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Dal secondo libro dei Maccabei 4, 1-50

1Il suddetto Simone, che si era fatto delatore dei beni e della patria, diffamava Onia, come se avesse percosso Eliod�ro e fosse stato l'organizzatore dei disordini; 2osava definire nemico della cosa pubblica il benefattore della citt�, il protettore dei cittadini, il difensore delle leggi. 3L'odio era giunto a tal punto che si compirono delle uccisioni da parte di uno dei gregari di Simone; 4allora Onia, vedendo l'aggravarsi dell'invidia e accorgendosi che Apollonio figlio di Men�steo, stratega della Celesira e della Fenicia, aizzava la perfidia di Simone, 5si rec� dal re, non per far la parte di accusatore dei suoi concittadini, ma per provvedere al bene comune del popolo e di ciascuno in particolare. 6Vedeva infatti che senza un provvedimento del re era impossibile ristabilire la pace nella vita pubblica e che Simone non avrebbe messo freno alla sua pazzia.

7Ma, Sel�uco essendo passato all'altra vita e avendo preso le redini del governo Antioco chiamato anche Ep�fane, Giasone, fratello di Onia, volle procurarsi con la corruzione il sommo sacerdozio 8e, in un incontro con il re, gli promise trecentosessanta talenti d'argento e altri ottanta talenti riscossi con un'altra entrata. 9Oltre a questi prometteva di versargli altri centocinquanta talenti, se gli fosse stato concesso di stabilire di sua autorit� una palestra e un campo d'addestramento e di erigere una corporazione d'Antiocheni a Gerusalemme. 10Avendo il re acconsentito, egli, ottenuto il potere, si diede subito a trasformare i suoi connazionali secondo i costumi greci, 11annullando i favori concessi dal re ai Giudei, ad opera di Giovanni, padre di quell'Eupolemo che aveva guidato l'ambasciata presso i Romani per negoziare il patto d'amicizia e di alleanza, e sradicando le leggi cittadine inaugur� usanze perverse. 12Fu subito zelante nel costruire una palestra, proprio ai piedi dell'acr�poli, e nell'indurre i giovani pi� distinti a portare il p�taso. 13Cos� era raggiunto il colmo dell'ellenizzazione e la diserzione verso i costumi stranieri per l'eccessiva corruzione dell'empio e falso sommo sacerdote Giasone. 14Perci� i sacerdoti non erano pi� premurosi del servizio all'altare, ma, disprezzando il tempio e trascurando i sacrifici, si affrettarono a partecipare agli spettacoli contrari alla legge nella palestra, appena dato il segnale del lancio del disco. 15Cos� tenendo in poco conto le glorie patrie stimavano nobilissime le glorie elleniche. 16Ma appunto a causa di queste li sorprese una grave situazione e si ebbero quali avversari e punitori proprio coloro le cui istituzioni seguivano con zelo e a cui cercavano di rassomigliare in tutto. 17Non � cosa che resti impunita il comportarsi empiamente contro le leggi divine, come dimostrer� chiaramente il successivo periodo di tempo.

18Celebrandosi in Tiro i giochi quinquennali con l'intervento del re, 19l'empio Giasone invi� come rappresentanti alcuni Antiocheni di Gerusalemme, i quali portavano con s� trecento dramme d'argento per il sacrifico a Ercole; ma questi portatori ritennero non conveniente usarle per il sacrifico, bens� impiegarle per altra spesa. 20Cos� il denaro destinato al sacrificio a Ercole da parte del mandante, serv�, grazie ai portatori, per la costruzione delle triremi.

21Antioco, avendo mandato Apollonio, figlio di Men�steo, in Egitto per l'intronizzazione del re Filom�tore, venne a sapere che costui era diventato contrario al suo governo e quindi si preoccup� della sua sicurezza. Perci� si rec� a Giaffa, poi mosse alla volta di Gerusalemme. 22Fu accolto da Giasone e dalla citt� con dimostrazioni magnifiche e introdotto con corteo di fiaccole e acclamazioni. Cos� riprese la marcia militare verso la Fenicia.

23Tre anni dopo, Giasone mand� Menelao, fratello del gia menzionato Simone, a portare al re denaro e a presentargli un memoriale su alcuni affari importanti. 24Ma quello, fattosi presentare al re e avendolo ossequiato con un portamento da persona autorevole, si accaparr� il sommo sacerdozio, superando l'offerta di Giasone di trecento talenti d'argento. 25Munito delle disposizioni del re, si present� di ritorno, non avendo con s� nulla che fosse degno del sommo sacerdozio, ma avendo le manie di un tiranno unite alla ferocia di una belva. 26Cos� Giasone, che aveva tradito il proprio fratello, fu tradito a sua volta da un altro e fu costretto a fuggire nel paese dell'Amman�tide. 27Menelato si impadron� del potere, ma non s'interess� pi� del denaro promesso al re, 28sebbene gliele avesse fatto richiesta S�strato, comandante dell'acr�poli; questi infatti aveva l'incarico della riscossione dei tributi. Per questo motivo tutti e due furono convocati dal re. 29Menelao lasci� come sostituto nel sommo sacerdozio Lis�maco suo fratello; S�strato lasci� Crat�te, comandante dei Ciprioti.

30Mentre cos� stavano le cose, le citt� di Tarso e Mallo si ribellarono, perch� erano state date in dono ad Anti�chide, concubina del re. 31Il re part� in fretta per riportare all'ordine la situazione, lasciando come luogotenente Andron�co, uno dei suoi dignitari. 32Menelao allora, pensando di aver trovato l'occasione buona, sottrasse alcuni arredi d'oro del tempio e ne fece omaggio ad Andron�co; altri poi si trov� che li aveva venduti a Tiro e nelle citt� vicine. 33Ma Onia lo biasim�, dopo essersi accertato della cosa ed essersi rifugiato in localit� inviolabile a Dafne situata presso Antiochia. 34Per questo Menelao, incontratosi in segreto con Andron�co, lo preg� di sopprimere Onia. Quegli, recatosi da Onia e ottenutane con inganno la fiducia, dandogli la destra con giuramento lo persuase, sebbene ancora guardato con sospetto, ad uscire dall'asilo e subito lo uccise senza alcun riguardo alla giustizia. 35Per questo fatto non solo i Giudei, ma anche molti altri popoli si mossero a sdegno e tristezza per l'empia uccisione di tanto uomo. 36Quando il re torn� dalle localit� della Cilicia, si presentarono a lui i Giudei della citt� insieme con i Greci che condividevano l'esecrazione dell'uccisione di Onia contro ogni diritto. 37Antioco fu intimamente rattristato, colpito da cordoglio e mosso a lacrime per la saggezza e la grande prudenza del defunto; 38subito, acceso di sdegno, tolse la porpora ad Andron�co, ne stracci� le vesti e lo trascin� attraverso tutta la citt� fino al luogo stesso dove egli aveva sacrilegamente ucciso Onia e l� cancell� dal mondo l'assassino. Cos� il Signore gli rese il meritato castigo.

39Essendo poi avvenuti molti furti sacrileghi in citt� da parte di Lis�maco su istigazione di Menelao ed essendosene sparsa la voce al di fuori, il popolo si ribell� a Lis�maco, quando gia molti arredi d'oro erano stati portati via. 40La folla era eccitata e piena di furore e Lis�maco, armati circa tremila uomini, diede inizio ad atti di violenza, mettendo come comandante un certo Aurano gia avanzato in et� e non meno in stoltezza. 41Ma quelli, appena si accorsero dell'aggressione di Lis�maco, afferrarono chi pietre, chi grossi bastoni, altri raccolsero a manciate la polvere sul posto e si gettarono contro coloro che stavano attorno a Lis�maco. 42A questo modo ne ferirono molti, alcuni ne stesero morti, costrinsero tutti alla fuga, misero a morte lo stesso saccheggiatore del tempio presso la camera del tesoro.

43Per questi fatti fu intentato un processo contro Menelao. 44"Venuto il re a Tiro, i tre uomini mandati dal consiglio degli anziani difesero presso di lui il loro diritto. 45Menelao, ormai sul punto di essere abbandonato, promise una buona quantit� di denaro a Tolomeo, figlio di Dor�mene, perch� traesse il re dalla sua parte. 46Tolomeo invit� il re sotto un portico, come per prendere il fresco, e gli fece mutar parere. 47Cos� il re prosciolse dalle accuse Menelao, causa di tutto il male, e a quegli infelici che, se avessero discusso la causa anche presso gli Sciti, sarebbero stati prosciolti come innocenti, decret� la pena di morte. 48Cos� senza dilazione subirono l'ingiusta pena coloro che avevano difeso la citt�, il popolo e gli arredi sacri. 49Gli stessi cittadini di Tiro, indignati per questo fatto, provvidero generosamente quanto occorreva per la loro sepoltura. 50Menelao invece, per la cupidigia dei potenti, rimase al potere, crescendo in malvagit� e facendosi grande traditore dei concittadini.

 

 

Maccabei_2
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