Marted� 5 Settembre 2006 -  Sacro Convento, Sala Papale
Giovanni Paolo II: memoria e profezia

Ren� Samuel Sirat
Conferenza dei Rabbini d�Europa


Devo confessare che quando il card. Karol Wojtyla fu eletto papa, come molti altri ebrei mi interrogavo sull�atteggiamento che il nuovo papa avrebbe assunto di fronte alla comunit� ebraica e in particolare di fronte alla Shoah, che rappresenta il grande interrogativo dell�umanit� tutta nel nostro tempo.
Tuttavia, fin dalle prime dichiarazioni, il suo atteggiamento si � rivelato conforme a quello che ci si poteva attendere da lui. Confesso che, malgrado fossimo molto piacevolmente sorpresi, conservavamo qualche riserva gli uni verso gli altri. Poi giunse l�annuncio dell�intenzione di creare un carmelo ad Auschwitz, nel vecchio teatro in cui erano stoccate le riserve di gas zyclon B destinato alle camere a gas. Siamo allora rimasti feriti nel pi� profondo dell�animo. All�epoca esercitavo le funzioni di gran rabbino di Francia, e reputai mio dovere reagire immediatamente e con grande fermezza. Da parte loro, il maestro Th�o Klein, all�epoca presidente del CRIF-France e Marcus Pardes, presidente dell�analoga istituzione belga, furono anch�essi profondamente commossi ed espressero in maniera veemente la loro opposizione. Grazie alla nostra azione congiunta, abbiamo ottenuto dalla Chiesa cattolica la costituzione di una commissione di cardinali per dialogare con le comunit� ebraiche europee. Tale commissione era presieduta dal Cardinal Decourtray, di pia memoria, all�epoca arcivescovo di Lione e Primate dei galli. La delegazione ebraica era invece presieduta da Th�o Klein. Le nostre riunioni sono state franche e cordiali, ma talvolta tese. L�ultimo, decisivo incontro ebbe luogo a Ginevra il 22 luglio 1986. Eravamo vicini alla rottura. Ho gi� raccontato altrove il colloquio determinante da me avuto in privato con il card. Macharsky, Arcivescovo di Cracovia, nella cui diocesi si trova Auschwitz-Osweisin.
Signor Gran Rabbino, mi disse, sono consapevole dell�emozione suscitata nelle comunit� ebraiche europee alla notizia dell�apertura di un Carmelo all�interno del campo di concentramento di Auschwitz. Spiegatemi perch� la presenza di monache carmelitane che consacrano la loro vita alla recitazione dei salmi, alla preghiera e alla meditazione ha potuto suscitare una reazione tanto viva.
A questa difficile domanda risposi senza esitare:
- Signor Cardinale, conoscete come me il testo del Deuteronomio che prescrive che �quando una citt� cadr� tutta intera nell�idolatria, voi condurrete un�inchiesta minuziosa, e se l�accusa risulter� vera, la distruggerete dalle fondamenta, e non sar� pi� ricostruita�. I rabbini ci insegnano nel Talmud che questo testo non � mai stato applicato.
- In questo caso, perch� insegnarlo nella Torah?
- � perch� lo si potesse studiare e avere il merito di uno studio libero dalle applicazioni contingenti. Io credo, signor Cardinale � ho aggiunto � che questo non sia del tutto esatto, poich� sembrerebbe che questo testo sia stato scritto nella Bibbia proprio per Auschweitz, la citt� in cui gli uomini si sono arrogati il diritto che spetta esclusivamente a Dio, quello di far vivere e morire. In effetti, i capi delle SS sceglievano chi doveva morire nelle camere a gas e chi doveva andare ai lavori forzati, senza che nessuno protestasse o agisse, riproducendo cos� perfettamente la descrizione della citt� idolatra. Ora, pregare, leggere salmi e darsi alla meditazione religiosa costituirebbe una ricostruzione spirituale. Tale ricostruzione deve essere impedita. Dobbiamo ricordarci insieme quanto dice il salmo (LXV, 1), Per te Signore, solo il silenzio � preghiera.
Al nostro ritorno tra i membri della delegazione ebraico cristiana, il cardinal Macharsky ha dichiarato che avrebbe firmato il testo della dichiarazione proposta dalla comunit� ebraica.
Dopo la pubblicazione del comunicato, noi pensavamo che una soluzione fosse in vista, mentre in realt� eravamo ancora lontani. In effetti, le monache carmelitane hanno puramente e semplicemente rifiutato di obbedire alla decisione della Chiesa universale, presa da una commissione di quattro cardinali. La delegazione ebraica ha avuto contatti al pi� alto livello con l�autorit� ecclesiastica che dirigeva l�insieme dei carmeli, ma senza successo. � stato necessario un intervento personale di Giovanni Paolo II presso ciascuna delle suore perch� queste accettassero finalmente, dopo tante difficolt�, di spostarsi nel carmelo costruito appositamente per loro fuori dal campo. Capisco quanto tale decisione sia stata difficile da prendere per colui che era stato all�origine della creazione del carmelo di Auschwitz.
In seguito abbiamo saputo, nel 1986, che per la prima volta nella storia delle relazioni ebraico cristiane un papa aveva deciso di attraversare il Tevere per recarsi alla grande sinagoga di Roma, in pieno ghetto. Questo viaggio del papa fu senza alcun dubbio uno dei pi� importanti della sua carriera. Il discorso che tenne ha segnato una nuova tappa dopo la pubblicazione dell�enciclica Nostra Aetate che tanta parte ha avuto nel riavvicinare ebrei e cristiani nella nostra epoca.
Va da s� che il grande momento di testimonianza dell�amicizia di Giovanni Paolo II per il popolo ebraico, si � avuta all�Istituto Yad Vashem di Gerusalemme, nella visita penitenziale del papa dell�anno 2000. Giovanni Paolo II ha saputo trovare le parole giuste e creare un�atmosfera di amicizia con i rappresentanti di Israele, che rimasero tutti soggiogati dalla personalit� di questo papa eccezionale. Sarebbe necessario citare qui tutti i discorsi pronunciati a Yad Vashem e quindi, il venerd� pomeriggio, sul monte delle Beatitudini. Pi� tardi, nella chiesa di Notre Dame de France di Gerusalemme, ha voluto riunire attorno a s� il Gran Rabbino di Israele e il Gran Mufti di Gerusalemme. Purtroppo, quest�ultimo ha declinato l�invito e si � fatto rappresentare da un imam che ha abbandonato la cerimonia molto prima della conclusione. Infine, tutti ricordano la sua visita al monte del Tempio e sulla spianata del muro occidentale, dove gli ebrei si raccolgono da circa duemila anni, dopo la distruzione del Secondo tempio di Gerusalemme, di fronte alle ultime vestigia del muro di cinta.
Ho avuto il privilegio di essere uno dei due rabbini che hanno accolto papa Giovanni Paolo II sulla spianata del muro occidentale. L�ho visto camminare a piccoli passi, solo, nella sua magnifica veste immacolata, mentre si dirigeva verso le pietre del Muro, per deporre la sua preghiera penitenziale in un interstizio tra le pietre. Devo confessare tutta la mia emozione in quel momento. Vedendomi, al ritorno dalla sua preghiera silenziosa, ha fatto un passo verso di me, e questo mi ha profondamente toccato. In quel momento ho recitato la preghiera che ogni ebreo deve dire quando si trova in presenza di un capo di Stato, prima in ebraico e quindi in francese. La reazione del sovrano pontefice fu quella di rispondere Amen.
Mi sia permesso poi ricordare di avere avuto l�onore di essere invitato dal papa in Vaticano per esprimermi, insieme ad altri rappresentanti religiosi, proprio prima della sua omelia. Il fatto di essere accolto ufficialmente in Vaticano dalle guardie svizzere ha profondamente toccato il semplice ebreo che ero, poich�, varcando la soglia del Vaticano, pensavo ai dirigenti delle comunit� ebraiche che ogni anno, prima della Pasqua, dovevano recarsi l� ed essere pubblicamente schiaffeggiati in quanto considerati discendenti del popolo �deicida�.
Durante l�ultimo incontro di Assisi, su richiesta del Papa, ho avuto l�immenso onore di essere seduto alla sua sinistra, mentre il patriarca di Costantinopoli occupava il posto alla sua destra e numerosi cardinali, vescovi e arcivescovi, insieme a migliaia di invitati di rango si trovavano nella grande sala del Sacro Convento di Assisi.
Ultimo ricordo: nel gennaio 2005, il papa era gravemente malato e tutti sapevano che il suo passaggio sulla terra andava verso la conclusione. L�associazione dei rabbini americani aveva voluto recarsi proprio in Vaticano per rendere un ultimo omaggio al Sovrano pontefice che tanto aveva lavorato per l�amicizia ebraico cristiana. Con amicizia, mi hanno chiesto di raggiungerli: non dimenticher� mai lo sguardo amichevole e la calorosa stretta di mano del papa quando lo salutai, e il discorso pieno di affetto e amicizia fraterna che pronunci� a guisa di preghiera di addio.
Che il ricordo di questo amico fedele del popolo ebraico sia per sempre una fonte di benedizione. Amen

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