Sono lieta di dare il benvenuto, a nome della Regione Umbria, ai partecipanti a questo importante incontro internazionale di dialogo per la pace.
Tutti animati da forte tensione morale e da un impegno di �progettualit� nuova�, nello sforzo comune di dare un contributo credibile alla costruzione di una comunit� mondiale pi� giusta e a misura d�uomo, a rifiutare irrazionalit� e fondamentalismi ed a contrastare la tendenza a chiudere l�atto di fede nell�intimismo e nelle emozioni.
Ricorrono i 20 anni dallo storico incontro delle religioni mondiali per la pace voluto da Giovanni Paolo II ad Assisi nell�ottobre 1986. Assisi e l�Umbria, terra di San Francesco, e, quindi, con una responsabilit� in pi� sul terreno della pace e del dialogo tra le culture.
Il nuovo secolo si � aperto con una dichiarazione di solidariet� ed una determinazione senza precedenti a liberare il pianeta dalla povert�, facendo esplicito riferimento alla esigenza inderogabile di farsi prima di tutto carico di quel continente �silenzioso�, ma che riassume i drammi di questo nostro millennio, con il suo carico di sofferenza e di rassegnazione, che si chiama Africa.
Nel 2000 la Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite, ha impegnato i paesi presenti � sia ricchi che poveri � a fare tutto il possibile per eliminare la povert�, promuovere la dignit� umana e l�uguaglianza e conseguire gli obiettivi della pace, della democrazia e della sostenibilit� ambientale. A 5 anni di distanza dall�11 settembre 2001 il mondo intero � invece ancora alle prese con una drammatica crisi. Nelle aree pi� diverse del pianeta, ed in particolare nel Medio Oriente, la spirale di violenza innescata dal terrorismo ha continuato a produrre tragedie, lutti e disperazione.
Ritengo tuttavia che, dalla recentissima e sanguinosa guerra in Libano, siano arrivati a tutti noi anche segnali nuovi e positivi che faremmo un errore gravissimo a non vedere e valorizzare. Questa guerra potrebbe intanto aiutarci
1. a prendere finalmente atto che il solo uso della forza militare non ha sconfitto il cancro del terrorismo, non ha reso il mondo pi� libero e sicuro e non rappresenta una strada che si pu� percorrere come alternativa all�azione diplomatica ed all�assunzione di chiare responsabilit� politiche di fronte a problemi irrisolti. Tanti morti libanesi e tanti morti israeliani, la maggior parte dei quali civili, non hanno rimosso nessuna delle questioni che avevano mosso eserciti regolari e gruppi armati di varia natura.
2. Questa guerra pu� contribuire a convincerci definitivamente che l�ONU non � una inutile organizzazione capace soltanto di consumare risorse, ma rappresenta l�unico presidio di pace e di dialogo esistente, l�unica alternativa all�unilateralismo miope di questi anni. E che una riforma delle Nazioni Unite che renda questa istituzione pi� autorevole, democratica ed efficiente rappresenta la priorit� delle priorit�.
3. Questa guerra ci ha riproposto e lo ha fatto in particolare per noi Italiani ed Europei, il tema dell�etica della responsabilit�, del farsi carico che � l�imperativo etico del nostro tempo, un imperativo che deve trovare un terreno fertile nella politica, nell�economia, nella riflessione teorica laica e religiosa. Ci ha dimostrato che la pace ed il dialogo sono valori da coltivare, ma sono anche obiettivi da perseguire con azioni concrete, di natura politica e diplomatica e da consolidare facendosi carico anche di affrontare passaggi rischiosi, ma inevitabili, come quello della decisione di essere la spina dorsale della forza internazionale di interposizione che dovr� garantire la prosecuzione del lavoro diplomatico.
Resta ovviamente il dato che senza operare, secondo la visione della dichiarazione del millennio, verso l�eliminazione della povert�, dell�esclusione, del razzismo, dell�intolleranza religiosa non � possibile costruire la pace ed una maggiore sicurezza mondiale.
La crescente multietnicit� della societ�, anche di quella umbra, � una delle grandi sfide ed opportunit� del nuovo millennio. Un fenomeno del quale non abbiamo paura, al contrario di chi continua a parlare di una Italia e di una Europa superiori, monoculturali e con una religione di Stato.
In un periodo in cui aumentano i rischi di deriva verso uno �scontro delle civilt��, sempre pi� decisiva si rivela la sfida relativa al come creare societ� inclusive e differenziate dal punto di vista culturale e cresce, pertanto, la importanza della educazione interculturale, da affiancare alle azioni contro la esclusione e la discriminazione economica e sociale.
Oggi una componente significativa della popolazione presente nel nostro territorio proviene da altre tradizioni culturali, una parte degli stessi cittadini italiani professa una religione diversa da quella cattolica ed accanto alle confessioni e comunit� tradizionali si sviluppano nuove confessioni e nuove comunit�. Anche l�Umbria non � pi�, se lo � mai stata davvero, una entit� monoculturale e monoreligiosa .
Scegliere di conoscersi, incontrarsi nel grande mondo ancora ferito da troppe guerre alcune delle quali dette �di religione�, e nelle piccole realt� territoriali come le nostre, per imparare a convivere pacificamente tra etnie, religioni e culture diverse �, dunque, doveroso e possibile.
La religione che pure � stata, e talvolta � ancora, motivo di contesa e lacerazione, pu� rappresentare (si vuole qui fare riferimento allo �spirito di Assisi�) una ragione di incontro fecondo , di mutua valorizzazione, uno spazio di relazione e di scambio fra quanti, con linguaggi diversi e forme differenti, si interrogano su Dio e sui diritti dell�uomo.
Va quindi offerto spazio al protagonismo di quella �societ� civile mondiale� che attraverso il dialogo tra le culture e le religioni intende testimoniare che �un altro mondo � possibile� e cos� opporsi alle guerre ed al terrorismo.
Nel processo, in corso, di costruzione europea, grande importanza rivestiranno per il resto del mondo i modelli di definizione di identit� culturale che sapremo elaborare. Una definizione non isolazionista ,ma che punti, al contrario, sulla complementariet�, sugli scambi fra culture, incentrata non sulla esclusione ma su un principio di inclusione. La globalizzazione ci deve spronare a valorizzare e promuovere tutte le singole culture nella loro diversit� e originalit�.
La riscoperta delle nostre radici, in parte comuni, ci permetter� di comprendere e di apprezzare in pieno il valore delle nostre diversit�, rendere effettivo il riconoscimento dei diritti medesimi. L�Europa per la quale l�Umbria si sente impegnata non � una fortezza economico-finanziaria, ma un soggetto politico, sociale ed istituzionale dinamico nei suoi rapporti interni ed aperto al resto del mondo, cominciando da quella parte che si affaccia da sud sul Mediterraneo.
L�impegno per la pace � parte integrante dell�identit� dell�Umbria. La costruzione, la partecipazione attiva ed il sostegno ad iniziative orientate in tal senso sono parte essenziale dell�impegno politico ed istituzionale della Regione Umbria.
Questo impegno muove dall�universalit� del messaggio di San Francesco d�Assisi, rilanciata ripetutamente da Papa Giovanni Paolo II e dall�attuale Pontefice nei loro appelli per la pace, per il dialogo interreligioso e contro la guerra;
dall�attualit� del pensiero e del messaggio non violento di Aldo Capitini;
dal ruolo acquisito dall�Umbria come terra di pace sulla scena internazionale grazie ad iniziative quali questo incontro interreligioso, le Assemblee dell�Onu dei Popoli, la Tavola della Pace, le Marce Perugia � Assisi;
dal diffuso impegno di molti Comuni umbri e delle due Province nel campo delle relazioni di �diplomazia dal basso�;
dall�articolato impegno del mondo associativo e del volontariato, laico e cattolico, nei campi della immigrazione, dell�aiuto umanitario e della cooperazione allo sviluppo.
La costante ricerca di un punto di equilibrio tra l�iniziativa della Regione e del sistema delle autonomie locali umbre ed il sostegno all�autonoma attivit� di elaborazione e di iniziativa di associazioni e movimenti nazionali con forte radicamento in Umbria � il riferimento essenziale per tale impegno. Un impegno che intendiamo continuare a svolgere anche accogliendo e rilanciando, per la parte che ci spetta, ancora una volta, grazie alla Comunit� di Sant�Egidio, quello �spirito di Assisi� che Giovanni Paolo II ci invit�, 20 anni fa, a diffondere e far vivere.