Comunità di S.Egidio


Patriarcado
de Lisboa


26 settembre 2000
Piazza del Municipio
Cerimonia Finale

Andrea Riccardi
Comunità di Sant'Egidio

 

Cari amici,
Lisbona è stata una tappa importante e bella del cammino di donne e uomini di religioni diverse sulla soglia del Duemila. Siamo grati agli amici portoghesi che ci hanno accolto e che hanno contribuito al clima di amicizia e dialogo di questi giorni. La nostra è stata una riaffermazione corale, libera, rispettosa del valore del dialogo come arte di vivere. In questi giorni, in maniera provvisoria ma non superficiale, si è creata una famiglia di cercatori della pace, che avrà un suo sbocco duraturo nel dialogo.
Dialogo non è aver poca convinzione. Dialogo non è assenza di fede. Dialogo è vivere l'amore. Dialogo è anche espressione della propria fede convinta. Dialogo è, anche nella prospettiva delle religioni, un contributo a una società che abbia un'anima e viva nella pace.
La Comunità di Sant'Egidio -questa fraternità di piccole comunità sparse per il mondo, nutrite dal Vangelo, amiche di tutti e specialmente dei poveri- la nostra Comunità è felice di questo incontro di Lisbona.
Vorrei dire allora come da questi giorni emerga l'impegno a togliere radici ai conflitti che generano guerre, ai pregiudizi che alzano muri di diffidenze, alle incomprensioni che isolano, all'ignoranza che rappresenta una falsa protezione, alla violenza nei rapporti tra uomini e tra gruppi. Sono stati giorni di costruzione di una cultura, di una mentalità, di percorsi di pace. Questo darà frutto per le strade del mondo: ne siamo certi.
Ci sono potenzialità nuove in questo nostro mondo del Duemila, che intendiamo cogliere. Ci sono inimicizie del passato che intendiamo eliminare. Ci sono dolori da consolare. Ci sono conflitti per la cui soluzione vogliamo pregare e operare come possiamo. Ci sono motivazioni nuove da trovare. Da questo incontro a Lisbona esce una forte energia di pace e di dialogo.
Essa attende di essere raccolta da noi tutti, dalla gente, non solo dai leaders. Attende di essere raccolta dalla gente di Lisbona, che ha accompagnato con simpatia questo nostro incontro. Attende di essere raccolta dai credenti e da uomini e donne che vivono valori umanisti. Perché la pace e il dialogo sono l'aspirazione di milioni di donne e di uomini, che conoscono la guerra, l'emarginazione, la violenza. Invocano pace: chiedono una vita umana. Sono i poveri, i popoli poveri, i popoli impoveriti dalla guerra.
Da Lisbona, in tutta la nostra fragilità, partono un messaggio di fiducia nel dialogo e una grande invocazione di pace, proprio sulle soglie del nuovo secolo, di un mondo globalizzato, che sta rinnovandosi. Sì, di fronte all'Oceano, questa brezza lieve che spira dall'Atlantico non ha spazzato tutti i problemi. Ma ci ha fatto vedere in maniera più chiara il futuro. Un futuro di pace e di dialogo. Le religioni, le culture, renderanno il mondo migliore se dialogano. Infatti, dialogo è una parola, una vita, che significa amore. Sì, il dialogo non è nient'altro che l'amore vissuto.