Martedì 5 Settembre 2006 -   
Preghiera per la Pace

Richard Chartres
Vescovo anglicano di Londra, Gran Bretagna


Meditazione su Marco 4, 35-41


In quel medesimo giorno, verso sera, disse loro: "Passiamo all'altra riva". E lasciata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui.
Nel frattempo si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: "Maestro, non t'importa che moriamo?". Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: "Taci, calmati!". Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. Poi disse loro: "Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?". E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: "Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?".



Il giorno sta per finire e arriva la notte. Le folle se ne sono andate come se ne vanno da tante nostre chiese nei giorni normali.
Gesù parla di un passaggio “all'altra riva”, in un luogo diverso, ed essi salpano con una piccola flotta.
Ad Assisi, da tutti i nostri continenti, abbiamo ascoltato insieme la chiamata a partire dal luogo del crepuscolo per un viaggio verso un’’altra riva’ indistinta, verso la quale ci dirige Gesù.
Non restiamo delusi: questa traversata non è scevra di pericoli. Si scatena una grande tempesta di vento. Noi seguaci di Gesù in un mondo che adora i vecchi idoli della ricchezza e del potere dovremo sempre più affrontare una tempesta di derisione e persino di odio, se ne siamo degni, perché seguiamo la sua via, la via della croce, la via di un amore che sacrifica se stesso. Cercheranno di portar via qualsiasi posto, anche se piccolo di onore ed influenza che abbiamo preservato dalla fine del giorno della cristianità in Europa, ma grazie a Dio navighiamo con dei compagni di altre parti del mondo che possono insegnarci come essere testimoni di Cristo in tempi e luoghi di tempesta e persecuzione.
Gesù dorme e noi siamo indotti a contemplare i tre giorni nel sepolcro dopo la tempesta della Passione. La sua assenza comunque fa capire ai discepoli anche il loro profondo, viscerale bisogno di Lui. Mentre il vascello della loro presunta sicurezza, quella barca che tanto spesso ha simboleggiato la Chiesa, inizia ad affondare, gli gridano: "Maestro, non t'importa che moriamo?".
Questa vita è un racconto narrato da un idiota, fatto di parole senza senso che non significano nulla, o c'è un disegno di amore al cuore dell'universo? E il Vangelo dice “destatosi”. Egli si sveglia, non come il Cristo addomesticato che tanto spesso vogliamo veder correre con noi sulla strada della vita, ma come il Signore del vento e delle onde. Guardatelo ed Egli calmerà la nostra paura paralizzante. La paura di perdere ciò che abbiamo affatica molti uomini di chiesa e così cominciamo ad apparire stanchi e la Chiesa spesso sembra poco vitale. Ci sono alcuni che risponderebbero alla chiamata di Gesù ma quando ci guardano decidono che hanno qualcosa di meglio da fare nel loro tempo.
Quando affrontiamo la nostra paura e gli diamo ascolto mentre Egli proclama la sua pace ed ordina ”taci, calmati!”, allora conosciamo la “grande bonaccia”, la “galini megali” del Vangelo. In questa condizione allarghiamo il nostro amore per Lui, approfondiamo il nostro grazie e cambiamo la paura paralizzante di perdere ciò che abbiamo in un santo e fecondo timore di chi è Lui e di ciò che siamo chiamati ad essere. Una persona che dimora nella fede è più forte di mille persone che seguono semplicemente il loro interesse.
Egli disse al mare: “Taci, calmati!”

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