Marted� 5 Settembre 2006 -  La Cittadella, Sala S. Giovanni
Ecumenismo: "quanta est nobis via"?

Zakarian
Vescovo armeno di Lione, Francia


Ringrazio i responsabili della comunit� di Sant�Egidio che questa mattina mi offrono l�opportunit� di esprimermi sull�ecumenismo.

Vent�anni fa, il 4 ottobre 1986, in occasione della visita di Papa Giovanni Paolo II a Lione, ho avuto il privilegio di pronunciare, su richiesta del cardinal Decourtray, l�allocuzione di benvenuto a nome di tutte le confessioni cristiane, all�anfiteatro delle tre Gallie.

La celebrazione del papa a Lione � cominciata con una celebrazione ecumenica, nel corso della quale il Santo Padre ha lanciato l�appello ufficiale ad un incontro di tutte le religioni e ad una preghiera comune per la pace, ad Assisi.

Sono testimone dell�emozione e della gioia che trapelavano dalla folla presente quando questo invito � stato proclamato. Certamente ciascuno in quel momento ha sentito il significato profondamente paterno di questa iniziativa. In quel giorno, ad Assisi, la chiesa armena era rappresentata da uno degli arcivescovi di Etchmiadzine.

Vent�anni dopo, sono particolarmente grato per l�onore che mi � stato accordato di rappresentare la chiesa armena nel ventesimo anniversario di questo grande avvenimento.

Questo intervallo di venti anni � stato messo a profitto per sviluppare le relazioni fra i capi spirituali delle diverse chiese. Mi permetto a tal proposito di menzionare la visita di Sua Santit� Kar�kine II in Vaticano, nel corso della quale il Santo Padre gli ha consegnato le reliquie di San Gregorio l�Illuminatore che riposano oggi nella nuova cattedrale di Er�van. Non � inutile precisare anche che il 1700imo anniversario della proclamazione del cristianesimo come religione dello stato armeno ha creato l�opportunit� per l�Armenia di divenire terra di accoglienza e luogo di incontro di numerosi capi spirituali delle chiese. Per la prima volta nella storia un papa si � recato in Armenia per incontrare il Catholicos e pregare insieme per l�unit� delle chiese. Al di l� dell�aspetto celebrativo di tutte queste visite, la Chiesa Apostolica Armena ha ricevuto un messaggio di riconciliazione e di pace che, tenuto conto della sua storia, le � particolarmente caro .

E� vero che l�unit� non ha ancora rivestito presso i cristiani una forma pienamente manifesta. Ma l�aspirazione a costruire questa unit� � sincera. E, anche se la marcia verso questo ecumenismo � ancora troppo lenta, � innegabile che le chiese hanno superato uno scoglio e si percepisce molto bene la distanza percorsa dopo venti anni.

La riconciliazione e la pace fra le religioni e gli uomini diventano un bisogno e un imperativo in questo tempo in cui il nostro mondo produce ancora l�odio che genera la violenza e la guerra, come possiamo constatare quotidianamente nei media. Di fronte a tutte queste sofferenze, noi possiamo avere motivi per scoraggiarci anche se compaiono dei tentativi di riconciliazione. Non bisogna tuttavia perdere la fede e la speranza per avanzare nella pace universale che � un dono di Dio. Questo � il motivo per cui noi siamo presenti qui oggi.

Per rafforzare la nostra speranza, citer� Edith Stein: � La fede in una storia nascosta deve essere la nostra forza, soprattutto se ci� che ci � dato di vedere � suscettibile di stroncare il nostro coraggio�.

Il Vangelo di Luca proclama fin dall�inizio attraverso le parole di Zaccaria:

�E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell�Altissimo perch� andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza nella remissione dei suoi peccati, grazie alla bont� misericordiosa del nostro Dio, per cui verr� a visitarci dall�alto un sole che sorge per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell�ombra della morte e dirigere i nostri passi sulla via della pace�.

�Le tenebre e l�ombra della morte�, questi termini raffigurano veramente la guerra, gli attentati che devastano il mondo in questo tempo.

Le tenebre e l�ombra di morte rappresentano ugualmente la lotta contro il male e le forze delle tenebre che agiscono prima di tutto nel cuore dell�uomo trovandovi una complicit�. La dissoluzione dell�odio e della violenza passa innanzitutto per la nostra responsabilit� personale e i nostri sforzi di conversione e di purificazione del cuore.

Per imboccare la via della pace dobbiamo lottare contro i motivi di odio e le ingiustizie.

Oltre che nei paesi direttamente coinvolti, questo desiderio di pace che ci abita si manifesta in particolare tra le comunit� che hanno dei legami con i paesi in guerra.

Una solidariet� particolare lega la comunit� armena a certe popolazioni in guerra perch� noi abbiamo dei membri della nostra comunit� in questi paesi.

Per noi � urgente farsi carico delle condizioni di pace, della giustizia, dell�intesa fra le nazioni.

Si tratta di regolare le origini e le cause dei conflitti, condizione indispensabile per fermare il rumore delle armi e perch� la guerra non riprenda. Solo la giustizia pu� condurre alla pace.

Non dimentichiamo la promessa di Ges� (Gv 27) che noi preghiamo in ogni eucaristia �vi lascio la pace, vi do la mia pace�.

Copyright � 2006 Comunit� di Sant'Egidio