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DISCORSO DEL PROF. ANDREA RICCARDI
Cerimonia Finale - 1 settembre 1998

 

Signor Presidente della Repubblica,
Beatitudini e Santit�,
Illustri Rappresentanti deIle Chiese cristiane e delle grandi Religioni del mondo, cari amici, cari amici di Bucarest che questa sera siete convenuti tanto numerosi, grazie a voi tutti per l'accoglienza calorosa di questi giorni, grazie per averci accolto e seguito con entusiasmo, grazie a tutti quelli che hanno lavorato per la realizzazione di questo incontro, grazie a chi lo ha arricchito con la sua presenza.

Siamo giunti alla fine, a questa manifestazione conclusiva, in questa storica piazza, dove risuona la memoria del martirio e della sofferenza di tanti nei lunghi anni della dittatura comunista.

Oggi si unisce a questa memoria anche il ricordo di quanti, in ogni parte del mondo, hanno sofferto, sono morti, sono stati perseguitati dalla seconda guerra mondiale sino a ora. Sia eterna memoria di loro.

S�, ricordiamo anche chi, ancora, patisce nelle prigioni, nei campi di concentramento, nell'ingiustizia, nella privazione della libert�, nella schiavit�, condannato a non avere un futuro degno. Nel silenzio di questa piazza giungono le grida e le espressioni di dolore di chi sta duramente soffrendo, come una domanda a tutti perch� si costruisca un mondo pi� giusto.

Da questa piazza dove si � levato un grido di libert� per tutta la Romania nel 1989, oggi si alza la voce degli uomini e delle donne di religione che si rivolgono alla Romania e al mondo intero: solo la pace � santa e Dio non vuole l'odio, la guerra, la violenza.

E' un grido che viene dal profondo di credenti che sono cresciuti spiritualmente nell'incontro di questi giorni. Perch�, cari amici, questi giorni a Bucarest sono stati un tempo in cui ci si � guardati negli occhi, ci si � parlati, ci si � riconciliati, ci si � capiti, ci si � amati. Questo diventa un impegno per noi tutti in Romania e in ogni altra parte del mondo: amarsi, capirsi, riconciliarsi, ma anche far riconciliare e far capire e amare.

Alcuni dei presenti hanno vissuto qui l'esperienza di Giuseppe in Egitto, quando andando incontro ai suoi fratelli che avevano paura di lui e non lo riconoscevano come fratello, anzi lo temevano come nemico, si fece riconoscere tra le lacrime dicendo: "Sono io Giuseppe, vostro fratello".

E' stata l'esperienza di molti in questi giorni, provenienti da paesi diversi e da mondi religiosi differenti. Ma anche parecchi romeni - cos� mi pare - , proprio in questi giorni, sono andati gli uni verso gli altri e si sono detti abbracciandosi: "Io sono Giuseppe, vostro fratello". Questo � avvenuto fin da sabato, a partire dalla Messa celebrata nella cattedrale cattolica.

Questi giorni lasciano un'eredit� preziosa di pace che non pu� essere dispersa nella vita che viene. La lasciano alla Romania e ai romeni. La lasciano agli ospiti che hanno partecipato ai nostri incontri. E' un'eredit� di fiducia nel dialogo attraverso l'amore, la pazienza, il rispetto.

Ma � anche una convinzione che richiede una nuova audacia, soprattutto ai responsabili religiosi: quella dell'amore al di l� degli schemi talvolta pietrificati dei propri comportamenti e delle proprie tradizioni. E' l'audacia umile di chi scopre con crescente consapevolezza che i servitori di Dio sono allo stesso tempo i servitori della pace, servitori della pace tra gli uomini, tra i popoli, tra le religioni. Che essi, cio�, sono chiamati a rendere un culto a Dio nella pace.

Abbiamo compiuto un lungo cammino in questi anni, cari amici, in questi incontri annuali promossi dalla Comunit� di Sant'Egidio. Per felice coincidenza, il 1 settembre, la liturgia romana ricorda la memoria di Sant'Egidio abate. Oggi ricordiamo quel 1 settembre, quando i soldati tedeschi varcarono la frontiera polacca e cominci� la seconda guerra mondiale con la catena dei suoi orrori. Nove anni fa, come il card. Glemp ricorda, eravamo a Varsavia con gente di religione diversa per ricordare e pregare, dicendo: Mai pi� la guerra! 

Siamo giunti alla fine di un secolo. Abbiamo camminato insieme! Restiamo con questi sentimenti e in questa unit� di cuori, pur nella diversit� delle storie, delle culture e delle tradizioni.

La bella immagine di questa sera, splendente nelle diversit� delle preghiere e quasi degli stessi abiti, compone un mosaico armonico di pace. Possano vederlo tutti gli uomini in ogni luogo, specie quelli che sono nel terrore della guerra, bersagliati dall'odio etnico e religioso. Perch� questa immagine � il dono che il Signore ci ha fatto: questo � il giorno che ha fatto il Signore.

Noi non lo disperderemo!