Nel gennaio 2004 il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ha tenuto un discorso a New York dal titolo "Un confronto con l'islamofobia: educazione alla tolleranza e alla comprensione". Durante la conferenza ha detto: "I principi dell'Islam sono di frequente distorti ed estrapolati dal contesto, atti e pratiche singole sono usate per rappresentare o simbolizzare una fede che in realt� � ricca e complessa. Alcuni sostengono che l'Islam � incompatibile con la democrazia, o irrevocabilmente ostile alla modernit� o ai diritti delle donne. E in troppi ambienti sono accettati senza censura alcuna commenti denigratori sui musulmani, con il risultato che il pregiudizio acquista una parvenza di accettabilit�".
Uno di pregiudizi che ha acquistato una veste di accettabilit� � il significato dei valori umani nell'Islam.
Prima che provi a spiegare ci�, permettetemi una breve introduzione generale.
Presi tra due eternit� - il passato ormai svanito e un ignoto futuro - gli esseri umani non cessano mai di cercare un orientamento e il senso del loro cammino. Ereditiamo le conquiste della scienza e delle arti, il lavoro di grandi scopritori e inventori, ma noi tutti restiamo dei cercatori. L'uomo � l'animale che chiede.
Tutta la conoscenza delle nostre universit� e tutti i tesori nei nostri musei non ci soddisfano.
La cultura umana � stata testimone di almeno tre grandi epoche di ricerca - ognuna delle quali ha avuto uno spirito dominante, portavoce autorevoli e problemi caratteristici. Siamo passati dal "perch�?" al "come?", dalla ricerca dello scopo, alla ricerca delle cause.
1) Prima c'� stata la via eroica dei profeti e dei filosofi che cercavano delle risposte - di salvezza o di verit� - dal Dio sopra di noi o dalla ragione dentro ciascuno.
2) Poi � venuta un'epoca di ricerca comune, perseguendo la civilizzazione nello spirito liberale.
3) Pi� recentemente vi � stata l'epoca delle scienze sociali, nelle quali l'uomo � stato dominato dalle forze della storia.
Noi possiamo attingere a queste tre vie nella nostra ricerca personale di uno scopo, per trovare un senso al nostro ricercare.
Durante queste tre epoche di ricerca, il senso dei fatti � cambiato e come John Maynard Keynes dice: "Quando cambiano i fatti, io cambio il mio pensiero". Dicendo questo, permettetemi ora di parlare dell'Islam e dei valori umani, non come sono messi a fuoco negli stereotipi occidentali, n� come sono vissuti da alcuni estremisti islamici che non solo mal rappresentano l'Islam, ma che anche e in primo luogo male interpretano gli insegnamenti dell'Islam stesso.
La letteratura religiosa ci dice che all'inizio l'uomo godeva in Paradiso una vita di beatitudine eterna. Dopo essere caduto in tentazione , avendo commesso peccato e mostrato pentimento, l'uomo ha iniziato a condurre una vita in questo mondo basata sui seguenti principi derivati dal Sacro Corano:
1) l'uomo non resta colpevole di una colpa che non ha commesso e, conseguentemente, non nasce colpevole ma dotato di una caratteristica innata, cio�, essere fatto per cercare Dio e credere in lui. "Ognuno pecca contro se stesso: nessuno porter� il fardello di un altro" (Sura 6, verso 164).
2) L'uomo � il vicegerente di Dio su questa terra e la vicegerenza di Dio � un compito che riflette il grande onore che Dio concede all'uomo.
3) Siccome l'uomo � il vicegerente di Dio, ha sottomesso a s� tutte le cose in cielo e in terra.
Questo significa che Dio ha creato le leggi della natura in modo che siano sottomesse all'uomo per permettergli di portare avanti il compito del suo sviluppo. "Vi cre� dalla terra e ha fatto s� che la colonizzaste" (Sura 11, verso 61). Uno dei fondamenti della vicegerenza di Dio � lo sviluppo e la costruzione dell'universo in modo che possa servire l'uomo, e non la corruzione e distruzione di ci�.
4) La vicegerenza di Dio � la fiducia e la fede nelle persone (governo) o nella natura (ambiente).
5) Dio ha creato l'uomo in un modo tale che � in grado di spiegare e imparare ogni tipo di conoscenza nel mondo: "Ed insegn� ad Adamo i nomi di tutte le cose"(Sura 2, verso 31). Dio ha perci� spinto l'uomo a riflettere su come � stato creato, su se stesso e su l'universo che lo circonda in modo che possa capire quanto sia alto il soffitto della conoscenza e quanto siano vasti i suoi orizzonti, perch� anche se scoprisse tutte le equazioni del sapere ci sarebbe ancora molto per lui da pensare e da scoprire.
6) Dio ha creato l'uomo "con la forma migliore" (Sura 96, verso 4) "e vi ha plasmati in una forma armoniosa" (Sura 64, verso 3), cominciando dalla cellula vivente con i suoi geni e le sue funzioni, fino alla mente pensante e a tutto ci� che pu� scoprire in termini di conoscenze, capacit� creative e deduttive. "Abbiamo onorato i figli di Adamo" (Sura 17, verso 70). Questo significa che tutti gli esseri umani sono onorati da Dio indipendentemente dal colore, dalla razza o dalla religione.
L'onore conferito da Dio all'uomo nell'Islam � l'onore per l'entit� umana e per il suo ruolo come vicegerente di Dio. Dio ha dato all'uomo favori speciali rispetto a tutto il resto della sua creazione (Sura 17, verso 70). dio ha dato all'uomo la preferenza sugli angeli il cui unico compito � semplicemente di onorare Dio e che ha creato dalla luce, mentre ha creato l'uomo dall'argilla.
Dio ha messo l'uomo nei punti chiave della conoscenza che sono in se stessi attributi divini senza i quali l'uomo non pu� svolgere il suo dovere come vicegerente di Dio. Tali punti chiave comprendono il ruolo dell'uomo come supervisore, controllore e guardiano di se stesso, nella maniera spiegata da Abu Hamid al-Ghazzali (d.1111 A.D.) nel suo libro Ihya' Ulumiddin. L'uomo dovrebbe anche essere giudice e arbitro delle sue azioni e delle sue intenzioni secondo il detto del profeta Mohammed che dice:"Le azioni dovrebbero essere giudicate in base alle intenzioni"; ed in base a ci� che Dio Onnipotente dice:"ch� in verit� Egli conosce il segreto, anche il pi� nascosto".
Sono molte le occasioni in cui le parole divine sono rivolte a coloro che capiscono; persone che posseggono la conoscenza e persone che riflettono.
Quando Dio si rapporta direttamente con l'uomo, quando Dio porta all'uomo una ricompensa o una punizione e rivendica per s� la responsabilit� dell'uomo; quando Di d� all'uomo la responsabilit� delle sue scelte e delle azioni nel mondo e lo fa giudice di se stesso e delle sue intenzioni, egli cos� eleva la sua condizione, lo onora e lo sceglie tra tutte le creature.
Queste qualit� sollevano l'uomo dalla dipendenza cieca e lo elevano al livello di un'obbedienza assoluta a Dio attraverso la ragione, l'apprendimento ed il pensiero. "Sono forse uguali coloro che sanno e coloro che non sanno?" (Sura 39, verso 9). "Tra i servi di Allah solo i sapienti Lo temono" (Sura 35, verso 28).
Andando oltre nel concedere onore all'uomo, la fede in Dio, per l'Islam, non � ereditaria da uno all'altro, per esempio: non si ottiene attraverso l'esecuzione formale di certi rituali, ma viene per una scelta individuale. "Creda chi vuole e chi vuole neghi" (Sura 18, verso 29). N� la fede pu� essere imposta con la forza. "Non c'� costrizione nella religione. La retta via ben si distingue dall'errore" (Sura 2, verso 256). Questo versetto coranico significa che la fede non � e non pu� essere imposta, che non c'� fede con l'obbligo. L'Islam � andato cos� avanti nel rispettare la libert� dell'uomo e il suo agire da solo di fronte a Dio sottolineando la dignit� umana, che ha abolito qualsiasi mediazione tra Dio e l'uomo/la donna. Perci� non c'� alcuna autorit� di un agenzia responsabile per la fede dell'individuo, ma solo la sua stessa autorit� nel mondo e la stessa autorit� di Dio, per sempre, in termini di ricompensa o punizione.
Nel suo libro Al-Islam Aqida wa Sharia (Islam: una fede e una legge) Sheik Mahamud Shaltut, gi� rettore di Azhar, parla di uno che rinnegato l'Islam a causa del seguente versetto del Sacro Corano: "e se qualcuno rinnegher� la fede e morir� nella miscredenza, il loro lavoro non porter� frutto in questa vita e nell'altra. Ecco i compagni del Fuoco: vi rimarranno in perpetuo" (Sura 2, verso 217).
Sheik Shaltut osserva che questo sacro versetto comprende solo due punizioni: una in questo mondo ("il loro lavoro non porter� frutti") e una nell'aldil� ("saranno compagni del fuoco").
L'Islam ha approvato che la punizione in generale, e la pena di morte in particolare, appartiene a Dio durante entrambe le fasi di fondazione dell'Islam ai suoi inizi, nonostante le differenze fondamentali tra questi due stadi: prima durante la fase della Mecca che � stata caratterizzata dalla forza dei pagani e dalla debolezza dei musulmani che non erano che una piccola minoranza indifesa; e in secondo momento durante la fase di Medina quando i musulmani divennero predominanti e fondarono il pi� antico nucleo del loro stato. Tenendo fede al principio secondo il quale la punizione deve essere esclusivamente compito di Dio, i musulmani in entrambi i periodi si sono anche attenuti alla massima che dice di discutere con gli altri nel miglior modo possibile, senza permettere che la trasformazione dalla debolezza alla forza abbia alcun impatto sulla loro aderenza ai principi basilari.
Potrebbe essere inoltre utile notare che il versetto del Corano dice: "se qualcuno rinnegher� la fede e morir�" e non "e verr� ucciso". In questo contesto la morte � un movimento naturale dell'anima verso il suo Creatore, mentre l'uccisione � una morte attraverso un'aggressione o una punizione. Qui dobbiamo chiarire la differenza tra l'apostasia dalla religione da un lato e l'abbandono dell'Islam per unirsi alle file del nemico dall'altro. Il giudizio di apostasia (riddah) � di natura divina in questo mondo ("il loro lavoro non porter� frutti") e nell'aldil� ("saranno compagni del fuoco: vi rimarranno in perpetuo"). Ma abbandonare l'Islam e unirsi ai suoi nemici � un tradimento terreno a cui spetta una punizione terrena definita dalle leggi con verdetti rilevanti per questo che sono promulgati dagli organi giudiziari competenti.
E' conoscenza diffusa che la legislazione islamica sia fondamentalmente basata sul Sacro Corano, la Sacra Sunna e il giudizio razionale e discrezionale che sia in accordo con lo spirito della tradizione tramandata attraverso il consenso (Ijrma'), l'analogia (qiyas), la supposizione di continuit� (istishab), ed � di quest'ultima che si ha pi� bisogno nel 21esimo secolo. La Sharia ha anche posto l'accento su molte cose che salvaguardano la dignit� umana, le pi� rilevanti delle quali sono in ugual misura la protezione e il diritto alla vita.
"A parte il buon diritto, non uccidete nessuno di coloro che Allah ha reso sacri" (Sura 6, verso 151) e la protezione dell'umanit� in senso pi� largo. "Chiunque uccida un uomo che non abbia ucciso a sua volta o che non abbia sparso la corruzione sulla terra, sar� come se avesse ucciso l'umanit� intera. E chi ne abbia salvato uno, sar� come se avesse salvato tutta l'umanit�" (Sura 5, verso 32). La questione centrale qui � preservare la vita. Mille anni prima che Jean-Jacques Rousseau dichiarasse che "Gli uomini nascono liberi" Caliph Ruler Umar ibn al-Khattab afferm� nel suo messaggio al vicer� di Egitto Amr Ibn al-Ass:"Quando hai reso schiave delle persone nonostante fossero nate libere?".
Avendo detto tutto ci�, dovremmo fare una breve pausa prima di giungere ad un punto importante, vale a dire, che l'onore concesso da Dio all'uomo e alla donna, come � detto nel Sacro Corano, � di essere compreso in senso assoluto. L'uomo, sia credente che non credente, sia che si sottometta a Dio o rinunci a lui, viene onorato da Dio. Quindi, l'onore non viene ristretto a un gruppo di persone con l'esclusione dell'altro. Perch� la dignit� umana che deriva dalla volont� e dalla benevolenza di Dio abbraccia tutti gli uomini indipendentemente dalla razza, dal colore, dalla lingua o dalla fede. Dio non � solo il Signore degli ebrei, dei cristiani o dei musulmani. Egli � il Signore di tutti gli uomini di fede, religiosi o non religiosi.
TRADUZIONE DALL'INGLESE