La laicit� in Francia non nasce di colpo nel 1905! Essa � il frutto di una lunga storia, e si potrebbe dimostrare che essa trae la sua fonte nel Cristianesimo stesso e particolarmente nel primato che la Riforma protestante d� alla libert� di coscienza sull�obbedienza ai poteri.
Ma senza risalire cos� lontano, possiamo seguire Jean Baub�rot (1) che distingue due soglie di laicizzazione.
La prima, varcata tra l�inizio della Rivoluzione e la firma da parte di Napoleone del Concordato e degli Articoli organici (1801-1802), si caratterizza per tre tratti essenziali:
� Priva la Chiesa (essenzialmente cattolica) di un certo numero di monopoli. La religione si trova allora confinata in un ruolo particolare, quello del culto e della morale; strati interi della societ� si affrancano da essa, lo stato civile le sfugge di mano; il diritto, la medicina e le scienze si rendono autonomi; l�educazione si stacca poco a poco dalla sua influenza; la vita politica trova la sua indipendenza�
� Accorda tuttavia una reale utilit� sociale alla religione che lo Stato riconosce, sovvenziona e � attraverso questo � controlla in certa misura.
� Instaura un pluralismo religioso che d� uno statuto equivalente a quello della Chiesa cattolica alle Chiese luterane e riformate. Nel 1807, estende questo statuto alla comunit� ebraica.
La seconda soglia di laicizzazione sar� invece varcata realmente un secolo dopo, nel 1905, con la legge cosiddetta di �separazione delle Chiese e dello Stato�, prodotto di quello che si � potuta chiamare �la guerra delle due France�, cattolica da un lato, laica dall�altro � il protestantesimo che aveva avuto allora, da parte sua, una tendenza (per ragioni sia di fondo sia strategiche) a collocarsi dal lato laico.
Per la nuova legge, la religione diventa una questione puramente privata e il suo ruolo sociale non � pi� riconosciuto.
Il protestantesimo �, di primo acchito, fortemente legato alla laicit�. Nell�entourage di Jules Ferry, creatore della scuola pubblica laica, si trovano molti consiglieri protestanti liberali: Ferdinand Buisson, Jules Steeg, F�lix Pecaut (2). Allo stesso modo, una grande maggioranza di protestanti sono favorevoli al principio della separazione delle Chiese e dello Stato (Louis M�jean sar� il principale redattore del progetto presentato da Aristide Briand), anche se temono una legge che limiti l�esercizio della religione� Cos� il protestantesimo francese, se � direttamente associato alla legge del 9 dicembre 1905, ne � e resta il principale �utente� con al suo attivo pi� di 2.500 associazioni cultuali.
Molto chiaramente � l�articolo 1� della legge del 1905 la principale conquista per il protestantesimo francese: �La Repubblica assicura la libert� di coscienza. Garantisce il libero esercizio dei culti�� L�accettazione e la garanzia del pluralismo religioso, l�uscita dalla logica di parit� tra lo Stato e la Chiesa cattolica, sono stati percepiti come la conseguenza logica e l�applicazione della Dichiarazione del 1789 (art. 10): �nessuno pu� essere perseguito per le sue opinioni, anche religiose, purch� la loro manifestazione non turbi l�ordine pubblico stabilito dalla legge�.
Ma allo stesso modo al protestantesimo francese importa vedere affermare la neutralit� dello Stato di cui ha dovuto a lungo e spesso diffidare (3). Cos� accoglie l�articolo 2 della legge del 1905 �la Repubblica non riconosce, non mantiene, n� sovvenziona nessun culto�.
Niente per noi potrebbe mettere in discussione questo duplice pilastro dei rapporti tra lo Stato e le religioni. Questo ci sembra oggi come ieri la base dei rapporti che devono esistere tra lo Stato e i culti vecchi e nuovi (cio� quelli che si sono insediati nel nostro paese dopo il 1905). Riprendiamo la risoluzione del Congresso della Lega dei Diritti dell�Uomo nel 1997: �l�uguaglianza di trattamento deve essere la regola, la legge, unicamente la legge ma tutta la legge, pu� essere il principio basilare di ogni politica pubblica, e , come tutte le religioni, l�Islam deve godere della stessa libert� di culto ma deve subire le stesse limitazioni che impone una legge laica � i suoi fedeli devono imparare a considerare la loro fede in un contesto pluralista e profondamente secolarizzato�.
Ci ritroviamo quindi in una comprensione �positiva� della neutralit� dello Stato; non un rifiuto di rapporti ma una garanzia dell�esercizio della libert� religiosa, che obbliga lo Stato a creare un quadro legislativo e di condizioni che permetta effettivamente la libert� religiosa.
E� quello che, se ho ben capito, ci ha appena detto ieri il ministro degli Interni, ministro dei culti�ma� perch� c�� un �ma�!
Ci vorrebbe ancora che questa legge fosse applicata. Ora noi assistiamo al moltiplicarsi di casi in cui i responsabili dei poteri pubblici non rispettano questa neutralit� che implica la legge. Quando dei responsabili delle Casse di contributi familiari rifiutano le sovvenzioni concesse alle associazioni giovanili con il pretesto che i loro statuti comportano riferimenti a Ges� Cristo che �d� senso alla vita�; quando degli assicuratori rifiutano di assicurare per il rischio civile associazioni cultuali; quando un sindaco dichiara impunemente che un�associazione religiosa che gli causa delle difficolt� � certamente �ispirata dal diavolo�; quando dei responsabili comunali vogliono definire le associazioni cultuali che gli sembrano �moderate� e respingono le altre� dov�� il rispetto della libert� di coscienza che fonda la libert� dei culti?
Se si presentano situazioni di questo tipo � perch� la laicit� deve ancora essere sostenuta, non fosse che riportando alla memoria i testi che la fondano. E� il mio auspicio pi� caro in questo anno di Centenario della Legge del 1905.
E, dato che siamo a Lione, permettetemi di concludere la mia relazione citando il Professor Lahouari Addi, dell�IEP di Lione che nella Revue Projet nel 2001 scriveva:
�Lo spazio pubblico � l�arena sociale nella quale un individuo vive la sua vita privata sotto lo sguardo pubblico degli altri individui privati. E�popolato di cittadini atei, agnostici, cattolici, (protestanti), ebrei, musulmani, ecc., e non da individui disincarnati che non hanno n� storia, n� legami personali o che sono spogliati delle loro identit� sociali e di convinzioni religiose. Se nello spazio pubblico un ateo deve nascondere il proprio ateismo, un cristiano, un ebreo o un musulmano� le proprie convinzioni religiose, vuol dire che non c�� spazio pubblico. Siamo in Afghanistan, o nella Spagna dell�Inquisizione, o nell�Europa del Medio Evo. Nello spazio pubblico, l�individuo si presenta come ebreo, come musulmano, ecc. ed � accettato nella sua differenza che � il segno della sua universalit�. Poich� come scrive Hannah Arendt, l�uomo non esiste, ci sono gli uomini. Cos�� un uomo, se non � agnostico, musulmano, ebreo, cristiano, buddista�? Figura del totalitarismo la cui falsa universalit� � lo stampo impoverente imposto agli individui reali, l�uomo astratto di una laicit� disincarnata � un pericolo per gli uomini cui � rifiutata la differenza religiosa, culturale e linguistica�.
1) La Laicit�, quel h�ritage de 1789 � nos jours? Gen�ve, Labor et Fides, 1990. Histoire de la laicit� fran�aise, Paris, PUF, Que sais-je? 2000.
2) (i protestanti) hanno contato 1.608 scuole, o comunali secondo la legge Falloux (la maggioranza) nelle quali la dottrina protestante era insegnata in maniera soddisfacente. Ma rinunciano, per la maggior parte, a mantenere questa rete e scelgono di fare la �scelta leale� delle leggi laiche (Patrick Cabanel Les protestants et la R�publique, Editions Complete, p. 63).
3) Cos� i protestanti francesi hanno dovuto confrontarsi a lungo con una violenza multiforme, popolare, come nel caso della notte di san Bartolomeo e nel Terrore bianco, o di Stato, uno Stato che tradisce una parte dei suoi soggetti e mette la sua legislazione e le sue forze politiche e militari al servizio della volont� di ritornare all�unit� cattolica. I protestanti non l�hanno dimenticato, tanto pi� che la Rivoluzione non ha per nulla messo fine alle velleit� che portavano nella stessa direzione: a tre riprese, la Restaurazione, (compreso sotto il moderato Luigi XVIII), il Secondo Impero degli anni 1852-1859, l�Ordine morale poi il regime cosiddetto del 16 maggio 1877 (sotto il maresciallo Mac-Mahon), per tacere dello Stato francese, nel 1940, hanno manifestato una evidente simpatia per il cattolicesimo e moltiplicato le angherie verso i protestanti e la loro libert� di evangelizzazione e di culto. Cos� questi ultimi � e in questo sta forse la loro principale caratteristica � hanno imparato a diffidare dello Stato, quando cerca di mettere le mani nel campo della coscienza e si immischia nella religione; e a detestare, come radicalmente pericolosa per loro, ogni alleanza del politico e del cattolicesimo. Le scelte appassionate in favore dell�anticlericalismo e della laicit� sono perci�, tra le loro fila, una specie di seconda natura, anche se non li hanno mai confusi con l�irreligiosit� o l�antireligiosit�, contrariamente a molti anticlericali di origine cattolica. (Estratto P.Cabanel, Les Protestants et la R�publique, citation p. 30)
TRADUZIONE DAL FRANCESE