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MESSAGGIO DI S.S. GIOVANNI PAOLO II

 

Al Venerato Fratello
il Cardinale EDWARD I.CASSIDY
Presidente del Pontificio Consiglio
per la Promozione dell'Unit� dei Cristiani

Sono particolarmente lieto di far pervenire il mio saluto agli illustri rappresentanti delle Chiese e Confessioni cristiane che partecipano all'incontro "Chiese sorelle, Popoli fratelli". Tale convegno si colloca idealmente sulla scia di quello di Assisi, che continua a portare frutti preziosi di pace e di dialogo sia tra i cristiani che tra i membri delle altre grandi religioni mondiali. Ringrazio la Comunit� di Sant'Egidio, che con coraggio e audacia sostiene questo singolare pellegrinaggio, che continua a percorrere diverse citt� del mondo perch� gli uomini e le donne si scoprano fratelli e sorelle, membri della stessa famiglia umana.

Nell'Assemblea Interreligiosa svoltasi nel mese di ottobre scorso in Vaticano, rivolgendomi ai cristiani, dicevo: "Quelli tra noi che sono cristiani, credono che questa speranza � un dono dello Spirito Santo che ci chiama ad allargare gli orizzonti, a guardare oltre i nostri bisogni personali e quelli delle nostre comunit� particolari, all'unit� della famiglia umana... Da questa consapevolezza sgorgano la compassione e la generosit�, l'umilt� e la modestia, il coraggio e la perseveranza. Queste sono qualit� di cui l'umanit� ha pi� che mai bisogno mentre si appresta ad entrare nel nuovo millennio" (L'Osservatore Romano, 30.10.1999, p. 5). Sono perci� particolarmente lieto che a Genova si tenga questa assemblea di cristiani per riflettere, pregare e rafforzare l'impegno a continuare sulla via dell'unit�.

Vorrei salutare anzitutto i Patriarchi e i rappresentanti delle diverse Chiese d'Oriente qui convenuti. La loro presenza, assieme a quella dei rappresentanti della Chiesa Cattolica, � di conforto e di sprone per tutti. Mi unisco volentieri alla preghiera e ai sentimenti fraterni che pulsano nel cuore di ciascuno e rendono, al tempo stesso, grazie a Dio per i frutti che il dialogo ecumenico ha portato in questi ultimi anni. Nell'Enciclica Ut unum sint, riferendomi particolarmente al secolo che sta per terminare, notavo che "� la prima volta nella storia che l'azione in favore dell'unit� dei cristiani ha assunto proporzioni cos� grandi e si � estesa ad un ambito tanto vasto" (n. 41). E' accaduto che "i cristiani appartenenti ad una confessione non considerino pi� gli altri come nemici o stranieri, ma vedano in essi dei fratelli e delle sorelle" (ivi).

La fraternit� ritrovata tra cristiani, in effetti, � uno dei frutti pi� preziosi del dialogo ecumenico. Essa certamente, come canta il Salmista, ci fa gustare la gioia dei fratelli che si ritrovano insieme (cfr Sal 132[133],1), ma ci rende anche pi� consapevoli della gravit� del peccato della divisione, scandalo per noi e per il mondo. Non possiamo perci� ritardare il passo verso l'unit� delle Chiese. Ogni ritardo, infatti, rischia non solo di diminuire la gioia fraterna, ma di renderci complici delle divisioni che in varie parti della terra si acuiscono. Quanto pi� si rafforza la fraternit� tra le Chiese tanto pi� si aiutano i popoli a riconoscersi come fratelli. La fraternit�, infatti, � un'energia che travalica ogni confine e porta i suoi frutti per tutto il genere umano.

In questo spirito, che ho voluto indicare come lo "spirito di Assisi", desidero salutare Lei, Signor Cardinale, domandandoLe di far pervenire l'espressione del mio affettuoso ricordo all'amata Arcidiocesi genovese e al suo Arcivescovo, il Cardinale Dionigi Tettamanzi, come pure alla Comunit� di Sant'Egidio che ha congiuntamente organizzato questo incontro. Rivolgo altres� un cordiale saluto a tutti i partecipanti, assicurando loro il mio ricordo nella preghiera, perch� nell'amore fraterno possiamo varcare la soglia del nuovo secolo come servitori di Cristo e del suo Vangelo. Accompagno questi voti con la Benedizione apostolica.

Citt� del Vaticano, 11 Novembre 1999
Giovanni Paolo II