinascimento, del trionfo del Barocco e poi del secolo dei Lumi...
Penso a quei regimi che hanno soffocato con mano di ferro uomini e donne; penso a quelli che continuano a schiacciare i corpi e le anime.
Per ricordarci di quelle ore drammatiche della nsotra storia, questo volto oscuro della nostra umanit�, � sufficiente evocare le cicatrici ancora aperte della Shoah, le piaghe vive di Hiroshima e Nagasaki, i genocidi e i massacri perpetrati in maniera cieca nei diversi continenti.
�Mai pi� tutto questo!� abbiamo ripetuto, guardando pieni di speranza al secolo che stava nascendo.
In vano. All�alba della nuova era, le fiamme dell�11 settembre 2001 si sono innalzate nel cielo di New York... E non dimentichiamo nemmeno quelle dell�11 settembre 1973, quando un colpo di stato militare ha fatto precipitare il Cile in una lunghissima notte di dittatura.
Oggi, 11 settembre 2005, nel momento in cui il destino si va accanendo ancora una volta sui pi� poveri, nei palazzi cadenti delle nostre periferie, nelle terre aride dell�Africa e della parte meridionale degli Stati Uniti, il �coraggio di un umanesimo di pace� risuona ancora una volta come un grido di un cuore che non si rassegna, un appello rivolto all�umanit�, per costruire insieme un mondo diverso.
Quali sono le strade che si aprono per la nostra scelta?
Non c�� una verit� assoluta, n� un dogma intangibile, e nemmeno una soluzione che si impone naturalmente.
Non c�� altra alternativa che una ricerca umile e pluralista, una ricerca fondata sulla tolleranza ed il rispetto dell�altro.
Credo profondamente che uno dei migliori viatici, per chi voglia intraprendere questo vaiggio, sia l�opera dei filosofi e degli scrittori che, durante i secoli, hanno contribuito a fondare e ad arricchire l�umanesimo con la forza del loro pensiero.
La Regione Rhone-Alpes nella sua ricca storia ha visto nascere o ha accolto nel loro esilio diversi di essi �diversi per talento, ispirazione, scelte ideologiche- ma che hanno in comune l�aver messo la loro penna al servizio della libert� di pensiero e dei diritti dell�uomo, dei valori della giustizia e della pace.
Vorrei richiamare, davanti a voi, qualcuna di queste grandi figure.
Offrirvi i loro nomi, significa portare una pietra all�edificio che vi preparate a costruire, perch�, inventando delle nuove libert�, essi ci hanno dato una lezione di coraggio e di audacia. Essi hanno aperto una strada che altri poi sapranno percorrere.
In questo senso essi sono il contributo pi� autentico che la nostra Regione porta a questo �spirito di Assisi� che la Comunit� di Sant�Egidio ha scelto di incarnare.
Tra questi scrittori, che hanno tanto lavorato per l�educazione alla pace, io saluto la memoria di un uomo forse poco conosciuto, ma tuttavia esemplare: S�bastien Castellion, nato nel Bugey il 1515, che ha studiato al collegio della Trinit� a Lione.
Questo protestante, colpito profondamente dall�esecuzione di Michel Servet a Ginevra, per ordine di Giovanni Calvino, non ha esitato a commettere l�atto pi� antinaturale che ci sia, senza dubbio il pi� difficile, ma anche il pi� simbolico di questo coraggio di un �umanesimo di pace�: egli prende posizione contro gli eccessi della sua parte e il suo grido di ingignazione ha attraversato i secoli per arrivare sino a noi: �Uccidere un uomo non � difendere una dottrina, � uccidere un uomo. Quando i ginevrini hanno ucciso Servet, essi non difendevano una dottrina, essi uccidevano un uomo [...]�
E� la stessa eloquenza � vibrante di collera e di indignazione ma resa ancora pi� efficace dalla padronanza dell�ironia � che brucia negli scritti di Voltaire.
I suoi testi pi� celebri in favore della tolleranza, come lo straordinario Dizionario filosofico- e in favore della riabilitazione delle vittime del fanatismo, come Jean Calas e il Cavalier de la Barre, sono stati scritti in questa piccola citt� dell�Ain che ora porta il suo nome Fernay-Voltaire.
Al nome di questo abitante dell�Europa bisogna subito unire quello del suo vecchio rivale, il ginevrino e Savoiardo Jean-Jacques Rousseau, la cui ardente protesta non si accontentava affatto delle sottigliezze dell�umorismo, ma la cui voce forte, piena di collera ci tocca nel profondo.
Rousseau, grande precursore, genio visionario, inventore di utopie feconde, non proponeva nient�altro che un �contratto sociale� per mettere fine all�ineguaglianza e all�oppressione...
Perch� non sognare oggi un �contratto sociale mondiale� di cui l�umanit� avrebbe tanto bisogno per ravvivare la fiamma della speranza e permettere a ciascuno di accedere alla dignit�, alla giustizia, alla libert� e alla pace?
Quale lezione � stata pi� importante di quella lasciata in eredit� all�umanit� da questi due filosofi i quali nella nostra regione, a qualche chilometro di distanza, hanno illuminato il pensiero universale?
Tra i nostri contemporanei, io penso � con tutt�altro stile- al lionese Antoine de Saint-Exupery, scomparso in mare nel corso di una missione di ricognizione, e pianto nel mondo intero da centinaia di milioni di lettori del �Piccolo Principe�.
Tutti conoscono l�ammirevole definizione che egli da dell�Umanit� in �Terre des hommes�: �Essere uomo vuol dire precisamente essere responsabile. Vuol dire conoscere la vergogna davanti a una miseria che non sembra dipendere da noi... Vuol dire sentire, nel mettere la propria pietra, che si contribuisce alla costruzione del mondo�.
Nella nostra regione, noi vogliamo portare un contributo, certo modesto ma sincero, alla costruzione di questo umanesimo.
Noi vogliamo praticarlo in uno spirito di apertura agli altri e di dialogo tra eguali.
Le forze che vi si oppongono sono potenti, forse mai come ora:
- una societ� dei consumi esasperata che accentua le diseguaglianze
- una violenza assurda che si pu� scatenare in ogni momento
- dei fanatismi indifferenti alle sofferenze che provocano
Ad un mondo globalizzato, mosso dal profitto e dal rifiuto dell�altro, minacciato dal terrorismo e dallo spirito di conquista, noi vogliamo contrapporre un mondo di solidariet�, rispettoso delle culture, che favorisca l�arricchimento reciproco.
Coscienti del fatto che i beni e i servizi pubblici � come l�educazione e la salute � non debbano dipendere dalla logica di mercato, noi abbiamo fatto uscire la Regione Rhone-Alpes dall�Accordo Generale sul commercio dei servizi, per sottolineare il nostro rifiuto dei negoziati in corso nell�ambito dell�Organizzazione Mondiale del Commercio.
Nello stesso spirito, io aprir� ad inizio di dicembre al fianco dei nostri amici del Quebec, i Colloqui Jacques Cartier, dedicati alla Diversit� culturale.
Una convenzione internazionale si sta attualmente preparando in seno all�UNESCO per rifiutare l�uniformatizzazione della cultura, per garantire il pluralismo e preservare l�identit� e l�anima dei popoli. Voi vi rendete conto di quante opposizioni essa deve affrontare.
Noi siamo impegnati in numerose cooperazioni � in tutto 14 � con delle Regioni � partners dei continenti asiatico ed africano, come nel Mali, dove noi celebreremo quest�anno il 20mo anniversario della nostra cooperazione.
Noi vogliamo applicare il Protocollo di Johannesburg, destinando lo 0,7% del nostro bilancio all�aiuto allo sviluppo, da qui al 2010. Questa percentuale corrisponde quest�anno a 7 milioni di euro. E� lo stanziamento pi� importante in Francia, dopo quello dello Stato.
In apertura dei vostri lavori, mi auguro che gli insegnamenti delle grandi personalit� che ho citato ci aiutino a vivere meglio insieme.
Ciascuno di voi vale, certamente, per la sua opera personale, ma quel che ci tocca di pi� � questo dialogo ininterrotto nel corso dei secoli, il coraggio del passaggio del testimone da una generazione all�altra, ben al di l� delle differenze.
Tutto questo pu� essere detto in molte maniere. Alcuni tra voi credono nella Comunione dei Santi. Altri gustano la bella leggenda dei lamed-vav (i trentasei, in ebraico): il numero dei giusti grazie ai quali il mondo sussiste. Altri infine mettono la loro speranza nella oumma, la fraternit� dei credenti.
Da parte mia io li chiamo i �fari�, prendendo in prestito questa metafora da uno dei pi� grandi poeti francesi: Charles Baudelaire, che ha fatto parte dei suoi studi al collegio reale di Lione, l�attuale liceo Amp�re.
La sua sconvolgente poesia � intitolata proprio �I fari� � si conclude con questi versi, che io dedico alla Comunit� di Sant�Egidio:
E� un grido ripetuto da mille sentinelle
Un ordine inviato da mille porta voce
E� un faro acceso su mille cittadelle
Un richiamo di cacciatori perduti nei gradi boschi!
Perch� � veramente, Signore, la migliore testimonianza
Che possiamo dare della nostra dignit�:
questo singhiozzo ardente che passa di secolo in secolo
per morire ai piedi della tua eternit�.
TRADUZIONE DAL FRANCESE