Paul Matar Arcivescovo maronita di Beirut, Libano
Cari amici,
mi � stato chiesto di presentarvi una lettura dell�ultima guerra contro il Libano, da un punto di vista, o secondo una prospettiva maronita. Ho subito pensato che bisognava cambiare il titolo proposto, visto che i Libanesi cercano di avere un�unica lettura degli eventi che hanno colpito il loro paese, ed anche di trovare all�attuale crisi delle soluzioni riconosciute da tutti, e radicali, se possibile. Preferisco quindi cercare di fare una lettura razionale di questa guerra che appartiene al dominio della pura irrazionalit�, senza per questo essere obbligato ad astrarmi dal mio essere Maronita, come se bisognasse farlo per essere un buon Libanese, o per garantire una visione pi� obiettiva delle cose. Bisogna per caso ricordare che il progetto del Libano, � stato dalle origini il solo progetto desiderato dai Maroniti? Certamente il Libano � opera di tutti i suoi cittadini, di tutte le sue comunit�. Ma se mi fate domande a proposito della sensibilit� maronita riguardo al Libano, mi piace rispondere facendo riferimento a una riflessione fornita un giorno dal mio predecessore nella Sede Episcopale di Beiruth, Monsignor Ignace ZIADE: Se i Maroniti � ha detto � vogliono qualcosa in Libano e del Libano, non lo vogliono soltanto per loro, ma anche per tutti i Libanesi. Essi vogliono con tutti i Libanesi, un paese sovrano, libero e democratico, una partecipazione di tutti alla gestione del potere, senza discriminazioni di sorta; un paese che assicuri l�uguaglianza a tutti i suoi cittadini, maggioritari o minoritari, in uno stato di diritto saldamente stabilito; vogliono un Libano solidale con i paesi arabi fratelli, aperto ai valori del Cristianesimo universale e dell�Islam universale; un paese di coesistenza e di dialogo tra le culture, che abbia in questo campo una missione da compiere e un messaggio da irradiare per il mondo intero.
- I � Ma cosa succede oggi nel paese dei Cedri? Il nostro paese soffre di una crisi endemica che gli � peculiare? Non � il solo paese in stato di guerra o di armistizio con Israele, n� l�unico paese che ha dei territori occupati da Israele nella regione. Tuttavia soltanto alla frontiera del Libano le linee blu diventano rosse, e le aggressioni israeliane continuano a uccidere la gente, a minacciarla senza sosta, perfino a umiliarla. Per approfondire la comprensione di questa situazione, � utile distinguere in Libano, tra la nazione Libanese o il popolo Libanese da una parte, e dall�altra parte lo Stato che � stabilito in questo paese, il cui ruolo consiste nel servire questa nazione e nel proteggerla. Dunque, se lo Stato denuncia delle crepe nel suo ruolo di guida e di protettore, o anche di gestore della societ� libanese, possiamo invece essere fieri della solidit� del popolo Libanese stesso, del suo attaccamento alla sua unit� e ai suoi valori umani e nazionali. Cos� capite la ragione per cui la nostra speranza nel Libano resta cos� forte, malgrado tutte le difficolt�. Questo paese ha resistito al tempo, a tutte le invasioni, a tutte le incursioni nei suoi affari. Oggi esso sapr� rialzarsi, malgrado tutto. Questo � per noi come un atto di fede, un assioma che guida tutti i nostri impegni per il futuro, una visione fondata su acquisizioni reali della nostra storia. In effetti il Libano � stato forgiato da tutte le sue comunit�, grazie a contributi concomitanti o successivi che miravano a consolidarlo nella sua indipendenza e nella sua vocazione di campione delle libert�. Tutti l�hanno servito e lo servono ancora: i Drusi, i Cristiani, i Sunniti e gli Sciiti. Tutti hanno forgiato la sua identit� e la sua vocazione di apertura. Che in questa sede sia sufficiente, e senza attardarci troppo sul passato, guardare con emozione e fierezza i gesti di solidariet� di cui i Libanesi hanno dato prova durante quest�ultimo mese di guerra nel loro paese. Gli sfollati sono stati accolti dai loro fratelli delle altre regioni e delle altre confessioni, nel modo pi� amabile, e talvolta ci� � avvenuto malgrado le divergenze di opinioni politiche riguardo alla guerra stessa o alle sue circostanze. Abbiamo tutti visto in questo avvicinamento tra le comunit�, nel loro dialogo aperto, dei semi di un�armonia pi� grande che deve venire. Il popolo Libanese � dunque una realt� storica, una realt� presente, e una realt� per l�avvenire. La nazione Libanese � un fatto storico della nostra regione. Niente potr� dissolverla o cambiarle il volto, malgrado le difficolt� attuali. Il Libano rimarr�, il Libano uscir� vincitore da questa crisi, e sempre pi� forte. Ecco dunque la forza della nazione Libanese. Ma cosa potremo dire riguardo allo Stato stabilito nel paese; chi si ritiene che serva la nazione e le garantisca i suoi diritti, che preservi il suo avvenire? Bisogna riconoscere all�inizio che il Libano � stato governato da secoli da principi sorti dal suo popolo, perfino sotto le dominazioni straniere. La sua relativa autonomia nel XIX secolo, malgrado le circostanze che hanno accompagnato il suo stabilirsi, ha costituito in qualche modo una preparazione alla creazione nel 1920 dello Stato del Grande Libano, Stato che ha conosciuto la sua totale indipendenza nel 1943. Tuttavia, nel corso di queste epoche, la storia dello Stato Libanese non ha conosciuto solo giorni di gloria. Siamo perfino obbligati a riconoscere che questo Stato si � distinto piuttosto per la sua debolezza. La democrazia in Oriente non � una cosa facile, soprattutto quando si tratta di una democrazia partecipativa che suppone una maturit� politica, un acuto senso civico e una resistenza alle varie tentazioni di corruzione. C�� da chiedersi se mai la nazione del Libano ha avuto lo Stato che si meritava. Certi ideologi del giorno d�oggi si sono perfino spinti a pensare che la forza del Libano risiedeva nella sua debolezza. Volevano intendere con questo che il nostro paese non doveva impegnarsi nelle lotte armate contro Israele ma che poteva contribuire a ristabilire i diritti Palestinesi e Arabi con la sua diplomazia. Oggi la tentazione consiste nel passare a un atteggiamento diametralmente opposto, che esige che il Libano si impegni in una corsa sfrenata agli armamenti, come se le armi fossero la via pi� sicura per risolvere i conflitti nel mondo. Ritorneremo su questo problema nella seconda parte della nostra trattazione. Qui constatiamo che quando il popolo libanese ha avuto bisogno che il suo Stato lo proteggesse dalle conseguenze delle guerre arabo-israeliane, si � trovato totalmente allo scoperto. Lo Stato si � rivelato incapace di affrontare l�egemonia dell�OLP Palestinese che cresceva nel paese. L�esercito Libanese non era stato forgiato in funzione di una politica di difesa sufficiente. Ugualmente, quando le crisi sociali sono scoppiate le une dopo le altre, lo Stato non si � trovato in grado di condurre il capitalismo selvaggio che regnava nel paese verso la soddisfazione minima delle rivendicazioni sociali. Infine, lo Stato ha ceduto davanti a milizie che nascevano da ogni parte. Sarebbe stato ristabilito solo 15 anni dopo guerre provocate o condizionate da tutti coloro che approfittano delle disgrazie altrui per far prevalere i loro propri affari. Gli accordi di Taef nel 1990 dovevano assicurare la ripresa dello Stato e il risanamento del Libano, in una vita normale.
- II � Malgrado tanti sforzi, le cose in Libano sono andate male ed eccoci davanti ad una ripresa della guerra, con un�intensit� ancora pi� mortale. Senza discutere qui degli strascichi del periodo di tutela siriana sul Libano, dobbiamo constatare che lo Stato Libanese non ne � uscito rafforzato. L�esercito nazionale non ha raggiunto nuove prestazioni: la proliferazione delle armi nei campi palestinesi non � stata risolta, e il Sud del Libano � rimasto nel suo statu quo ante, senza una presenza reale delle forze regolari in questa regione. Tutto questo ha fatto retrocedere il ruolo dello Stato cos� come tutte le sue capacit� di riprendere in mano la direzione del paese. Su questo scenario di carenza ufficiale compare il fenomeno dell�Hezbollah in armi. Tutto indica in questo caso che la crescita di questo partito guerriero � una conseguenza del ritiro dello Stato e non la sua causa. Gli Sciiti del Libano sono conosciuti come una popolazione pacifica e tradizionalmente votata alla causa dello Stato. Tuttavia, davanti a un Libano del sud in mano alla guerriglia di Yasser Arafat, che � costata cara alla popolazione locale, sia cristiana che musulmana, in fatto di rappresaglie israeliane contro l�attivit� palestinese a partire dalle nostre frontiere; in seguito di fronte all�occupazione israeliana del sud del Libano che ha violato le leggi internazionali e che ha devastato anche le piantagioni della regione senza alcuna preoccupazione di umanit�, la popolazione del sud si � vista sola a dover affrontare i pericoli, in assenza di uno Stato forte che la sostenesse. I siriani che esercitavano la loro tutela sulla parte nord e sul centro del Libano non avevano neanche loro alcuna presenza nel sud. � allora che poco a poco la popolazione locale ha preso la strada della resistenza. Il fenomeno della palla di neve � prodotto cammin facendo fino ad arrivare oggi al punto che si conosce. Si pone allora la domanda, come e perch� lo stesso popolo impegnato sotto la bandiera della resistenza � capace di prodezze, mentre sotto la bandiera dell�esercito nazionale, � votato alla debolezza? Bisogna allora contrapporre la resistenza allo Stato, bisogna rimpiazzare lo Stato con la resistenza? In effetti siamo davanti a un vero dilemma, avendo la scelta tra fortificare lo Stato o vederlo semplicemente scomparire e rimpiazzare con qualcos�altro rispetto ad esso. Nel suo libro intitolato �Principi della filosofia del diritto�, Hegel parla di una fase che precede l�esistenza degli Stati, in cui degli eroi vendicano il popolo e assicurano con le loro mani la propria giustizia. Ma una volta che lo stato � stabilito, gli eroi entrano nei suoi quadri di difesa; lo Stato diventa allora il solo garante dello spirito oggettivo che rappresenta il popolo. Di conseguenza e secondo questo stesso pensiero, la situazione del Libano, nel caso in cui l�Hezbollah si incarichi della difesa totale e esclusiva del paese, diventer� quello di una nazione che non ha ancora formato il suo Stato, e questo costituisce un regresso impensabile nella sua storia. In primo luogo uno Stato, anche debole, resta il risultato concreto di sforzi secolari forniti da un popolo, per arrivare a costituirlo. Sappiamo quanto costa a un popolo l�acquisizione di uno Stato che lo difenda. Il sogno di ogni popolo non � di avere uno Stato? Oggi, i palestinesi, i curdi e altri lottano per ottenere il loro Stato. � allora pensabile che il Libano perda il suo Stato e dilapidi i sacrifici di pi� secoli del suo popolo? E ancor pi�, se noi sacrifichiamo il nostro Stato, siamo sicuri di poterlo sostituire con un altro, che continuerebbe la tradizione del Libano messaggio, del Libano sinonimo di libert� e di democrazia? Sono sicuro che l�Hezbollah non vuole che gli eventi prendano questa piega. Il dialogo con lui ce lo mostra in molti modi. Ci� che chiede e ci� che noi chiediamo con lui, � di sopprimere le cause che hanno prodotto questa conseguenza, che � diventata la necessit� di difendersi da s�. Bisogna riprendere la costruzione dello Stato, fortificarlo, affinch� possa compiere tutti i doveri di cui � incaricato. Il Libano ha bisogno di uno Stato serio, di un vero Stato, di un esercito capace di difendere tutto il suo territorio. Noi siamo tutti per la sovranit� del Libano, ma abbiamo bisogno di una sovranit� effettiva e degna di questo nome, di una sovranit� completa che copra sotto la sua bandiera tutta la popolazione del paese. Ecco perch� il Libano diventerebbe sovrano solo quando la piazza del 14 Marzo si sar� unita a quella dell�8 Marzo. Avremo allora una sola bandiera e una sola piazza, un solo esercito e una sola sovranit�. Per arrivare a questo risultato bisogna fare uno sforzo da tutte le parti, da parte del governo come da parte dell�opposizione. Bisogna che riflettiamo assieme sulla nostra difesa nazionale. Si � gi� cominciato a farlo, ma non si � ancora finito. Stiamo anche per scoprire, dalle due parti, che la difesa dei paesi non si concepisce unicamente con la corsa agli armamenti. I piccoli paesi del mondo non possono difendersi contro i grandi in maniera assoluta. Neanche i grandi paesi possono assicurare la loro sicurezza con le sole armi. La difesa � fondata anche su dei valori politici e morali, sulla giustizia universale. La nostra difesa � anche fondata sull�instaurazione della pace in Medio Oriente cos� come nel mondo intero. Un tempo si diceva: se volete la pace, preparate la guerra. Vorrei aggiungervi: se volete evitare la guerra, preparate la pace. In questo spirito, invito tutti coloro che si interessano al Libano, al suo destino e alla sua missione, a indirizzare Israele nel senso della pace giusta e durevole, con i palestinesi, e di conseguenza con tutti i suoi vicini. Invito le grandi potenze a unire ai loro sforzi in vista della non proliferazione delle armi nucleari la loro volont� di disarmare quelli che le possiedono, in questo modo il mondo sar� liberato dagli strumenti di distruzione di massa per il bene di tutti. Infine, dobbiamo saperlo noi libanesi, che il nostro paese senza le armi sarebbe vittima dell�ingiustizia, ma che anche tutti i paesi super armati, saranno vittime delle loro armi, prima di tutto per averle pagate, e per aver provocato con questo ingombro un sacco di disgrazie, su se stessi e sugli altri, senza essere sicuri di gustare la pace, n� di recuperare la gioia e la felicit� di vivere. In quanto prete e credente, concludo questo discorso dicendo, che la forza assoluta non risiede nei soli strumenti di morte, risiede piuttosto in ci� che favorisce la vita, l�amore, il perdono, il dialogo e la pace.
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