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Luned� 12 Settembre 2005 -  Palais des Congr�s de Lyon - Cit� Internationale - Forum 2
L�Oriente e l�Occidente: religioni e culture

 

Giuseppe Laras
Presidente dell�Assemblea dei Rabbini d�Italia

Le religioni, storicamente, hanno spesso giustificato contese e guerre, pur affermando la pace e proclamando l�esigenza dell�amore. Il fatto � che in ognuna di esse coesistono due componenti: una rigida e chiusa, che tende a non dialogare e a escludere, l�altra pi� flessibile e disponibile aperta al dialogo.

Qualcuno ha visto nelle religioni il mezzo per assorbire la violenza, che altrimenti dilagherebbe fino a distruggere i gruppi umani; altri, invece, individuano nelle situazioni umane e sociali di ingiustizia l�origine della violenza, che verrebbe poi socializzata una volta che le singole condizioni di conflitto non presentassero alcuna via di uscita. In questi casi, la religione diverrebbe legittimazione, difesa dell�identit�, criterio privilegiato per costruire la societ�.

Le religioni sono strettamente collegate alle culture. E� difficilmente pensabile, infatti, una cultura priva di valori, come � del pari � apparirebbe inefficace un impegno storico, deprivato di un fondamento etico.

Ci sembra, quindi, che le religioni possano divenire, pur nella loro diversit�, la forza connettiva delle culture nel perseguire il bene comune e nel promuovere, attraverso un vero dialogo, le ragioni della pace.

Oggi in Europa la posta in gioco � la coesistenza pacifica e operosa fra le etnie, le religioni e le culture che la abitano e la animano e, allo stesso tempo, per cos� dire, la agitano, stante � il riferimento in primis � all�Islam � la diversit� di storia, di esperienze e di fede religiosa che la caratterizza.

In contesti cos� delicati e complessi, quali quelli che fanno da sfondo oggi alla nuova Europa alla ricerca spasmodica di un equilibrio politico ed istituzionale da inventare con il fine di garantire un decollo ordinato e duraturo in tempi possibilmente brevi, le religioni monoteistiche, ma non solo esse, potrebbero fare molto, non solo in quanto portatrici di alcune garanzie quali, a fronte di processi in direzione del benessere, ma, insieme, anche di una disumanizzazione sempre pi� marcata, la difesa di un umanesimo incentrato sul rispetto della vita umana, ma, soprattutto, nel saper riproporre il senso del divino, del trascendente, dello spirituale all�interno della vita dei singoli e della societ�.

Parlando di Oriente e di Occidente in un contesto di confronto fra religioni e culture, l�Ebraismo, nella sua lunga esperienza storica e religiosa, ha introitato elementi e connotazioni via via assimilati durante gli spazi e i tempi attraversati, che gli consentono di sentirsi e di appartenere un po� sia all�oriente che all�occidente. Vocazione, questa, del resto, rafforzata dalla sua ideologia messianica, che, per definizione, si apre sull�universale, coinvolgendo tutta quanta l�umanit�.

Per un tratto storico pi� o meno lungo, l�Ebraismo ha sperimentato contatti, convivenza e scambi culturali con il mondo musulmano e cristiano. Un�analoga esperienza, ovviamente, � rivendicabile dall�Islam nei confronti dell�Ebraismo negli stessi luoghi e negli stessi tempi, mentre la stessa cosa non pu� essere affermata, perch� non realizzatasi in misura apprezzabile, fra il Cristianesimo e l�Islam.

In questa prospettiva, le religioni dovrebbero maggiormente impegnarsi a riscoprire il loro ruolo di servizio a favore dell�uomo e dei popoli.

Nello sviluppare fra loro un dialogo interreligioso, dovrebbero fondamentalmente intendere quest�ultimo, non solo come ricerca di punti comuni, ma come reciproco stimolo a recuperare tutte le dimensioni umane all�interno delle rispettive religioni.

In questo percorso dialogico che va intensificato e, comunque, privilegiato all�interno dell�Europa di oggi e di domani, non esclusivamente a livello religioso, sarebbe auspicabile poter giungere ad interpretare il dialogo come allargamento di orizzonti. Come scrive Jacob Neusner, � necessario allargare le nostre categorie mentali fino al punto di comprendere l�altro. Se l�altro mi si oppone, con tutta probabilit�, le mie categorie mentali sono strette e limitate, non antropologicamente aperte.

Vorrei, infine, � e lo dico come auspicio per tutti coloro che si impegnano e si espongono sul fronte della ricerca di convergenza e di unione � che ognuno si sentisse, almeno un po�, guidato da una forza trascendente, quasi consapevole di obbedire a una sorta di chiamata.

Qualcuno, forse, potrebbe pensare � stante la situazione difficile che si deve affrontare � che stiamo parlando di utopie. Forse � proprio cos�!

Non dimentichiamo, per�, che le grandi realizzazioni e le grandi idee partono dalle utopie, perch� se non siamo in grado di sognare, non saremo mai in grado di realizzare qualche cosa di importante e di duraturo.

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