Riccardo Di Segni Rabbino Capo di Roma, Italia
Le regole religiose ebraiche disciplinano con molta precisione ogni momento della vita. Per iniziare questo intervento vorrei citarne una, poco nota, ma molto pertinente al nostro tema. Al mattino � richiesto a ogni ebreo, dopo essersi lavato e vestito, di recitare le preghiere. Ebbene la regola che ci interessa � quella che proibisce di salutare gli amici prima di recitare le preghiere. Pu� sembrare una regola dura e molto scortese, ma bisogna conoscerla meglio. Il saluto comune tra ebrei � l'espressione shalom `alekhem, "la pace sia su di voi", o pi� semplicemente shal�m, pace. E' questo il saluto proibito prima delle preghiere, mentre invece dirsi "buon mattino" o cose simili si pu� fare. E perch� proprio l'invocazione della shal�m � proibita in quel momento? Spiegano i commenti: shal�m non � una parola qualsiasi, � un nome di D. Salutare una persona con il nome di D. � un modo speciale di onorarla, ma siccome prima di ogni cosa bisogna onorare il S. Benedetto, prima si prega, per onorare D. poi ci si rivolge agli esseri umani. (Shulchan 'Arukh, Orach Chayim 89:2, Mishn� Berur� ibid. n. 11). Sempre per lo stesso motivo, quando anticamente si andava alla tenne, nelle parti interne delle terme, dove si stava spogliati, non era permesso salutarsi (TB Shabat 10b S. A. Orach Chayim 84, Mishn� Berur� 84 ibid. n. 6) Queste regole minori e in qualche modo sofisticate sono un esempio di applicazione concreta di un presupposto culturale e tradizionale molto importante, che fa della pace un nome divino. Il Talmud (TB Shabat 10b) dimostra l'origine biblica di questa associazione, in base al verso di Giud. 6:24 dove � detto che "Ghidon �il giudice Gedeone- costru� un altare al Signore e lo chiam� Hashem Shalom". Che la pace sia un nome divino � un concetto condiviso con il Cristianesimo e se non erro anche con l'Islam, tutti quanti legati ad una stessa tradizione. A questo punto per chiudere il cerchio e il ragionamento, ricollegandoci al tema della nostro incontro, sarebbe facile concludere che desiderio di D. � automaticamente desiderio della pace, in quanto D. � pace e lo � per tutti. Ma le cose non stanno affatto semplicemente cos�, come la storia e l'attualit� dimostrano ampiamente, a dispetto delle buone intenzioni del nostro convegno. Preparandomi a questa breve relazione ho pensato molto all'impostazione da darle. Avrei potuto proseguire con una dissertazione sulla bellezza dell'identit� D.-pace, ma preferisco piuttosto insistere sulla problematicit� e il paradosso di questa identit�. E' molto bello ritrovarci di nuovo tra rappresentanti di fedi differenti, proprio in questa citt�, per mostrare a noi e al mondo che la convivenza pacifica � un progetto possibile. Ma nello slancio dell'entusiasmo si rischia di fare una bella esercitazione di buoni sentimenti, staccati dalla realt�. Non ha senso parlare della pace divina se si ignora che in nome di D. sono state condotte guerre sanguinose tra religioni differenti e all'interno le stesse religioni. Questa non � solo storia passata, che si pensava sepolta dalla nuova maturit� del dialogo, ma � anche una triste e terrificante realt� che agli inizi del XXI secolo riesplode con tutta la sua drammaticit�. In nome di D. si fanno le guerre, il pi� delle volte dimenticando o adattando a proprio comodo il messaggio di pace proprio di ogni tradizione; qualche altra volta invece si invoca, in un coro maldestro e stonato, la pace di D. e si abusa dell'autodefinizione di pacifisti, ma non per fare la pace, quanto per sostenere una delle parti in conflitto, cancellandone spudoratamente l'aspetto guerrafondaio. E' un fenomeno diffuso nella scena politica, e che spesso si manifesta �come � successo anche pochi giorni fa- proprio intorno a questa citt� di Assisi, abusandone del nome e della tradizione. Non basta dire Assisi, non basta dire pace; il nome di D. non va pronunciato invano. L'uso disonesto e blasfemo del tema religioso della pace deve essere denunciato. E allora bisogna tornare a qualche chiarimento di base. Avere una fede, cercarla, avere desiderio di D. non � condizione necessaria n� condizione sufficiente per perseguire la pace. In questa prospettiva non vantiamoci della nostra fede religiosa o della nostra domanda di fede, perch� anche senza di questa, e qualche volta anche pi� facilmente senza di essa si pu� arrivare ad un impegno di pace con un percorso e un impegno laico, che non ha necessariamente bisogno di D. Ed � questo il motivo per cui devo dire che ho sempre avuto qualche perplessit� sul modello ideale dell'incontro di Assisi perch� se da un lato � opportuno che le religioni ragionino insieme per la pace, dall'altro non � la divisione tra credenti e non credenti la premessa e la discriminante per avere la pace. Chi cerca e trova D. attraverso una delle nostre religioni deve fare i conti con una identit� forte che nella sua struttura ideologica e nella sua realizzazione storica non � necessariamente pacifica, almeno in senso politico. Perch� la pace come nome divino di cui parlano le nostre religioni � un concetto complesso. Il sostantivo ebraico shal�m deriva da una radice che indica la completezza, l'integrit�; shal�m nella Bibbia � integrit�, incolumit�, salute, pace, concordia, amicizia (Mandelkern). Nella Bibbia ricorre circa 200 volte. Ci sono diversi tipi di pace; nella nostra discussione noi abbiamo sullo sfondo come tema prevalente la dimensione politica della pace, ma la pace investe altri piani e altre dimensioni. Un filosofo ebreo spagnolo dell'inizio del XV secolo, Yosef Albo ('Iqqarim 4:51) ha commentato questi diversi aspetti. La dimensione dello shal�m � quella in cui si compensano gli opposti; per le anime dopo la morte c'� shal�m (Gen 15:15) nel senso che si uniranno con gli spiriti superiori e in questa unione persisteranno in godimento spirituale; per questo come dice Isaia 57:21, "non c'� pace per i malvagi", mentre "c'� una grande pace �shal�m rav- per coloro che amano la tua Tor�", Salmi 119:165; il patto di pace stabilito con il sacerdote Pinchas (Numeri 25:12), che non era propriamente un pacificista, per chi conosce il racconto biblico, rappresenta un vincolo eterno, o di convivenza corpo anima oltre la morte (se si accetta una proposta di identificazione tradizionale di Pinchas con Elia). E allora perch� il nome di D. � pace? Spiega Albo: perch� nell'essenza divina si realizza l'assenza di opposti e di contrasti che caratterizza tutti coloro che sono esseri creati. E' il S. che � pace che " 'os� shal�m bimrom�v" (Giobbe 25:2), realizza la pace e l'armonia nella sue altitudini, e noi Lo invochiamo quotidianamente perch� realizzi su di noi la stessa pace. Passeggiando per le strade di Assisi potrete vedere esposta nelle botteghe di souvenir quella che qui chiamano la "preghiera di S. Francesco", una sorta di strana e non tanto pacifica appropriazione che pone non poche perplessit� ad un ebreo che sa che si tratta del testo biblico di Numeri 6:26-28 della benedizione sacerdotale, che ogni giorno viene ripetuta nelle nostre Sinagoghe, come un tempo era recitata nel Tempio di Gerusalemme. Questa benedizione � una successione di tre versi, in ebraico rispettivamente di 3-5-7 parole: "Il Signore di benedica e ti custodisca; Illumini il Suo volto verso di te e abbia grazie di te; Volga benignamente a te il suo volto e ti dia la pace". Pace, shal�m, � appunto l'ultima parola di questa formula. Proprio Albo spiega che il primo verso riguarda i beni materiali, il secondo quelli spirituali; e affinch� la benedizione non crei contraddizione ma piuttosto concili le due dimensioni � necessaria l'invocazione finale della sintesi armonica, che � appunto quella dello shal�m. Un maestro del Chasidismo spiegava che si realizza un grande precetto religioso facendo far pace tra due persone che litigano; ma ce n'� uno ancora pi� grande che � quello di far pace tra il proprio corpo e la propria anima. Proviamo a tirare qualche conclusione da questa analisi. Molto chiaramente dobbiamo ammettere che la pace di cui parlano le religioni non � sempre quella politica, molto spesso � una dimensione interna e personale di armonia spirituale; non necessariamente quest'ultima si traduce in volont� di pace politica; le religioni non sono macchine di pace in questo senso, anzi possono diventare macchine di guerra. La ricerca e il desiderio di D. non ci conduce automaticamente alla pace politica, anzi ce ne pu� allontanare. Ma ogni sistema religioso possiede tradizioni nobili e radicate sull'urgenza e l'importanza della pace, ed � su queste che bisogna concentrarsi. E allora dobbiamo costruire un sistema di vigilanza, un apparato educativo, un modello integrativo di identit� religiosa che tenga presente questa contraddizione con i suoi rischi, e che sia in grado di chiarirla e contrastarla. Questo dovere di vigilanza � tanto pi� urgente oggi, quando vediamo, a differenza degli orrori del secolo scorso, che il ruolo delle religioni nel promuovere le guerre sembra ritornato in auge rispetto al ruolo che gli Stati nazionali avevano al loro posto in passato. C'� una sorta di decalogo di Nachman di Bretzlav sul tema della pace: il perseguire la pace porta, a chi lo fa, onori in questo mondo e una buona ricompensa nel mondo futuro; la pace si realizza attraverso la verit�; l'educazione fa crescere la pace; le preghiere non vengono ascoltate se non c'� pace; la pace � il segno della buona vita; il perseguire la pace salva dalla morte e dall'esilio; le benedizioni arrivano attraverso la pace; quando c'� la pace non c'� il terrore; persino i malvagi che vivono in pace godono di prosperit�; la pace � un segno di prosperit�. (Sefer hamiddot pag. 152-153) Se shal�m � un nome di D. anche em�t, la verit� � un suo attributo. I nostri Maestri insegnano che il mondo si poggia su tre cose: sulla giustizia, sulla verit� e sulla pace (Avot 1:18). Ciascuno dei tre pilastri � insostituibile. La domanda di D., che passa anche per l'imitazione dei suoi attributi e l'obbedienza ai suoi precetti, non pu� fare a meno di un impegno organico su tutti questi punti. Le scorciatoie non esistono o sono pericolose. Se deve esserci un segnale comune da lanciare in questo luogo e in questo momento, � quello dell'onest�, della coerenza, della vigilanza, della ricerca della verit� e della giustizia, che sono e devono essere le parti essenziali di un programma di crescita religiosa, che altrimenti rischia di diventare un turbine di fuoco distruttivo.
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