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Luned� 12 Settembre 2005 -  Palais des Congr�s de Lyon - Cit� Internationale - Auditorium Lumi�re
Quanta est nobis via?
Cattolici e Ortodossi: le domande dell�unit�

 

Filaret
Metropolita di Minsk e Slutsk, Esarca della Bielorussia, Patriarcato di Mosca

Eminenze, reverendi padri, fratelli e sorelle!

ragionando sul tema del nostro dibattito mi sono soffermato sulla considerazione che cattolici e ortodossi possono indicare una via spirituale per l�Europa. In questa formulazione si possono distinguere tre punti significativi: il primo: i rapporti tra cattolici e ortodossi. Il secondo: l�immagine della via spirituale. Il terzo: il problema dell�Europa cristiana. Prover� a fermarmi in modo necessariamente breve su queste tre domande.

Per la storia dei rapporti tra cattolici e ortodossi l�anno in corso � molto particolare. Quaranta anni fa avvenne un evento importante: il Patriarca di Costantinopoli Atenagora e il Papa Paolo VI compirono il gesto di revocare le reciproche scomuniche pronunciate tanti secoli prima dai loro predecessori. Ci� divenne possibile grazie alla decisione del Concilio Vaticano II di sviluppare relazioni di amicizia con i cristiani delle altre tradizioni.

Gli ortodossi avevano dato vita ad una iniziativa simile gi� all�inizio del XX secolo e nel 1965 avevano accumulato una certa esperienza di dialogo intercristiano. Naturalmente, noi abbiamo risposto positivamente all�iniziativa della Chiesa Cattolica Romana.

Nei decenni scorsi il dialogo tra ortodossi e cattolici, a cui ha partecipato attivamente anche il Patriarcato di Mosca, ha attraversato fasi diverse. Iniziato come �dialogo della carit�� nel 1965-1967, � passato a �dialogo della verit�� intorno al 1980. Insieme alla discussione su complesse questioni dottrinali, abbiamo anche interagito nel campo della diaconia. Questo ci ha aiutato a conoscerci abbastanza bene e ad imparare a comprenderci reciprocamente.

Scoprendo nella pratica quotidiana le cose in comune, che ci uniscono, abbiamo preso coscienza anche delle differenze determinate sia dall�esperienza storica, sia dalle particolarit� di carattere dottrinale, canonico, liturgico e ascetico proprie di ciascuna tradizione.

In generale si deve riconoscere che il dialogo ortodosso-cattolico � stato fecondo. In un periodo di tempo molto breve siamo passati dalla contrapposizione confessionale ad incontri e conversazioni regolari.

Tuttavia ad un certo momento i nostri rapporti sono entrati in una fase di crisi, i cui motivi sono ben noti a tutti. Ci� non di meno, essendo pieno di speranza, vorrei concentrarmi sui processi positivi, che continuano ad influire sui rapporti tra ortodossi e cattolici.

Nel XX secolo non solo il dialogo ortodosso-cattolico, ma anche la cooperazione interecclesiale in generale, sono stati determinati in misura notevole dalla contrapposizione tra cristianesimo e secolarismo. Il secolarismo si � manifestato in modo particolarmente crudele e aggressivo soprattutto nei paesi cristiani nell�Europa Orientale. In questa contrapposizione tutti i cristiani si sono ritrovati da una parte del fronte. La collaborazione tra i cristiani divenne una forma di solidariet� di fronte alle forze anticristiane e antiecclesiali.

Dopo il crollo dei regimi ateistici nei paesi ortodossi � iniziata la rinascita delle tradizioni religiose. Le cosiddette �Chiese del silenzio�, che erano prevalentemente Chiese di confessori e di martiri, non hanno solamente ritrovato la voce. Esse sono entrate in un periodo di presa di coscienza e di traduzione in atto della fede, che la Santa Chiesa, guidata dallo Spirito di Cristo, aveva conservato e rafforzato nell�epoca delle persecuzioni. Come � noto, il sangue dei martiri � seme della Chiesa, un seme che con il tempo cresce grandemente e d� molto frutto.

Proprio questo oggi stiamo vivendo noi, ortodossi dell�Europa Orientale. Milioni di persone stanno scoprendo di nuovo le ricchezze dell�ininterrotta tradizione della Chiesa e si stringono alle fonti della grazia di Cristo. La libert� esteriore ha permesso alla Chiesa Ortodossa di divenire nuovamente reale forza spirituale della societ�.

Gli ortodossi nell�Est europeo ritrovano e vivono in modo particolarmente acuto la propria identit� cristiana, indissolubilmente legata alla loro cultura, che per decenni era stata metodicamente annientata. Anche per questo � del tutto naturale che sorga una certa tensione nei rapporti con cristiani di altre tradizioni confessionali e culturali, soprattutto nei casi in cui lo sguardo rivolto all�Europa Orientale dall�esterno non tiene conto di questo difficile processo.

Tuttavia � importante sottolineare che i cristiani ortodossi, liberati dal diktat dello stato ateo, oggi in base alla loro esperienza si vanno convincendo che la riconquistata libert� religiosa in s� e per s� non vale ad allontanare l�assalto del secolarismo. Semplicemente, adesso gli ortodossi si scontrano con il secolarismo del �modello occidentale�, che sia i cattolici, sia gli altri cristiani occidentali conoscono da tempo. Questo pone la domanda della ricerca di nuove forme di solidariet� fra tutti i cristiani.

Tornando alla storia delle relazioni tra ortodossi e cattolici, direi che questi rapporti oggi debbono prendere la forma di un �dialogo della fede�. Questa forma significa il dialogo fra gli eredi di coloro che hanno confessato la fede fino al martirio nel XX secolo, per saziare la vita del XXI secolo di amore cristiano e di verit�.

E� chiaro a noi tutti che uno dei problemi pi� complessi e dolorosi della contemporaneit� � il problema della conservazione dell�identit� cristiana dell�Europa. La Chiesa di Cristo � universale, ma essa � cresciuta, si � rafforzata ed � arrivata a fioritura proprio in Europa, divenendo uno dei fondamenti della cultura e della civilt� europee. Oggi sono minacciate le strutture basilari di una civilt� plurisecolare. Se l�Europa � storicamente cristiana, invece l�odierna globalizzazione si basa su valori laici e, di conseguenza, sul principio del pluralismo religioso. La sfida della globalizzazione costringe l�Europa a porsi la domanda sul proprio significato nella storia mondiale, nella storia passata e presente. E le Chiese cristiane d�Europa non possono esimersi da una propria ricerca della risposta a tale domanda.

Ma nel problema dell�identit� cristiana dell�Europa vi � anche un altro aspetto. E� evidente che la stessa civilt� secolarizzata sta oggi attraversando una crisi. E una delle ragioni di questa crisi � l�incremento dei movimenti religiosi nel mondo in via di globalizzazione, la loro crescita non soltanto nello spazio spirituale, ma anche in quello sociale e politico.

Se noi ci chiediamo a che cosa ci chiama oggi il Signore in questa nuova situazione storica, credo che la risposta sia comune per tutti i cristiani: noi siamo chiamati alla testimonianza della fede, a una testimonianza che provenga da comunit� cristiane forti e operose. E affinch� questa testimonianza sia efficace su scala europea, le comunit� cristiane debbono dar prova di solidariet� l�una con l�altra. Proprio questo �, a mio parere, il cammino spirituale comune che dobbiamo percorrere.

La Chiesa di Cristo era e resta la Citt� di Dio, che agisce in questo mondo come il sale, che custodisce l�essenza stessa del mondo. Il cammino spirituale della fede � la via dell�unit� della verit� e dell�amore.

Oggi noi, cristiani d�Occidente e d�Oriente, siamo chiamati insieme ad entrare in questo campo d�azione. Soltanto cos� potremo rispondere alle nuove sfide storiche e di nuovo affermare nel mondo ci� che si chiama Europa cristiana.

La nuova solidariet� intercristiana non significa l�appiattimento o la dimenticanza delle differenze concrete che esistono tra noi nella dottrina, nella struttura ecclesiastica o nella tradizione della religiosit�. Ma in questo cammino debbono essere messe da parte le ambizioni di potere e la competizione pastorale.

Oggi la cosa principale nel dialogo della fede � la testimonianza cristiana dinanzi al nuovo secolarismo; una testimonianza che poggia sull�esperienza della schiera dei confessori della fede e dei martiri cristiani del XX secolo, ortodossi, cattolici e cristiani di altre tradizioni.

Ma � anche assai importante che l�esperienza di coloro che resistettero all�epoca delle persecuzioni dia oggi frutti nel servizio cristiano della carit�, nell�ascesi del servizio al prossimo. E se l�Oriente cristiano del passato recente � ricco della santit� dei martiri, l�Occidente cristiano � ricco dell�aiuto gratuito dato a coloro che ne hanno bisogno.

Credo che per l�opera della testimonianza cristiana sia straordinariamente importante questa dimensione diaconale del cammino spirituale delle Chiese cristiane d�Europa. Esso deve divenire una delle principali forme di solidariet� tra i cristiani.

Ritengo che sia indispensabile porre un accento particolare anche su un�altra forma di attivit� cristiana, e precisamente su quella scientifico-teologica. Come Presidente della Commissione teologica del Sinodo della Chiesa ortodossa russa posso con alta responsabilit� affermare che la cooperazione degli ortodossi e dei cattolici in questo campo sia oggi auspicabile e assai utile. Nelle condizioni di rinascita della formazione teologica e di emersione di una nuova generazione di teologi cristiani nell�Oriente ortodosso dell�Europa, bisogna non soltanto dare il benvenuto a una tale collaborazione, ma pure svilupparla in tutti i modi.

Dunque, oggi gli ortodossi, i cattolici e i cristiani di altre tradizioni sono chiamati alla comune testimonianza della fede in Cristo, ma di una fede consapevole e di una fede operosa. Tale, a mio parere, � il cammino spirituale dei cristiani d�Occidente e d�Oriente d�Europa. Dinanzi ai nuovi processi storici, i cristiani europei soltanto insieme potranno mostrare al mondo la propria fede e realizzare la propria chiamata, secondo il comandamento: �Cos� risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perch� vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che � nei cieli� (Mt 5, 16).

Qui � opportuno porre la domanda: una conseguenza della solidariet� cristiana non sar� forse l�avversione nei confronti di persone di altre fedi e tradizioni religiose? Non lo sar� in nessun modo!

La rinascita delle religioni e la crisi del secolarismo all�inizio del XXI secolo esigono con insistenza da noi che la solidariet� intercristiana abbia un�espressione e una prosecuzione nella solidariet� interreligiosa. Noi sempre pi� comprendiamo che oggi i cristiani dell�Europa debbono condurre un dialogo comune con i rappresentanti delle altre comunit� religiose. Noi dobbiamo sviluppare un simile dialogo per contrastare le interpretazioni politicizzate, che giungono fino all�estremismo, della fede e della religione.

Oggi lo spazio religioso dell�Europa effettivamente non � soltanto cristiano. Questo � il risultato di uno sviluppo storico, e bisogna riconoscerlo come un fatto compiuto. A condizione incontrovertibile che le religioni non cedano alla commistione e i cristiani non mettano in dubbio la verit� della propria fede, i rappresentanti del cristianesimo e delle altre religioni sono chiamati alla collaborazione reciproca, in spirito di responsabilit� per la societ� nella quale essi vivono, per l�unit� del �continente culturale� europeo e per il suo avvenire.

Oggi tuttavia l�Europa si trova dinanzi a una scelta: o essa rester� cristiana nei suoi fondamenti culturali e nella vita religiosa dominante, o il Vecchio Mondo non ci sar� pi�. Tale � oggi la sfida storica davanti alla quale gli ortodossi e i cattolici devono cercare insieme i mezzi e le forme di cooperazione pi� salutari sul cammino della comune testimonianza cristiana nel XXI secolo.

Ringrazio per la Loro attenzione.

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