Arrigo Levi Opinionista, Italia
Ringrazio anzitutto gli amici della Comunit� di Sant'Egidio, cui mi lega, oltre ad amicizia ed affetto, una lunga esperienza di dialogo sulla fede, fede religiosa e fede laica, per avermi invitato a intervenire in questa cerimonia inaugurale. Non la prima volta che ci� accade a un laico dichiarato, a un "libero pensatore", quale io sono. Lo era, anche se non voglio certamente paragonarmi alla sua grande figura, il Presidente Mario Soares, a cui fu affidata, qui ad Assisi, 12 anni fa, l'introduzione del vostro Convegno, che aveva per tema "Amici di Dio, Testimoni di pace". Ma il mio pensiero in questo momento si volge pia indietro nel tempo, al 1986, e ai due grandi discorsi che Giovanni Paolo II, Pontefice e Profeta, il cui nome sia sempre ricordato, pronunzi� nell�incontro che aveva voluto fra rappresentanti di tutte le religioni mondiali: evento che accese in tutti gli uomini, anche non credenti, una fiamma di speranza, che ogni anno, da allora ad oggi, i convegni di Sant�Egidio hanno tenuto viva. Egli, rispondendo a quella che defin� "questa drammatica sfida della nostra epoca: vera pace o guerra catastrofica", essendo convinto che "tutti gli uomini e le donne di questo mondo hanno una natura comune, un'origine comune e un comune destino", invit� tutti, quale che fosse la loro fede, a rispondere all' "imperativo interiore della coscienza morale... che insegna a noi tutti a cercare la verit�, ad amare e servire tutti gli individui e tutti i popoli, e perci� a fare pace tra i singoli e tra le nazioni ". Ancora qui ad Assisi, per la "Giornata di preghiera per la pace nel mondo" (l'anno era il 2002, e - cito parole sue - "le nubi del terrorismo, dell'odio, dei conflitti armati si erano particolarmente addensate all'orizzonte dell 'umanit�": purtroppo quelle nubi dense ancora ci sovrastano), egli disse: "Dio stesso ha posto nel cuore umano un'istintiva spinta a vivere in pace e armonia. E' un anelito pi� intimo e tenace di qualsiasi istinto di violenza...� il sentimento pi� profondo di ogni essere umano". Queste le parole che gli dettava la sua grande fede, ed esse ci confortano. Ma forse non vi sono mai state, prima della nostra, generazioni che abbiano sofferto nella loro carne tanti e cos� tremendi, ripetuti scontri tra l'uno e l'altro istinto; e che siano state vittime di tanti trionfi del Male. Ce lo hanno ricordato ancora una volta la visita, e le pensose parole, di Benedetto XVI ad Auschwitz-Birkenau: il luogo dove ogni fede muore e vive. Quante volte ha risuonato nel nostro cuore un'antica parola di Geremia (cito la versione del Luzzi); "Tu hai sempre ragione, o Signore; quand'io disputo teco. Nondimeno io voglio rivolgerTi la parola sui Tuoi giudizi: perch� tutto va a seconda per gli empi? Perch� i perfidi vivono in pace?". La risposta che il Signore fa risuonare nel cuore ferito del profeta � sferzante: "Se, correndo con dei pedoni, questi ti stancano, come potrai gareggiare coi cavalli?".Interpreto quell'antica parola: le sfide che noi oggi affrontiamo ci appaiono tremende; ma l'era in cui viviamo, segnata dalla capacit� dell'uomo, per la prima volta nella storia, di distruggere ogni forma di vita sulla terra - e continuer� ad esserne capace per sempre - pu� riservarci sfide ancor pi� pericolose, sfide davvero mortali per tutta l'umanit�; l'umanit�, che dunque, "turbata da incertezze e timori, si interroga sul suo futuro..., accomunata in una corale richiesta di aiuto". E ho qui citato un passaggio del primo Messaggio, del 20 aprile 2005, di Benedetto XVI, col quale assicurava che "la Chiesa vuole continuare a tessere... un dialogo aperto e sincero" con "tutti", con "gli uomini di altre religioni", come con coloro "che semplicemente cercano una risposta alle domande fondamentali dell'esistenza". Questa ricerca di risposte, ricerca della verit� e della pace tra i popoli, nelle parole di Papa Wojtyla, ci riunisce ancora oggi, in un nuovo confronto fra religioni e culture diverse. Siamo qui riuniti, anche se rimangono fra noi, sono ancora parole di Giovanni Paolo II ad Assisi, "tante e importanti differenze", che non vogliamo n� possiamo rinnegare. O forse, sono proprio le differenze che ci spingono ad incontrarci. Ci spinge l'ansia di conoscerci meglio, di capirci attraverso il confronto delle nostre idee, Accade poi, misteriosamente, che il dialogo non conduce al dissolvimento della propria fede; anzi, l'astuzia dello Spirito fa s� che la conoscenza della fede altrui rafforzi la propria Ancorch� diversi, sono tante le cose che ci uniscono. Ci unisce la coscienza del pericolo immane che sovrasta tutti gli uomini. Ci unisce la certezza che solo un sforzo incessante per capirci e 'rispettarci pu� farci avanzare sulla via della pace. Ci unisce, a dispetto di tutte le sconf�tte che abbiamo subito, quella fede, che io ritengo accomuni credenti religiosi e credenti laici, che � "sostanza di cose sperate, ed argomento delle non parventi", nella fedele versione di Dante nel ventiquattresimo Canto dei Paradiso di un passaggio della �Lettera agli Ebrei� di Paolo di Tarso. In una tradizione e in un linguaggio pi� moderno, la fede � "fondamento di ci� che speriamo e prova delle cose che non vediamo ". La fede, cos� definita, � presente nell'animo di un credente come nell' animo: di un laico. Sia essa, come diceva Norberto Bobbio, "fede in un Dio Creatore o in un Dio creatura, fede in un Dio trascendente o fede nell'Uomo ", vive ed 'opera dentro di noi come una Grazia preziosa, capace di sopravvivere a qualsiasi tragedia. qualsiasi tragedia. Anzi, proprio nel profondo del dolore ad essa ci rivolgiamo, noi laici, come voi credenti, come nostra. estrema fonte di vita e di speranza. Dopo i campi irrorati di sangue di Verdun, dopo le camere a gas di Auschwitz-Birkenau, che cosa, se non la fede, ci fece mettere all'opera con la speranza di fare rinascere, nella coscienza delle nazioni, "l'istintiva spinta a vivere in pace e in armonia" , in cui credeva Papa Wojtyla? Accade, che la fede, come un dono, si manifesti in noi: misteriosamente, quando . pi� � improbabile che ci� accada, noi la troviamo, quando ci � concesso trovarla, "nella nostra bocca, e nel nostro cuore". Ma da dove ci viene questo dono? Sulle origini della fede, ovviamente, i nostri pensieri percorrono cammini . diversi: diversi fra l'una e l'altra fede religiosa; diversi fra coloro che credono in un Essere Supremo - anche se non tutti se lo raffigurano allo stesso modo - e noi laici, liberi pensatori. Non vi una sola fonte di saggezza e di fede. La nostra fede laica � costruita su antiche fondamenta, sulla memoria e sulla complessa eredit� di antichi e nuovi pensatori di tempi e di nazioni diverse, profeti e filosofi, da Mos� a leshu di Nazaret, che ci insegnarono ad amare il prossimo, da Socrate agli Illuministi, dall'imperatore Asoka a Kant, che per primo tracci� un credibile disegno di pace universale. Li abbiamo avvicinati con spirito libero e aperto, attingendo alla loro sapienza. Dentro di noi, laici, c'� anche tanta parte del pensiero religioso, tanta storia dell'idea di Dio. Condividiamo con voi, credenti di varie religioni, l'istintivo desiderio di pace. Purtroppo, sono presenti, temo in tutti noi, anche gli istinti di violenza. Abbiamo nell'anima rigide regole di vita. Ma talvolta cediamo alle tentazioni di pi� bassi istinti e paure. Una fede distorta, laica o religiosa, conduce al Male. Insieme, credenti laici e religiosi, abbiamo costruito l'ideale e le strutture fondanti di una societ� libera, giusta e caritatevole, e gli strumenti per realizzarla. Il nostro patrimonio di idee, che � andato arricchendosi ed evolvendosi nei tempi lunghi della storia (quanto sono mutate anche le grandi religioni, nel corso dei millenni!), pu� condurre, talvolta, anche in noi laici, come ad una illuminazione del nostro spirito. Temo di non saper dire meglio di cos� il significato. della nostra fede laica. Non so quanto diverso, o somigliante, sia il processo che conduce alla fede religiosa. Il modo in cui noi liberi pensatori continuiamo a cercare la via del bene, a svolgere la nostra ricerca "della verit�", ci ha appreso una virt� preziosa, anche se rara, fra noi come fra i credenti religiosi, ed � la tolleranza degli altri, dei diversi da noi; la rinuncia ad imporre agli altri il proprio credo; il rispetto per tutti coloro che sinceramente coltivano, per il bene degli uomini, la loro fede. A me sembra che la fede, cos� intesa, sia stata, e sia per tutti noi, la sorgente del nostro agire fraternamente insieme, affinch� le "cose sperate" si avverino; affinch� gli odi fra i popoli, che ancora orrendamente divampano, lascino il posto a uno spirito di fratellanza; affinch� la meta di pace che ancora molti non vedono venga raggiunta. Per realizzare questo nostro sogno noi lavoriamo. Uniti in un anelito, o in una preghiera, comunque essi si esprimano nell'intimo dei nostri cuori;: uniti nel dialogo, come veicolo di amicizia; uniti soprattutto, qui in Assisi, la citt� di Francesco, che fu profeta di amore fra gli uomini, da Fede e Speranza. Affinch� esse non siano un vento che passa e va, ma una forza creativa, che non ci d� pace, che ci spinge ad andare avanti, la mano nella mano, operando insieme.
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