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27 Settembre 2015 | POLONIA

La Polonia prega per i rifugiati

Migliaia di polacchi hanno partecipato alle preghiere "Morire di speranza", in memoria dei migranti che hanno perso la vita nei viaggi verso l'Europa

 
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"Ci siamo raccolti attorno alla croce e, guardando la croce, vediamo i volti e le mani di donne, bambini, uomini, che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l'Europa". Con queste parole monsignor Michał Janocha, vescovo ausiliare di Varsavia, ha introdotto la preghiera "Morire di speranza" nella chiesa di San Martino, cui hanno partecipato rappresentanti di diverse confessioni cristiane e oltre cinquecento persone. Il vescovo ha poi affermato: "Nella prospettiva della Bibbia siamo figli dello stesso Dio. Ossia, in qualche modo, siamo legati l'uno all'altro. Con la sua morte Cristo ha abbattuto il muro che divide i popoli. Ma noi, figli di Adamo, un mattone alla volta proviamo a ricostruire questo muro. Invece siamo chiamati ad abbattere dentro di noi il muro di inimicizia".

"La questione dei profughi ci riguarda tutti, come cristiani e come europei", ha osservato Magdalena Wolnik della Comunità di Sant’Egidio, auspicando che dalla preghiera possa sorgere un movimento di accoglienza per i rifugiati, in un paese, come la Polonia, che ha recentemente approvato la politica europea di ospitalità degli stranieri richiedenti asilo politico.

Alla preghiera di Varsavia ha partecipato anche Dawood Yousefi, giovane afgano, musulmano, del movimento "Genti di Pace", che aveva raccontato il suo drammatico viaggio verso l'Italia durante la visita di papa Francesco alla Comunità di Sant'Egidio a Roma il 15 giugno 2014. Osservando che il segreto dell'integrazione è iniziare a vivere insieme, Dawood Yousefi ha affermato: "Sono in Polonia per la prima volta, ma a Roma conosco molti polacchi. Soprattutto vorrei ricordare Giovanni Paolo II, che ho ammirato tanto per la sua lotta non violenta per la fine del comunismo e per il suo impegno per la pace e il dialogo tra le religioni".

 

 

A Cracovia la preghiera è stata presieduta da monsignor Grzegorz Ryś, che ha osservato che il Vangelo apre una prospettiva completamente nuova: "Il Vangelo non ci dice solamente che il Signore ama lo straniero, ma che il Signore si presenta a noi come uno straniero e nella persona dello straniero noi incontriamo Dio". Citando le parole di sant'Agostino, Ryś ha affermato: "Vuoi incontrare Cristo seduto sul trono celeste? Cerca di incontrarlo quando dorme sotto un ponte. Cerca di incontrarlo quando ha fame. Cerca di incontrarlo quando è straniero". 

Monsignor Jan Piotrowski, durante la preghiera a Kielce ha ricordato come il passato sofferto della Polonia sia un monito a non essere indifferenti nei confronti di chi, in questo momento storico, ha bisogno di aiuto e accoglienza. "La preghiera è difesa dall'insensibilità e dal disprezzo", ha concluso.

Altre preghiere "Morire di speranza" si sono tenute a Poznań, Stettino, Wrocław, Ełk, Łódź, Opole, Gdańsk, Koszalin, Pieniężno, Chludowo k. Poznania, Kleosin, Nysa e Rybnik, organizzate da diocesi, Caritas Polska, "Deon.pl", "Przewodnik Katolicki", Radio Emaus, il movimento dei Focolari, "Tygodnik Powszechny" "Znak", "Więź", "Dywiz", "Kontakt", Klub Inteligencji Katolickiej, Jezuickie Centrum Społeczne "W Akcji”, Ośrodek Migranta Fu Shenfu e Stowarzyszenie Pokoju i Pojednania "Effatha”.


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