Un parlare di Dio che � sensibile alla sofferenza: memoria passionis.
Dal punto di vista cristiano, vorrei presentare anche qui ci� che
il teologo cattolico di M�nster, Johann Baptist Metz, ha sviluppato quale memoria passionis . Lui propone l�idea della compassione come programma mondiale del cristianesimo. Oggi si parla spesso di lotta tra le religioni e culture, del cosiddetto clash of civilizations come lo definisce Samuel Huntington; e le nuove guerre nel Medio Oriente sembrano darne la prova.
Ma consultiamo le tradizioni e i testi fondamentali dei vari mondi delle religioni e culture in una societ� globalizzata. "Oggi, tanti favoriscono � soprattutto nella cultura occidentale, in questa era postmoderna, in questa stagione del �Nietzsche atmosferico�, in questo tempo di un ateismo filoreligioso � la "soluzione morbida"
di una religione senza Dio, di una religione dopo la "morte di Dio". Metz si chiede se questo tipo di religione senza Dio non appare molto pi� tollerante e compatibile con il pluralismo rispetto al ricordo di un Dio biblico che � tramandato come il Dio della storia e delle leggi. Metz si esprime a favore della "soluzione dura", cio�
a favore della centralit� del ricordo di Dio nelle tradizioni bibliche e di una forma di responsabilit� nell�era del pluralismo che � consona
a questo ricordo di Dio.
Oggi, con la globalizzazione ed il conseguente pluralismo costituzionale, il "principio" monoteistico della tradizione biblica � infatti un principio universalistico. Soltanto essendo un argomento che riguarda l�umanit�, Dio � un argomento. Gli dei sono pluralizzabili e regionalizzabili, ma non Dio, non il Dio biblico. Egli � il "mio" Dio soltanto se contemporaneamente pu� essere anche il "tuo" Dio; � il "nostro" Dio.
Il parlare del Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe, che � anche il Dio di Ges�, non � l�espressione di un monoteismo astratto, ma di un monoteismo "debole" e vulnerabile. In fondo � un parlare di Dio che � sensibile alla sofferenza.
Perci� � un parlare di Dio che pu� accertarsi della sua pretesa universale soltanto attraverso la domanda sulla sofferenza, attraverso la memoria passionis, attraverso la memoria della sofferenza, soprattutto della sofferenza degli altri, persino dei nemici. Questo parlare di Dio pu� essere universale e perci� importante per tutti gli uomini soltanto se, nel suo nucleo, � sensibile alla sofferenza altrui. Un tale universalismo � antitotalitario e compatibile con il pluralismo.
La lotta per questo monoteismo � di un�importanza determinante nei conflitti culturali attuali � per esempio tra la cultura politica occidentale e quella dei paesi islamici. Non ha senso voler tralasciare il "principio monoteistico" in questa lotta. Si tratta piuttosto di fare appello alle caratteristiche di questo monoteismo sensibile alla sofferenza e di rivendicarle � da parte degli ebrei, dei cristiani e dei musulmani.
Laddove avviene un tradimento storico del monoteismo biblico, quando si ricorda soltanto la propria sofferenza e si dimentica la sofferenza altrui, risvegliando o rafforzando situazioni di odio e di violenza, allora avvengono conflitti come nell�ex Jugoslavia, nell�Irlanda, nel Libano, nel mondo arabo, nel conflitto israelo-palestinese. Ci� che rende la costruzione del muro in Israele preoccupante e pericolosa � il fatto che le societ� vengono talmente separate che gli israeliani e i palestinesi non possono pi� vedere, percepire, rispettare e far propria la sofferenza altrui e farsene carico.
2. La sensibilit� alla sofferenza come stile di vita di Ges�
A questo punto mi sia concesso di presentare il messaggio di Ges� e la nostra responsabilit� universale. Lo sguardo di Ges� non era primariamente rivolto al peccato dell�altro ma alla sua sofferenza.
Il cristianesimo � cominciato come comunit� di ricordo e di racconto nella sequela di Ges� il cui primo sguardo era rivolto alla sofferenza altrui.
Questa sensibilit� fondamentale per la sofferenza altrui caratterizza lo stile di vita di Ges�. Chi accetta "Dio" nel senso di Ges� accetta anche che i propri interessi siano scossi dalla disgrazia dell�altro, come espresso dalla parabola del "buon samaritano" con la quale Ges� si � iscritto nella memoria dell�umanit�.
Forse siamo diventati sordi di fronte alla profezia dei sofferenti. Non dovrebbe risuonare nelle nostre orecchie la parabola del giudizio finale (Mt 25): "Signore, quando mai ti abbiamo veduto sofferente?" E Ges� risponderebbe: "In verit� vi dico: ogni volta che avete o non avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli pi� piccoli, l�avete o non l�avete fatto a me." � qui che si fa vedere un patto mistico tra la Passio di Ges� e le passioni dei sofferenti di questa terra.
3. Compassione come programma mondiale del cristianesimo
Metz propone dunque la parola compassione come parola chiave per un programma mondiale del cristianesimo nell�era della globalizzazione e del conseguente pluralismo istituzionale dei mondi delle religioni e culture. Con compassione non intende un vago "senso di condivisione" dall�alto o dall�esterno, bens� un compatire quale percezione partecipante e vincolante della sofferenza altrui, quale memoria attiva della sofferenza degli altri. Questo atteggiamento cambia la prospettiva; si comincia a vedere e percepire la sofferenza degli altri che soffrono e sono in pericolo lasciandosi richiamare al proprio dovere e guidare nel proprio agire da questa sofferenza. Cos� avviene la liberazione dell�io dall�egoismo all�atteggiamento di Ges� di una mistica
della compassione: passione di Dio che � sperimentata come compassione, come mistica degli occhi e dei cuori aperti e vedenti.
A. Questo spirito di compassione vuole essere ispirazione e motivazione per una nuova politica della pace. Percepire la sofferenza altrui � fino alla sofferenza dei nemici � e tenerne conto nel proprio agire, ecco il presupposto di una politica della pace promettente nelle nostre condizioni globalizzate. L�impegno a vedere non soltanto le sofferenze proprie o del proprio popolo, ma anche degli stranieri, persino dei nemici, e a prenderle come criterio per il proprio agire politico in favore della pace provoca un cambiamento del pensare ed agire politico che non parte pi� dai criteri di una "guerra giusta" ma dal compito vincolante di una "pace giusta" per tutti .
B. Lo spirito di compassione pu� anche provocare una nuova politica del riconoscimento. Potrebbe trasformarsi da un discorso pi� o meno infruttuoso in un nuovo rapporto degli uni con gli altri, con i minacciati e gli esclusi, con le vittime sociali e culturali della globalizzazione.
Nella nostra societ� della comunicazione avanzata domina la logica dei rapporti del mercato, dello scambio e della concorrenza. Le societ�, invece, che partono da una logica della compassione, dal percepire della sofferenza altrui, hanno la chance di rompere con questa logica tradizionale.
C. Lo spirito di compassione si impegna per l�uguaglianza di tutti gli uomini. "Non vi � alcuna sofferenza che non ci riguardi." Il cristianesimo rimanda pubblicamente all�autorit� dei sofferenti, soprattutto di coloro che soffrono ingiustamente e innocentemente. Quest�autorit� dei sofferenti sarebbe l�autorit� interna di un ethos globale, di una morale mondiale, che vincola tutti gli uomini, prima ancora di ogni votazione o appartenenza, e che perci� non pu� essere raggirata o relativizzata da nessuna cultura o religione e da nessuna Chiesa.
D. Infine, lo spirito di compassione protesta contro un pragmatismo politico che si stacca dalla memoria della sofferenza diventando cos� moralmente sempre pi� cieco. Esso provoca una nuova politica della memoria in tempi di amnesia culturale resistendo alla smemoratezza della libert� moderna che in definitiva non pu� che costruire la propria felicit� sull�oblio spietato delle vittime.
� soltanto un sogno, tutto questo? Se guardo a San Francesco di Assisi e alla Comunit� di Sant�Egidio, direi di no. Perch� loro dimostrano che questa utopia pu� diventare realt�, come provato dall�accordo di pace tra i partiti rivali nel Mozambico nel 1992.
Per questo vale la mia arringa per un ethos globale della compassione. Certo, l�autorit� dei sofferenti � un�autorit� "debole" ma facilmente comprensibile da tutti gli uomini se non si ostacola una possibile riconciliazione con continue "costrizioni materiali".
4. "Ecumenismo della compassione"
Sar� questa la cultura mondiale del pi� piccolo denominatore comune? Direi di no. Se nelle varie culture le religioni si uniscono per un "ecumenismo della compassione" introdurranno una prassi di comune responsabilit� per il mondo che si contrappone continuamente al razzismo e alla xenofobia, a ogni sorta di religiosit� nazionalistica o puramente etnica con le sue ambizioni di guerre civili, ma anche alla loro alternativa fredda di una societ� mondiale nella quale l�uomo "sempre pi� sparisce nei sistemi deserti dell�economia, della tecnica con le sue tecnologie di cultura e di comunicazione, una societ� mondiale nella quale la politica internazionale deve cedere il suo primato all�economia mondiale con le sue leggi del mercato da tempo slegate totalmente dall�uomo". La domanda dei sofferenti potrebbe essere la base di una coalizione della religione per salvare e promuovere nel nostro mondo la compassione sociale e politica. Proprio a questo servono le trattative per la pace e le preghiere per la pace nello spirito di Assisi. In questo senso il nostro incontro � anche un avvenimento di portata politica.
Come cristiano vorrei ricordare la passione di Ges� e il suo discorso sul giudizio finale (Mt 25) che fonde la passione dei bisognosi e dei sofferenti con la stessa passione di Ges�. Nella mistica della compassione si avvera in maniera drammatica l�incontro con la passione di Cristo. � proprio qui che si verifica � o non si verifica � la sequela.
5. Memoria passionis et resurrectionis
Questa teoria di J.B. Metz, a mio avviso, va completata e ampliata in una memoria passionis et resurrectionis. L�elemento della sensibilit� alla sofferenza andrebbe completato da una capacit� universale di speranza che si basa sul messaggio della risurrezione di Cristo.
Ritengo un segno profetico il fatto che due filosofi ebrei ci abbiano offerto delle opere che andrebbero rideclinate in vista di quest�obbiettivo. Penso al "Principio della speranza" di Ernst Bloch e al "Principio della responsabilit�" di Hans Jonas. Potrebbero mobilitare il potenziale di speranza contenuto nel messaggio cristiano e nel monoteismo biblico affinch� � andando al di l� del bisogno e della miseria dei sofferenti � raggiunga un atteggiamento di amicizia con i poveri, bisognosi ed i sofferenti di questa terra.