Aachen 2003

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Martedì 9 Settembre 2003 - Katschhof
Cerimonia Finale

  
  

Lettura, firma e consegna dell'Appello di Pace 2003

  

All’inizio di questo Millennio, apertosi nel segno della speranza e allo stesso tempo della paura, noi, uomini e donne di religioni diverse, provenienti da tante parti del mondo, ci siamo riuniti ad Aachen, per invocare da Dio il grande dono della pace. E’ quella pace che l’umanità troppo spesso non si sa dare.

Nel cuore dell’Europa, abbiamo guardato alle attese di pace e di giustizia del mondo; ci siamo interrogati sulle nostre responsabilità; abbiamo incontrato il dolore del Sud del mondo, delle guerre dimenticate, delle vittime del terrore e della paura che genera violenza, di un pianeta impoverito e violato da uno sfruttamento che consuma tutto, anche il futuro comune. Siamo stati raggiunti dalle domande dei prigionieri, di chi fin da bambino ha conosciuto solo violenza e guerre che non finiscono mai. Abbiamo sentito tutto intero il pessimismo che sale dal profondo di questo nuovo secolo. Sono arrivate fino a noi le voci e i lamenti, a volte silenziosi, di milioni di poveri senza medicine e senza cure, senza sicurezza, senza libertà, senza terra, senza acqua, senza diritti umani fondamentali.

Ci siamo pure chinati sulle nostre tradizioni religiose, sui libri santi, nell’ascolto di Dio. Dio parla di pace. Abbiamo meditato e pregato. Abbiamo sentito il bisogno di migliorare noi stessi, di realizzare in noi la pace. Per i credenti la pace non è solo un impegno nel mondo, ma anche un dono da cercare nel cuore.

La pace è nel profondo delle nostre tradizioni. La pace è un nome di Dio. Abbiamo provato ad ascoltare non solo il nostro dolore, ma anche il dolore dell’altro. E’ per questo che oggi con forza, in maniera impegnativa, scegliamo nuovamente la via difficile del dialogo in un mondo che sembra preferire lo scontro.

Il dialogo porta alla pace. E’ un’arte che strappa al pessimismo miope di chi dice che non è possibile vivere accanto all’altro e che le ferite dei torti subiti sono una condanna all’odio per sempre. Il dialogo è la via che può salvare il mondo dalla guerra.

Abbiamo riscoperto l’orgoglio del dialogo. E il dialogo è un’arte, da coltivare, per le religioni, per le culture, per chi ha più forza e potere nel mondo. Il dialogo non è la scelta dei paurosi, di quelli che temono di combattere. Non indebolisce l’identità di nessuno. Provoca ogni uomo e ogni donna a vedere il meglio dell’altro e a radicarsi nel meglio di sé. Il dialogo è una medicina che cura le ferite e che apre all’unico destino possibile, per i popoli e per le religioni: vivere assieme in questo pianeta da difendere e da offrire alle generazioni che seguono più vivibile di oggi.

A chi crede che lo scontro tra le civiltà sia inevitabile diciamo: liberatevi da questo pessimismo opprimente, che crea un mondo di muri e di nemici, dove diventa impossibile vivere sicuri e in pace. L’arte del dialogo svuota, nel tempo, anche le ragioni del terrore e toglie terreno all’ingiustizia che crea risentimento e violenza.

A chi crede che il nome di Dio possa essere usato per odiare e fare la guerra, per umiliare e cancellare la vita dell’altro, diciamo: il nome di Dio è pace. Le religioni non giustificano mai l’odio e la violenza. Il fondamentalismo è la malattia infantile di tutte le religioni e di tutte le culture, perché rende prigionieri di una cultura del nemico, separa dagli altri e stima la violenza più della pace.

A chi ancora uccide, semina il terrorismo e fa la guerra in nome di Dio ripetiamo: “Fermatevi! Non uccidete! La violenza è una sconfitta per tutti! Discutiamo insieme e Dio ci illuminerà”.

Ad Aachen abbiamo sentito il bisogno di un’Europa capace di essere più aperta allo Spirito. Abbiamo sentito il bisogno di un’Europa capace di vivere con il Sud del mondo, di essere espressione di una democrazia attenta ai diritti umani, per contribuire in maniera decisiva al Terzo Millennio.

Da Aachen abbiamo rivolto a Dio una preghiera profonda e concorde per la pace. Dio conceda a ogni uomo e a ogni donna, a ogni governante la pazienza lungimirante e realista del dialogo: liberi ognuno dall’illusione della guerra purificatrice. Dio è più forte di chi vuole la guerra, di chi coltiva l’odio, di chi vive di violenza.

Conceda finalmente Dio al nostro secolo il dono meraviglioso della pace.

Aachen, 9 settembre 2003

 

 

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