Martedì 5 Settembre 2006 -  Piazza di San Francesco
Cerimonia Finale

Domenico Sorrentino
Arcivescovo, Vescovo di Assisi


SALUTO DI COMMIATO

Laudato si’ mi Signore, cum tucte le tue creature.

Con queste parole del Cantico di Frate Sole, la mia parola di congedo, rivolta con affetto a tutti quanti voi, vuol essere innanzi tutto lode del Signore.

Nella comune riflessione, e soprattutto nella preghiera, che, pur distintamente, ci ha visti impegnati, abbiamo sperimentato ancora una volta che Dio è sempre e solo il Dio della pace.

Sulla scia di Giovanni Paolo II, anche Benedetto XVI, nel suo Messaggio, ce lo ha ricordato.

Fratelli delle varie confessioni cristiane, amici delle altre religioni, distinte autorità, signor Presidente della Repubblica, la Chiesa di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino, vi è particolarmente grata per queste due giornate, in cui abbiamo fatto crescere la cultura del dialogo e della pace. Ringrazio particolarmente la Comunità di Sant’Egidio per aver voluto questo incontro e per l’impegno profuso in questi giorni.

Abbiamo respirato lo “spirito di Assisi”.

Di questo spirito, quasi come una “consegna” per la nostra amicizia, mi sia consentito proporre ancora uno spunto, attingendolo direttamente dall’esperienza di Francesco di Assisi.

Ho la gioia di abitare nello stesso Vescovado che ottocento anni fa fu testimone di importanti momenti della vita di Francesco.

Fu davanti al Vescovo Guido, che il giovane Francesco fece il gesto clamoroso dello spogliamento: restituendo al padre soldi e vestiti, egli esprimeva la sua rinuncia a tutte le cose per amore di Dio e cantava la sua nuova libertà. Con tale gesto, egli poneva la condizione più radicale per essere un uomo di pace: la conversione del cuore.

Nella casa del Vescovo di Assisi Francesco tornò verso la fine della vita per compiere una singolare missione di pace: in una città umiliata dalla contrapposizione tra il Vescovo stesso e l’autorità civile, egli invitò i contendenti ad ascoltare il suo “Cantico di frate sole”, a cui aggiunse la strofa del perdono: “Beati quelli che perdonano per lo tuo amore”. Francesco era allora cieco e stremato. Cantava più con la vita che con la voce. Ma le note di quel Cantico ottennero il miracolo: la durezza dei cuori si spezzò ed avvenne la riconciliazione. Francesco mostrò così la forza della preghiera, e additò il messaggio evangelico del perdono, come una strada obbligata per costruire la pace.

Come abbiamo ripetutamente constatato, anche attraverso le testimonianze di fratelli di altre religioni: dalla preghiera autentica, da un vero rapporto con Dio, non può che sgorgare la pace.

Questi giorni ci hanno fatto rivivere e attualizzare il “sogno” di vent’anni fa, il sogno di Giovanni Paolo II. Il mio augurio è che ci restino nel cuore e costituiscano un altro seme di pace per il mondo.

Arrivederci a tutti.

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