Signore Presidente,
Signore e Signori rasppresentanti delle grandi religioni,
Signore e Signori ministri,
Signore, Signori e cari amici,
sono felice e molto onorato di essere in mezzo a voi oggi per dare inizio al 19� incontro internazionale per la pace, che si tiene per la prima volta in Francia. Permettetemi innanzitutto di dare il benvenuto nel nostro Paese a coloro che non sono francesi.
La Francia celebra quest�anno il centesimo anniversario della legge di separazione tra la Chiesa e lo Stato, chiamata anche legge del 1905. E� una legge originale, piuttosto rara nel mondo, spesso compresa male. Il contesto della sua elaborazione, segnato dal conflitto di potere tra lo Stato e la Chiesa cattolica, ed in seguito le condizioni della sua messa in pratica, hanno messo in ombra la sua nascita e relegato in secondo piano la forza del suo testo. E tuttavia si tratta di un testo equilibrato, che garantisce in uno stesso articolo, in una stessa affermazione, la libert� di coscienza e la libert� di culto.
Contrariamente all�immagine che essa ha ereditato dalla sua storia movimentata, la laicit�, �alla francese� non � nemica delle religioni. Essa � una costruzione politica, giuridica ed umana che si sforza di conciliare il diritto di ogni individuo a praticare un culto e il divieto fatto a tutti di misconoscere questo bene cos� caro che � la libert� di coscienza. Essa organizza una coesistenza pacifica tra tutte le religioni, grazie all�uguaglianza dei diritti, all�uguaglianza delle dignit�, alla neutralit� dello Stato, alla libert� di credere e di praticare e alla libert� di non credere.
La legge recente relativa alle condizioni nelle quali gli alunni che frequentano gli istituti scolastici possono portare dei segni religiosi � il prolungamento di questa costruzione. Essa prevede che i bambini possano portare un simbolo della loro fede, ma che esso debba restare sufficientemente discreto per non provocare, scandalizzare o dividere. Non ero favorevole al fatto che fosse una legge a stabilire una simile regola, perch� pensavo che il dialogo fosse preferibile per ottenere lo stesso risultato. Sono invece fermamente convinto che la scuola debba far crescere i nostri figli fin dalla tenera et� in uno spirito di tolleranza verso coloro che credono e di rispetto verso chi non crede e che la regola scelta sia pertanto quella giusta.
Dalla fine della prima guerra mondiale e dalla riconciliazione tra i poteri pubblici e la Chiesa cattolica avvenuta attraverso un�interpretazione meno rigida della legge di separazione, la laicit� � riconosciuta unanimemente come uno dei pilastri della democrazia francese, una condizione del suo equilibrio, un fattore di pace tra i suoi cittadini. La laicit� non � l�unico modello di coesistenza pacifica di diverse religioni e della non credenza in un paese democratico. Ma nel nostro Paese, dove i conflitti interni hanno spesso un carattere passionale e lasciano tracce profonde, essa costituisce oggi un punto di equilibrio consensuale. Tutte le religioni del nostro Paese sono profondamente attaccate ad essa, i loro rappresentanti qui presenti lo possono testimoniare.
E� questa la ragione per cui, in un�opera recente, e alla luce della mia esperienza come ministro dei culti, mi sono fatto porta voce del posto dell�Islam in Francia afinch� fosse maggiormente riconosciuto. Quando la legge del 1905 � stata adottata, non c�erano musulmani in Francia. Oggi sono cinque milioni. Lo Stato ha il dovere di permettere a questi credenti di pregare e di praticare il loro culto nelle stesse condizioni di dignit� e di diritto che i credenti delle religioni pi� antiche, che hanno a disposizione ad esempio gli edifici di culto di cui la Francia si � dotata nel corso della sua storia.
Io propongo di non fermarsi al testo letterale del 1905 ma di coglierne lo spirito. Il problema della presenza di una nuova religione in Francia non si poneva nel 1905. Si pone oggi. E� il fondamento stesso della laicit� che � messo in gioco se non adattiamo il nostro Paese alla realt� di una presenza musulmana importante in Francia. E� possibile ed � necessario sempre rispettando i grandi equilibri della laicit� francese.
Allo stesso tempo ho lavorato con tutte le mie forze affinch� l�Islam di Francia si dotasse di un consiglio rappresentativo con il quale lo Stato potesse dialogare, come avviene per tutte le altre grandi religioni. Il consiglio francese del culto musulmano � anche un�istanza necessaria al dialogo interreligioso, una preoccupazione centrale nei vostri incontri annuali.
Nel Consiglio francese del culto musulmano, tutte le correnti dell�Islam di Francia sono rappresentate, compresi coloro le cui posizioni sono fondamentaliste, senza essere per� integriste. I fondamentalisti sono secondo me coloro che vogliono vivere la loro fede in maniera fondamentale, praticando, cio�, il piu� rigorosamente possibile i precetti della loro religione. E� un desiderio naturale, se � vero che le convinzioni religiose toccano il cuore della persona umana. Non c�� nulla di piu� normale, per colui che crede, di mettere tutta la propria vita in relazione con la propria fede, o almeno di cercare di farlo. Vivere in un monastero cattolico � una forma di fondamentalismo. L�integrismo, invece, consiste nell�imporre i precetti della propria fede agli altri, e questo � ben diverso. E per questo dev�essere condannato.
Questa decisione di integrare i fondamentalisti nel consiglio rappresentativo dell�islam di Francia � stata criticata. Si � presa in giro la mia ingenuit� oppure si � denunciata una accondiscendenza eccessiva verso alcune correnti dell�Islam le cui posizioni non sono sempre chiare riguardo alla separazione tra il temporale e lo spirituale, riguardo alla libert� di coscienza o riguardo all�uguaglianza tra l�uomo e la donna. La mia convinzione, e so che essa non � estranea alle preoccupazioni della vostra assemblea, � che l�apertura e il dialogo aiutino meglio i fondamentalisti a chiarire la loro posizione piuttosto che l�esclusione che conduce alla radicalizzazione.
Se sono state riprorevoli le modalit� della sua attuazione , resta il fatto che la legge del 1905, ha avuto sulla Chiesa cattolica una influenza utile. Essa l�ha aiutata a ripensare l�articolazione tra la rivelazione cristiana e la storia umana e ad ammettere il pluralismo come un processo storico non necessariamente inconciliabile con il progetto di Dio sull�uomo. Allo stesso modo io penso che l�inserimento dell�islam nel contesto cultuale francese, nel quale le religioni sono separate dallo Stato e si rispettano tra loro, pu� costituire per tutto il mondo musulmano un esempio di come l�islam si pu� integrare in una societ� democratica, pluralista e secolarizzata, senza rinnegare d�altra parte la profondit� delle sue convinzioni.
Il fondamento della mia azione e delle mie affermazioni non � solamente giuridico. Io non cerco soltanto di stabilire una perfetta uguaglianza, formale e reale, tra le diverse religioni di Francia. Lo scopo principale del mio impegno � quello di convincere i miei compatrioti che non c�� soluzione alle difficolt� d�integrazione e di armonia sociale che noi conosciamo, se non aiutiamo i musulmani di Francia a costruirsi una identit�, in questo paese che � allo stesso tempo un paese di tradizione giodaico cristiana e profondamente laicizzato.
Questa identit� si afferma attraverso il rispetto della dignit� di ciascuno e in particolare attraverso la lotta contro le discriminazioni. Essa si afferma attraverso la promozione sociale, perch� � vero che una identit� umiliata � una identit� radicalizzata. Essa si afferma attraverso la possibilit� di praticare la propria religione in condizioni degne, rispettate, naturali.
Il progresso tecnico, il miglioramento delle condizioni generali di vita, la democratizzazione, l�emergere di una societ� del sapere, non hanno abolito il bisogno fondamentale per l�uomo di sperare. In un certo senso tutto questo lo ha anzi consolidato e riattualizzato.
Dopo la barbarie di due conflitti mondiali e il crollo del blocco comunista gli uomini e le donne del nostro tempo hanno potuto credere che l�umanit� sarebbe andata finalmente verso un mondo di pace e di rispetto reciproco. In realt�, non � stato cos�. Quel che gli uomini hanno guadagnato in libert� e prosperit�, essi l�hanno perso in prevedibilit� e in semplicit� di analisi della storia. I conflitti si sono moltiplicati mentre la facilit� di circolazione dei capitali, delle persone e dei beni scuotono le gerarchie tradizionali delle potenze e rimescolano le gerarchie delle priorit�.
La mondializzazione economica sottomette tutte le terre ad un obbligo di competitivit�. La crescita della ricchezza mondiale aumenta. Ma la sua ripartizione non appare evidentemente pertinente. Nei paesi emergenti, le ineguaglianze sono cosiderevoli e i buoni risultati economici di certe zone convivono con delle situazioni di povert� estrema. Nei Paesi occidentali, la mondializzazione scuote dei settori interi dell�economia e pone delle ipoteche sul futuro dei lavoratori meno qualificati. Per l�Africa sembra dessersi fermato l�orologio del tempo.
Oggi gli uomini e le donne vedono bene che la prosperit� materiale non � sufficiente a soddisfare le aspirazioni profonde dell�uomo. Essa non � di nessun aiuto per distinguere il bene dal male. Essa non d� senso all�esistenza. Essa non risponde alle domande fondamentali dell�essere umano: perch� c�� una vita e qual � il senso della morte? Anche la libert� e la democrazia non danno risposta.
Le societ�, soprattutto quelle occidentali, sono entrate in questa epoca curiosa di una frenesia crescente di beni materiali sempre piu� sofisticati e, allo stesso tempo, d�un immenso bisogno di credenze sovrannaturali sulle quali fondare una speranza ed una identit�. La mondializzazione rende uniformi le condizioni di produzione, i modi di vita e forse le culture, ma essa non risponde al bisogno di senso.
E� per questo che, come vediamo tutti i giorni, le religioni hanno un ruolo determinante in questa riorganizzazione del mondo, delle societ�, delle idee. Esse che sono per natura transnazionali, possono aiutare gli uomini a trovare un senso alla loro esistenza indipendentemente dalle frontiere o dalle identit� nazionali, o in via complementare con esse.
Ma esse sono anche preda di amalgami e di estremismi. La religione � strumentalizzata da tutti coloro che rifiutano, perch� ne hanno timore, la moltiplicazione degli scambi, la circolazione delle idee, il mischiarsi delle culture. Non � un fenomeno nuovo. Tutte le religioni sono state e sono minacciate dal rischio dell�integrismo e dell�intolleranza anche se oggi questo riguarda specialmente una tra loro. In questo giorno in cui celebriamo il quarto anniversario degli attentati dell�11 settembre, come non pensare all�estrema gravit� degli avvenimenti che sono accaduti a New York, in Egitto, in Indonesia, in Marocco, a Istanbul, a Madrid, a Londra e in molti altri posti ancora?
Le democrazie sono scosse perch� esse sono fondate sul rispetto delle fedi, la garanzia delle libert� individuali e la fiducia nello stato per assicurare la sicurezza di tutti. Ma anche le religoni sono scosse, e ancora di pi� lo sono i credenti. Essi possono cadere nel radicalismo o essere vittime di commmistioni, come si � visto ad esempio dopo gli attentati di Londra. Il discredito che il terrorismo getta sulle religioni pu� privare gli uomini di ragioni di speranza o li pu� condurre a rifugiarsi in fedi nuove, poco strutturate.
Incontri inter religiosi come quello che si apre oggi sono determinanti per resistere ad amalgami che generano confusione, rispondere alle inquietudini, promuovere la pace. E� un progresso capitale del Ventesimo secolo quello di aver ap