Vorrei portare la mia testimonianza di come � possibile costruire solidariet� in Africa, un continente dove molti si rassegnano impotenti davanti alle numerose sfide da affrontare. Vorrei dirvi di come la Comunit� di Sant�Egidio ha raccolto questa sfida e l�ha realizzata in questi 20 anni. La sfida di costruire solidariet� ed amicizia, non solo tra africani ed europei, ma soprattutto tra africani che aiutano altri africani. Come sapete siamo nati nel �68, in un tempo in cui molti volevano cambiare il mondo e costruire un mondo nuovo. Spesso queste tensioni al cambiamento sono finite nella violenza o nell�indifferenza. Allora noi abbiamo incontrato il Vangelo di Ges�. Abbiamo capito qualcosa di semplice e fondamentale: se non si cambia il cuore dell�uomo, non si cambia il mondo. Abbiamo un modo per cambiare il mondo: cominciare da se stessi! E� il cammino della fede e dell�ascolto della Parola di Dio. Cos� � nata e vive la Comunit� di Sant�Egidio.
In questo spirito abbiamo sempre voluto essere amici di tutti, ma soprattutto amici dei poveri. Amici dei lontani, di quelli che si sentono esclusi. Ma soprattutto dei poveri! La Comunit� ha mosso i suoi primi passi tra i poveri e nella periferia della citt�. La solidariet� con i poveri � per noi decisiva. Siamo convinti che l�amore e la solidariet� fanno risorgere i poveri.Oggi Sant�Egidio vive con questo spirito in circa settanta paesi del mondo. Una parte consistente dei membri di Sant�Egidio sono africani, Sant�Egidio, infatti, non � un movimento romano o europeo ma internazionale, in cui gli africani hanno una parte importante. Per noi l�Africa � veramente importante e crediamo che Africa ed Europa abbiano un destino comune.
Nei 26 paesi africani in cui la Comunit� di Sant�Egidio � presente uomini e donne credenti, non vivono per se stessi, ma per gli altri, per i pi� poveri. Qui, gratuitamente, si impegnano per la solidariet� secondo quello spirito cristiano, che nessuno � cos� povero da non poter aiutare un altro povero. Sono amici dei poveri, dei carcerati, dei malati di AIDS, si impegnano per la liberazione dei prigionieri e per l�abolizione della pena di morte, mentre organizzano per i bambini Scuole della Pace, luoghi di formazione alla vita e alla pace.
Sappiamo bene come l�Africa � in gran parte, un continente di bambini, ma in una terra dove ogni giorno si lotta per la sopravvivenza non c�� spazio e tempo per loro. Molti paesi africani stanno riducendo le spese per l�insegnamento e sempre meno bambini hanno accesso alla scuola.
La Comunit� di Sant�Egidio ha voluto creare dei luoghi dove c�� spazio e tempo per loro, le nostre scuole della pace raccolgono oltre 40000 bambini in tutta l�Africa. Permettere a questi piccoli di studiare vuol dire garantire loro un futuro. Sono luoghi dove s�insegna a non fare la guerra, ma si educano alla pace i figli di popoli che molto spesso conoscono solo la logica della violenza. La maggior parte dei nostri bambini proviene da famiglie poverissime, sono orfani, molti sono bambini di strada, o ex bambini soldato. Sono bambini che nel migliore dei casi finirebbero a lavorare molto presto. In Africa, 35 milioni di bambini lavorano fin da piccolissimi in condizioni terribili. In questo senso le nostre Scuole divengono un riferimento e direi una famiglia per loro.
Ma molti bambini africani hanno un volto ma non hanno un nome, almeno non ufficialmente. Si calcola che in Africa, un bambino su tre non � iscritto all�anagrafe, e in alcuni paesi la situazione � anche peggiore. Solo per fare un esempio, in Malawi, un paese estremamente rurale, il 70% dei bambini non � registrato. Per la societ�, per le istituzioni, questi bambini non esistono. La Comunit� con una larga campagna per l�iscrizione anagrafica si � impegnata per dargli un nome, perch� abbiano accesso alla scuola, perch� siano riconosciuti, a tutti gli effetti, cittadini dei loro Paesi, perch� sia tutelata la loro vita. Allo stesso tempo le adozioni a distanza, generosamente sostenute da tante famiglie europee, garantiscono a un popolo di piccoli non solo il necessario per mangiare, ma anche il sostegno alle cure mediche e l� iscrizione scolastica. Ma l�esperienza della Comunit� di Sant�Egidio di solidarieta� in Africa non si esaurisce con i bambini.
In Africa chi conosce bene i poveri incontra il carcere. I poveri spesso vanno in prigione. Ma finire in prigione in Africa � come essere condannati a morte. La mancanza di cure, di cibo, il sovraffollamento, il completo abbandono rendono questi luoghi delle tombe per tanti.
I membri della Comunit� si recano pi� volte al mese nelle carceri distribuendo aiuti alimentari, medicine, vestiti e coperte, fornendo aiuto legale e altro. La solidariet� degli amici della Comunit� crea un clima di serenit� e le nostre visite in carcere sono un ponte, un legame con il mondo esterno. Alcuni sono detenuti da anni per aver rubato del cibo, del sapone, una gallina, tre fazzoletti.. Per questi piccoli furti si scontano spesso pene molto lunghe. Chi non pu� pagare per estinguere la pena , resta in carcere pi� a lungo. Per i poveri, quindi, le porte della prigione restano chiuse, anche quando il tempo della carcerazione � terminato. Ma a volte accade che le porte si aprono, grazie al lavoro della Comunit� per il riscatto dei prigionieri. Infatti sono sufficienti 4 euro per restituire la libert� a un uomo.
E� chiaramente impossibile soffermarmi oggi con voi su tutte le esperienze di solidariet� di Sant�Egidio in Africa, ma vorrei dirvi quale la scelta che anima il nostro lavoro in Africa come in Europa .La nostra scelta � semplice: considerare quei bambini, quelle donne, quei carcerati come nostri parenti ed amici. In questa insolita famiglia allargata non si pu� allora vivere di retorica, si devono piuttosto cambiare quei destini, donando a tutti nuove possibilit� nel lavoro, nella cura, negli affetti, nella dignit� E in questi venti anni di solidariet� in Africa a volte il povero aveva il volto di interi popoli colpiti dalla fame, dalle carestie, dalle alluvioni,dalla siccit�, dalla guerra, che abbiamo sostenuto distribuendo aiuti e aiutando a ricostruire l� dove ce n�era bisogno.
In Africa abbiamo capito come conflitto e povert� sono sempre pi� intimamente legati. Soprattutto, come la guerra � la "madre di tutte le povert�", distruttrice dell'impegno umanitario per il futuro di interi popoli, guerra civile in cui i membri di uno stesso popolo non si riconoscono pi� come fratelli. Abbiamo capito anche che una Comunit� cristiana, come la nostra, ha una forza di pace. La nostra prima esperienza � stata in Mozambico, e don Jaime ve ne parler�. Da quel momento Sant�Egidio � una casa di pace dove molti, soprattutto africani, sono venuti a chiederci aiuto: penso al Burundi, al Togo,all�Uganda di cui vorrei solo ricordare il recente accordo per la cessazione delle ostilit�, firmato il 26 agosto a Juba, tra il governo ugandese e la Lord Resistance Army, ottenuto grazie al lavoro che da oltre due mesi vede impegnata nei Juba Peace Talks , la Comunit� di Sant�Egidio. Oggi in Africa il nome di Sant�Egidio � conosciuto per la pace e la solidariet� con le popolazioni di quel continente. Ma permettetemi di portare la mia testimonianza personale di un�altra sfida africana. Vorrei parlarvi di una in particolare:il programma DREAM (Drug Resource Enhancement against AIDS and Malnutrition), programma di lotta all�AIDS e alla malnutrizione in Africa. DREAM � nato davvero come un �sogno�: un approccio diverso all�AIDS, che rendesse disponibili nel sud del mondo,terapie e tecnologie gi� sperimentate nel mondo ricco.
Alla fine degli anni novanta l�epidemia d�AIDS in Africa cominciava a delinearsi come una vera e propria catastrofe umanitaria: un impressionante numero di persone malate, una mortalit� molto elevata ed una crescente popolazione di piccoli orfani. Questa situazione metteva in grave difficolt� la vita sociale ed economica d�interi paesi africani.
Una guerra apparentemente impossibile da combattere. La comunit� internazionale e le grandi agenzie delle Nazioni Unite si accontentavano di un approccio quasi esclusivamente preventivo, nella convinzione che era un problema troppo complesso per essere affrontato e combattuto come si era fatto in Occidente. Per la Comunit� di Sant�Egidio, che gi� contava numerosissimi africani tra i suoi membri, una tale approccio �contenimento del contagio- appariva non accettabile . Si trattava, soprattutto, di un approccio scarsamente attento alla vita dei milioni d�infetti africani, lasciati senza alcuna speranza e segnati da una malattia mortale, infamante ed emarginante.
Ci appariva innegabile che l�approccio preventivo da solo risultasse insufficiente e fallimentare. Gli attuali quasi 30 milioni di persone infette in Africa ne sono purtroppo la prova chiara.
Inoltre, come cristiani, ci appariva insopportabile l�ingiustizia di una cura possibile ed efficace ma non disponile per gli africani. C�� sembrato necessario allora uno sforzo pi� generoso, un�assunzione di responsabilit� verso i malati africani. Da queste motivazioni ha preso l�avvio, nel 2002 in Mozambico, dopo una fase di preparazione di alcuni anni, il programma DREAM . Abbiamo , in questi quattro anni in Africa preso in carico ben 25000 malati, di questi 1500 sono bambini ed � una cifra importante, considerato che pochi in Africa offrono loro la terapia .
2000 sono i bambini nati sani da madri sieropositive,abbiamo costruito ed attivato 11 laboratori per permettere di fare correttamente la terapia dell�AIDS. In questi anni il programma dal Mozambico, si � esteso in ben sette paesi africani, Malawi, Tanzania, Kenya, Guinea Conakry, Guinea Bissau, Angola, e molto presto si apriranno nuovi centri DREAM in Nigeria e Repubblica Democratica del Congo. Dati impressionanti che sorprendono noi stessi ma che mostrano come il senso del limite e dell� impossibilita�, a volte anche oggettivo , � stato sconfitto dalla forza della domanda di tanti malati che si sono affacciati alle porte dei nostri centri chiedendo guarigione. Direi quasi che siamo stati travolti, e ci siamo ritrovati in questa grande avventura non solo sanitaria, ma soprattutto umana e spirituale. Oggi la nostra nuova sfida � la cura dei bambini: i bambini africani malati di HIV sono spesso senza cure e sono tanti. Con l�HIV convivono 2 milioni e trecentomila bambini nel mondo, quasi tutti in Africa, ben 2 milioni. E� una vera strage degli innocenti. Abbiamo iniziato cos� a curare e a occuparci anche di questi piccoli pazienti che arrivavano ai nostri centri in Africa.
Certo la guerra contro l�AIDS sar� lunga e ancora tanti attendono un aiuto, ma DREAM ha dimostrato che l� AIDS non � invincibile. E� possibile batterlo. E� possibile far vincere la vita. .In questi anni abbiamo visto come uomini e donne, provati dalla malattia, possono risorgere riacquistando energie che saranno utili per s� e per gli altri.
Un fattore determinante e� stata la partecipazione dei malati nel programma DREAM. E� nata, ormai da quattro anni, l�associazione �Donne per un sogno� che coinvolge ormai centinaia di donne (e uomini) in terapia. I malati divengono �attivisti� che testimoniano la speranza a tanti altri malati, ma anche recuperano una dignit� sociale ed economica.. Molte donne, ritrovate le forze, si fanno madri di tanti bambini. Non solo dei propri figli, ma per altri bambini malati che affluiscono ai nostri centri. Spesso bambini che hanno gi� perduto i genitori a causa dell�AIDS e che per questo sono affidati a poveri nonni o a vicini distratti, che non sono in grado di aiutarli a curarsi. Le attiviste diventano come madri, passano nelle case di molti pi� volte il giorno,soprattutto dei bambini, gli somministrano le medicine, gli preparano da mangiare, si preoccupano di loro, con il senso che anche questi bambini fanno parte integrante della loro famiglia.. Queste donne costituiscono una grande speranza anche per la democrazia in Africa, almeno per quello che riguarda la sua nascita dal basso e per il ruolo della donna africana: vero centro della vita sociale e familiare.
Per concludere vorrei dirvi, proprio negli anni in cui si faceva largo l�idea di abbandonare l�Africa a se stessa, la Comunit� di Sant�Egidio ha sentito con sempre maggiore forza la coscienza dell�interdipendenza tra il Nord e il Sud del mondo, la sfida di un futuro comune migliore per tutti.
Abbiamo preso sul serio l�amicizia con l�Africa e abbiamo capito che per creare spazi d�equit�, per contrastare la terribile crescita dell�AIDS, della povert�, dell� ingiustizia, della guerra, bisogna aprirsi a ci� che � nuovo, uscire dalla camicia di forza della paura che paralizza, superare la paura e i limiti oggettivi o meno che si incontrano, nell�intelligenza dell�amore, nell�affetto per tanti che chiedono aiuto. L�Africa � certo una terra di grandi problemi da affrontare, ma crediamo anche di grandi risorse umane spesso inutilizzate. Noi crediamo che l�approccio efficace per rendere possibile la sfida della solidariet� e della pace,sia quello di una partnership, di una amicizia concreta ed effettiva che affianca gli africani per creare un futuro diverso nei loro paesi .Penso ai tanti africani che arrivano ogni giorno sulle nostre coste, alla loro fuga disperata da paesi in cui non c�� formazione, non c � lavoro, non ci sono cure, non ci sono prospettive e speranza. Noi siamo convinti che questa alleanza sia anche la chiave per aiutare tanti africani, a non fuggire dai loro paesi, pensando che cambiamenti e miglioramenti siano impossibili e le nostre comunit� ne sono testimoni..
Il nostro sogno non � una illusione, ma un progetto coraggioso che parte dalle fondamenta per muoversi verso una meta da perseguire con grande tenacia e pazienza. e con l�aiuto di tutti. La sfida della vittoria della speranza in Africa, esige unione di intenti e di azioni. Per questo le nostre parole chiave in questa battaglia restano unit�, partecipazione, solidariet� e fiducia per costruire un nuovo rapporto solidale tra Africa e Occidente che cambi la vita di interi popoli.