Martedì 5 Settembre 2006 -   
Preghiera per la Pace

Mesrob II
Patriarca Armeno di Costantinopoli


Efesini 6, 15


Cari amici, vorrei soffermarmi sulla lettera agli Efesini, capitolo 6 versetto 15, dove San Paolo esorta i credenti ad avere i piedi calzati dallo zelo per il Vangelo della pace.

San Paolo sta facendo una chiara allusione ai calzari militari dei Romani, chiamati caliga, che erano una delle parti più importanti dell'equipaggiamento dei soldati romani. Erano concepiti per lunghe marce su ogni tipo di terreno impervio. Allo stesso modo il credente deve essere preparato ad ogni sorta di difficoltà durante la sua vita. E questo è precisamente quello che fa il Vangelo. Preparare i credenti ad ogni difficoltà. Il Vangelo ci dà la stabilità di un passo sicuro. Possiamo quindi marciare senza cadere sul terreno accidentato della vita, oltrepassando valichi di straziante dolore, attraverso deserti di paura, terrore e solitudine.

Dobbiamo essere pronti a portare il Vangelo ovunque. San Paolo doveva avere ben presente il messaggio profetico di Isaia al capitolo 52, versetto 7. Isaia dice: "Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi che annunzia la pace, messaggero di bene che annunzia la salvezza, che dice a Sion: Regna il tuo Dio". Indossare i sandali del Vangelo della Pace dovrebbe significare almeno essere sempre preparati e pronti a portare ovunque il Vangelo della Speranza e della Salvezza.

San Paolo fa riferimento alla pace in un passaggio in cui parla della battaglia. Deve esserci un significato in questo stridente paradosso. Ne dà forse una spiegazione il profeta Zaccaria quando dice al capitolo 4, versetto 6: "Non con la potenza né con la forza, ma con il mio spirito, dice il Signore degli eserciti!". In verità, l'unico "potere" su cui un cristiano può far affidamento è il potere dello Spirito Santo, e la manifestazione dello Spirito Santo è l'amore. Di conseguenza siamo chiamati a vincere sui Principati, le Potestà, i dominatori di questo mondo di tenebra e sugli spiriti del male con il potere dell'amore.

Esperienza è la parola che usiamo per indicare un passato che ricordiamo. Non dobbiamo fare niente come se lo stessimo facendo per la prima volta. Non dobbiamo imparare tutto di nuovo ogni giorno. Per quelli di noi che sono cristiani, la bibbia è il libro che costituisce la fonte del passato che noi ricordiamo, della nostra esperienza. La Chiesa è il luogo in cui il popolo di Dio si riunisce per richiamare alla mente e celebrare l'esperienza. Ricordare gli atti salvifici di Dio è quello che possiamo fare per ricordare e rafforzarci nel Signore.

Ne segue che un ingrediente della preghiera è la memoria. Il Signore ci parla attraverso la nostra memoria, ma ricordare ci sprona anche a parlare con Dio. Questo parlare è la preghiera, sia il dialogo verbale, sia la condivisione di pensieri e sentimenti nelle profondità del nostro spirito. Gesù ci ha salvato sulla croce e questo è la nostra arma di incomparabile forza, la forza dell'amore divino. L'amore divino ci permette di iniziare ogni giorno in libertà e pace interiore, liberi dal fardello del peccato passato, con la nostra coscienza purificata dal pentimento. Davvero, questo è vivere non nel nostro potere ma nel potere di Cristo, Principe della Pace che vive in noi.

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