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27 Juillet 2017

Vacanze utili

Un'estate da volontari per diventare grandi

Centinaia di ragazzi scelgono di fare un'esperienza di servizio e di scoperta. Sossai (Sant'Egidio): «Si accorgono di essere fortunati e vogliono sdebitarsi»

 
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A casa mandano selfie che in un solo scatto riuniscono tante facce sorridenti, non sempre abbronzate ma piene di felicità vera. Sullo sfondo c'è un mondo nuovo: quasi mai paesaggi da cartolina, più spesso luoghi che non chiedono di essere esibiti, significativi ma solo per chi sa. E un'estate che fa esplodere il cuore, quella di centinaia di ragazzi che rinunciano alle mete più tradizionali - la riviera Adriatica, Ibiza, Santorini, una capitale - e scelgono di fare un'esperienza di crescita, di confronto, di condivisione, di servizio. C'è un esercito silenzioso di altro-che-bamboccioni capace di spostare montagne in poche settimane. Partono, quasi sempre a spese loro, per l'Africa o il Sudamerica, per lavorare nei villaggi, nelle missioni, con bambini denutriti, con adulti sfiniti dalla povertà. Prendono un treno e vanno nel centro Italia, per sostenere le popolazioni colpite dal terremoto o al sud per contribuire all'accoglienza dei migranti. O ancora, più semplicemente, inforcano la bici ogni mattina e pedalano per andare a passare la giornata in uno dei tanti centri diurni per anziani o per disabili, in città o nei dintorni. Con la convinzione che c'è un momento nella vita in cui bisogna cominciare a dare e a fare, non solo per se stessi.
Le proposte non mancano, il web è pieno di offerte per tutti i gusti. Da un paio d'anni il sito della Caritas di Padova (esperienzedivolontariato.it) funziona come un portale di facile consultazione, riunendo centinaia di proposte per tutte le possibilità, in città, nel Veneto, in Italia, in Europa e nel mondo. Contare i ragazzi padovani che aderiscono è impossibile, ma gli accessi al sito non si fermano mai e basta un sondaggio a campione per verificare che sono oltre mille gli studenti in età da scuole superiori e gli universitari che dedicano almeno una settimana o due al volontariato.
Alla Fondazione Irpea, che in città gestisce due centri diurni per persone con disabilità intellettiva, in questi giorni ci sono 14 ragazzi poco meno che maggiorenni giunti da Milano. Oggi ne arriveranno altri del gruppo dei Focolarini. E poi ci sono decine di padovani che ogni giorno, a turno, danno rinforzo alle attività educativo-animative. «Abbiamo due strutture in città per ospitare chi arriva da lontano», racconta Stefano Spreafichi, «e possiamo accogliere fino a 25 ragazzi per volta. I padovani dormono a casa loro e vengono direttamente
a fare servizio. E' un'esperienza forte per loro, ce ne rendiamo conto. Noi saremmo anche autosufficienti, com'è ovvio, ma offriamo questa possibilità sapendo che è un investimento sui cittadini di domani, sia dal punto di vista umano che professionale».
Qualunque sia la proposta, c'è sempre una sfida: mettersi in gioco, calarsi dentro realtà sconosciute per vedere il mondo da vicino, senza filtri. Alla comunità di 
Sant'Egidio si può scegliere tra la vacanza con i bambini delle Scuole della Pace, una sorta di doposcuola all'insegna dell'integrazione, oppure accompagnare gli anziani degli istituti o quelli che vivono da soli a fare una vacanza. Cinquanta ragazzi hanno scelto la prima proposta e si sono dedicati agli ottanta bambini delle scuole. Trenta accompagneranno gli anziani. E poi ce ne sono altri cinquanta che tre volte alla settimana vanno a portare pasti caldi ai senzatetto o ai poveri della città.
Mirko Sossai, che segue i volontari, è colpito da tre cose: «Si accorgono che c'è più gioia nel dare che nel ricevere e dovreste vedere con quanta gioia lavorano. Quelli che accompagnano gli anziani dimostrano sul campo che ogni occasione di incontro tra giovani e anziani produce arricchimento, eppure questa è una potenzialità inespressa della nostra società. E infine tutti arrivano alla consapevolezza di essere ragazzi fortunati e di dover fare qualcosa per chi non lo è come loro». Sullo sfondo, in tutti i casi, c'è un comune denominatore: lo stare insieme. Con altri volontari, con altre persone, con adulti, con anziani. «Contrariamente a quanto si crede», conclude Sossai, «questa generazione ha il senso e il gusto dell'incontro personale e il piacere di vivere la gratuità. Sarà l'effetto della crisi oppure chissà cosa, ma c'è motivo di essere ottimisti per il futuro».


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