Cari fratelli e amici,
�C�e un dolore nel mio cuore,
Perch� mi considerano essere ci� che non sono
Sono stato chiamato �maestro�
Ma ci� testimonia contro di me.
Mi hanno detto �Dottore, sapiente�
Sono stato chiamato coi nomi pi� alti
Ma a causa delle mie azioni ho guadagnato titoli ben peggiori��
Queste parole appartengono a San Gregorio di Narek, monaco armeno, un mistico, che mor� esattamente 1300 anni fa, e che i suoi contemporanei gi� consideravano santo. Nel 2003 gli armeni di tutto il mondo, ortodossi e cattolici, celebrarono la sua vita e la sua testimonianza.
La Settima Ora nel Libro delle Ore della Chiesa Armena comprende due preghiere di questo monaco mistico. I credenti armeni considerano le sue preghiere particolarmente�potenti�.
Nel suo celebre libro di preghiere, San Gregorio di Narek disse: �Io sono tutti� ci� che � in ognuno � anche in me�. Egli dipinge gli aspetti emozionali, fisici e spirituali dell�esperienza umana nelle loro manifestazioni essenziali, universali e permanenti. Quasi come Giobbe, il mistico si rivolge a Dio facendo appello alla sua grazia per eliminare le sofferenze della vita umana. Egli crede che l�essere umano possa ascendere verso il luogo della dimora di Dio raggiungendo una forma di theosis. Egli ritiene che essenzialmente ogni uomo e ogni donna, lottando con se stesso possa superare i propri limiti e le proprie debolezze, e possa realizzare il potenziale che resta celato o soffocato nel cuore di ogni essere umano.
Nel XIX secolo, Ludwig Feuerbach affermava che l�uomo alienato ed impotente, attraverso ci� che chiamiamo religione, proietta la propria potenziale perfezione in un ideale, divinit� onnipotente che lui stesso ha creato. Sorprendentemente, otto secoli prima, San Gregorio sembra confutare quel filosofo suggerendo che l�uomo possiede l�abilit� di riappropriarsi e di realizzare l�enorme potenziale con il quale � stato creato. Secondo il mistico, la capacit� di trasformazione umana � passare da uno stato imperfetto ad uno perfetto � � certamente possibile. S�, l�uomo � inevitabilmente tentato da mille ed un peccati. Egli � cedevole e incline al male a causa della sua natura fragile al peccato. Inoltre gli uomini e le donne possono imitare la capacit� dei santi, per mezzo della grazia di Dio, di superare le proprie debolezze. Il santo implacabilmente compila una lista di ogni debolezza e mancanza umana, comprese guerre e battaglie, ma tuttavia descrive contemporaneamente la possibilit� di raggiungere i loro opposti, compresa la pace a livello personale e sociale. In realt�, l�essere umano � caratterizzato da qualit� uniche:
�Dio mi ha adornato con saggezza:
mi ha reso raggiante con il respiro
ha arricchito la mia mente
accresciuta la mia sapienza
fortificato il mio intelletto
mi ha scelto tra gli esseri animati
ha infuso in me un�anima intelligente
mi ha adornato con un�esistenza da principe� .
Cos� Gregorio sospira in meraviglia e gratitudine all�infinita bont� e potere di Dio:
Di fronte al mio male, tu sei buono
Di fronte al mio essere in debito, sei colui che perdona
Di fronte al mio essere peccatore, sei indulgente
Di fronte alle mie tenebre, tu sei luce
Di fronte al mio essere mortale, tu sei vita.
Il mistico riprende le parole di San Paolo nel loro significato letterale � Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessit� esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodir� i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Ges�� (Fil. 4, 6-7).
"Non angustiatevi per nulla" � un'ammonizione che tocca il cuore di ogni essere umano. L'angustia al tempo di san Paolo o di san Gregorio di Narek e nel nostro tempo � il problema pi� comune. Le preoccupazioni, la confusione mentale, le pressioni della vita quotidiana, l'incertezza del futuro sono tutte forme di angustia. Davvero gli psicologi oggi discutono sulla capacit� umana di tollerare l'incertezza o l'ambiguit�. L'angustia per san Paolo e per san Gregorio di Narek � il tentativo pi� futile e frustrante di sopportare i fardelli della vita ed in modo particolare del futuro. La risposta cristiana all'angustia � la preghiera confidente che sfocia nella "pace di Dio che supera ogni comprensione". San Paolo era in prigione e sotto processo quando scrisse queste parole. San Greogorio di Narek era un monaco malato perseguitato da alcuni vescovi della gerarchia quando scrisse il suo libro di preghiere. Quindi questi uomini non offrivano una facile soluzione per sfuggire alle paure, all'incertezza del futuro, alla persecuzione, alle malattie fisiche o alla morte. In realt� essi stanno parlando del problema serio di presentare le nostre vite davanti a Dio, di esaminare la nostra dipendenza da Dio, di porre le nostre vite nelle mani di Dio per essere usati, di ricordare e celebrare ci� che Dio ha gi� compiuto, di confessare i nostri bisogni e di dedicare ci� che abbiamo ricevuto al servizio del Vangelo della pace, impegnando noi stessi e tutto ci� che siamo per rendere il regno di Dio e non il nostro regno la nostra causa comune. In questo modo l'opposto dell'angustia � la pace. Non � indifferenza. Non � l'assenza di conflitto interiore ed esteriore, ma la pace di Dio, la pace che viene da Lui, che ci d� speranza e fiducia, che ci rafforza per andare avanti con gioia quando i fardelli sono pesanti e il cammino aspro.
Non � in questo senso che san Paolo scrive ai Corinzi nella sua seconda lettera: "Per questo non ci scoraggiamo, ma se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno. infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione, ci procura una quantit� smisurata ed eterna di gloria, perch� noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili. le cose visibili sono del momento, quelle invisibili sono eterne".
In un tono simile San Gregorio di Narek ha l'impulso irrefrenabile di parlare e di ricollegarsi con Dio ad ogni passo. Ecco quello che dice al capitolo XII del suo libro di preghiere:
"Io non bramo tanto i doni,
quanto il Donatore.
non agogno tanto la gloria,
quanto il Glorificato!"
Queste parole sono una sfida per tutti noi che siamo impegnati nel servizio cristiano, avvenga esso attraverso l'autorit� magisteriale, pastorale o episcopale.
E sono queste le parole che vorrei presentare oggi come un dono ai partecipanti a questo Incontro internazionale "Religioni e culture in dialogo per un mondo di pace", da un remoto angolo delle rive del lago Van in Oriente dove il monastero di Narek non esiste pi�, ma dove le preghiere del santo monaco Gregorio continuano a riecheggiare nei sussurri del silenzio.