Comunità di S.Egidio


Patriarcado
de Lisboa


26 settembre 2000 - ore 9.00
Centro Cultural de Bel�m - Pequeno Auditorio
Tavola Rotonda
Una nuova cultura della convivenza

Jean-Luc Brunin
Vescovo Cattolico, Francia

 

Il mio intervento riguarder� la citt�, per eccellenza luogo di coesistenza di fasce di popolazione diverse per origine, cultura e religione. Il mio contributo nasce dalla ricerca che ho svolto in teologia pratica, alla Facolt� di Teologia di Lilla, a partire dalla pastorale vissuta nei quartieri popolari della Francia settentrionale, che mi ha portato ad osservare l'insorgenza di una nuova cultura della convivenza. La quale, per�, non � senza pericoli per l'avvenire delle nostre societ�, in particolar modo per le periferie metropolitane. Permettetemi di azzardare qualche elemento di analisi del contesto e dell'evoluzione che ho potuto osservare, prima di evocare come la Chiesa cattolica, ma anche tutte le altre religioni presenti sul campo, pu� aiutare ad orientare quest'evoluzione, ed apportare un contributo ad una cultura pi� aperta di convivialit� cittadina.

A. L'urbanit�
Tutte le fasce di popolazione dei quartieri popolari delle nostre citt�, nonostante la loro diversit�, ed anzi, proprio all'interno di tale diversit�, condividono quella cultura generalizzata che i sociologi chiamano urbanit�. L'urbanizzazione, scrive Thierry Paquot , "non � pi� un soglio statistico, un dato quantitativo, ma � un processo che trasforma costumi, credenze, comportamenti, ecc." . L'urbanizzazione non si riduce quindi ai movimenti demografici dalla campagna alla citt�, dal centro alla periferia� Costituisce invece davvero l'entrata in una nuova civilt� che offre un sistema differente di valori sociali, induce dei comportamenti inediti, esige che ci si conduca in modo tale da garantire una convivenza armoniosa in ambiente urbano. L'insieme di questi dati � racchiuso nel concetto d'urbanit�, che possiamo considerare come il quadro socioculturale nel quale gli individui accedono all'umanizzazione ed alla socializzazione. Non bisogna per� generalizzare: non possiamo esimerci da un'analisi rigorosa che evidenzi tanto la diversit� dei gruppi umani, quanto anche la diversit� dei modi d'identificazione personale e di socializzazione.
B. Riconoscere la molteplicit� nell'ambito dell'urbanit�
Molteplici sono le realt� umane nelle nostre citt�. Troviamo dei quartieri popolari dove vivono fasce di popolazione il cui tessuto sociale � stato incrinato dalla crisi socioeconomica, in cui la disoccupazione costringe molti abitanti quasi agli arresti domiciliari, fasce di popolazione spesso giovani e sradicate dalle loro origini, senza memoria . In altri quartieri pi� residenziali, si trovano fasce di popolazione spesso sottoccupate, con ritmi di vita talmente frenetici, che nei loro spazi residenziali il bisogno principale � di tirare il fiato e recuperare le forze. Non � che la vita vi sia per forza pi� facile. Possono insorgere anche altre difficolt� (divorzio, solitudine, alcolismo, ecc.). Bisogna pure citare le vecchie popolazioni del luogo, disseminate nella diversit� di questi quartieri, che hanno visto la citt� estendersi sul proprio territorio e fagocitarlo.
I bisogni espressi dai primi due tipi di fasce di popolazione menzionati definiscono spesso la loro modalit� di socializzazione. Quelle che si chiamano generalmente "classi medie" sono spesso interlocutori attivi delle �quipes amministrative territoriali: disponendo di gi� delle risorse necessarie ad assicurare la sopravvivenza, ci� che domandano alle autorit� � di fornire infrastrutture e servizi. Invece, nei quartieri pi� difficili, dove la maggiore scarsit� di risorse non permette di soddisfare tutti i bisogni vitali, le domande sono differenti. Dovendo affrontare problemi troppo numerosi (disoccupazione, insicurezza, assenza di servizi sociali), gli abitanti finiscono per lasciarsi invadere da un sentimento di malessere. I servizi territoriali avranno allora ad ingaggiare sforzi sul fronte dell'assistenza attraverso tutta una gamma di strumenti di riabilitazione, di sostegno di progetti, ecc., sforzi certo proporzionali al pubblico impegno di solidariet�, ma anche al timore di vedere sfociare in violenza le tensioni sociali.
Tutta questa diversit�, che non posso ulteriormente analizzare nel quadro del presente intervento , evidenzia che, nel campo dell'urbanit�, il processo che porta a diventare umani (e di conseguenza a diventare credenti !) � differenziato. Le religioni non possono ignorare tale diversit�: devono anzi tenerla in debita considerazione, nelle loro iniziative, se ambiscono alla coerenza.

C. L'urbanit� genera una crisi permanente.
Caratteristica dell'urbanit� � la convivenza di diverse fasce di popolazione in uno spazio comune, convivenza che � sempre il risultato di un compromesso tra perpetue tensioni, che � sempre in equilibrio instabile. Quel che si vive oggi nei quartieri popolari metropolitani non � una crisi passeggera, anche se gli effetti ne sono moltiplicati dalla crisi socioeconomica. Dobbiamo ben capire, compenetrarci del fatto che la violenza � insita alla citt�; la violenza che si lamenta oggigiorno sui mezzi di comunicazione spesso � solo una violenza secondaria, derivata. I meccanismi che generano l'angoscia, e predispongono alla violenza, provengono dalla stessa necessit� di vivere insieme all'interno dei quartieri metropolitani. Fin dall'antichit�, la citt� � apparsa come l'alternativa della societ� tribale.
La citt�, in se stessa, � un'esperienza violenta, e all'origine della civilt� urbana si trova una violenza fondamentale. Questa violenza, Thierry Paquot, storico della citt�, la presenta nel suo Homus urbanus , parlando della citt� antica: "Conviene immaginare queste famiglie all'epoca in cui le credenze non sono ancora state alterate: ognuna di loro possiede una religione con i suoi dei, preziosa eredit� su cui deve vegliare. La pi� grande disgrazia che la pietas familiare debba temere, � che il lignaggio si spezzi, perch� allora la sua religione scomparirebbe dalla faccia della terra, il focolare si estinguerebbe, tutta la catena dei suoi morti cadrebbe nell'oblio e nell'eterna miseria".
Ci� che marca il passaggio dall'organizzazione tribale della societ� alla civilt� cittadina, � il superamento della paura di perdersi, di perdere la proprio identit�. La citt� � lo spazio condiviso da diverse trib� che organizzano la loro convivenza su un territorio messo in comune, assumendo il rischio di perdersi. Quando la convivenza � gratificante, quando ci si sente riconosciuti, rispettati, integrati, il passaggio si opera senza troppi problemi; quando invece la convivenza diventa problematica e deludente (non riconoscimento, non rispetto, esclusione), la paura e l'angoscia aumentano. Per esempio, cosa permetter� ai giovani, la cui identit� � insicura, che mancano spesso di prospettive a lungo termine, di superare lo stadio della solidariet� tribale, per aprirsi ad una convivenza pi� ampia ? Tale processo � reso pi� difficoltoso laddove gruppi umani sradicati dalle proprie origini, che stanno perdendo le proprie memorie, messi in situazione di precariet�, debbono inventarsi un modo di vivere insieme. Se non si supera la paura di perdersi, � molto probabile che aumenti l'aggressivit� verso il diverso, percepito come minaccioso.
Le religioni che s'interessano al contesto in cui operano avranno a prendere in considerazione queste prospettive. E' a tale condizione che potranno partecipare alla nascita di una nuova cultura della convivenza.

D. Il ruolo delle religioni nella cultura della convivenza.
Sembra proprio che in paesi come la Francia, pur segnati da una forte tradizione di laicit�, stiano aumentando le richieste sociali rivolte alle religioni: si intuisce che queste dovranno assumere un ruolo, assieme ad altri partner, nello sforzo di rendere possibile una convivenza armoniosa. Come fare per confermare ci� che non � ancora che un'intuizione per i poteri pubblici, tanto pi� significativa quanto pi� la situazione sta trasformandosi in emergenza?
L'ambito limitato di questo intervento mi costringe ad essere sommario, ma desidero offrire soltanto qualche elemento da sviluppare nei nostri scambi, e che potr� alimentare i dibattiti.
Le religioni contengono un'apertura sull'universale che impedisce loro di rinchiudersi su di un gruppo particolare, e che pu� costituire una prevenzione contro la tentazione di ridurre tutto ad una questione di comunit�.
Le religioni rendono testimonianza di una salvezza che riguarda l'uomo nella sua interezza, e tutti gli uomini; sono perci� portatrici di una visione dell'avvenire che permette di rifiutare la chiusura nell'imminenza del presente.
Professando un Dio creatore dell'universo, le religioni monoteiste attestano che non vi � che una sola umanit�. Questa tradizione pu� sostenere la coscienza di un'appartenenza solidale all'umanit�, come pure la riattivazione di una comunit� di destino che trascenda le divisioni prodotte dalle particolarit� individuali.
La dimensione etica delle religioni, intimamente connessa al rapporto che unisce Dio all'umanit�, trasforma in modo speciale lo sguardo che portiamo sull'altro, e fonda il rispetto dell'altrui dignit�.
Per concludere, lasciando cos� posto alla discussione, vorrei riaffermare l'importanza del ruolo che le religioni possono assumere nella nascita di una cultura della convivenza. E' tuttavia necessario insistere sul fatto che le religioni debbono accettare di non occupare tutto il campo sociale, e di non arrogarsi il diritto di dettare legge nello spazio pubblico. La convivenza deve fondarsi su un'accettazione radicale del pluralismo degli approcci e delle iniziative che vengono da gruppi diversi. In tal senso, la laicit� e la democrazia costituiscono forme sociali positive e moderatrici che garantiscono una convivenza armoniosa, nella misura in cui non pretendono di diventare un'alternativa alle religioni. Questo sistema, per�, non pu� fornire, da solo, i fondamenti della convivenza: pu� solo garantirne il contesto generale. Le religioni, invece, se accettano il pluralismo, possono fondare e riattivare le ragioni che permettono agli individui di legittimare gli sforzi consentiti per realizzare una convivenza armoniosa.