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11 Fevereiro 2009

«Ora è necessaria una legge giusta»

Il cardinale Bagnasco: la ferita di Eluana venga sanata. Fisichella: grande maggioranza per soluzioni condivise

 
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CITTÀ DEL VATICANO Il giorno dopo la morte di Eluana, il Vaticano e i vescovi italiani smorzano i toni e invitano pragmaticamente la politica e i suoi palazzi a ritrovare un clima di «serenità», a evitare «conflitti» e a creare larghe maggioranze su una legge per il «fine vita», che scongiuri nel futuro il ripetersi di casi così drammatici.

Non è più tempo di polemiche, di ammonimenti, di condanne: è il tempo della riflessione, hanno raccomandato i due esponenti della Chiesa più coinvolti sulla scena italiana, ovvero il presidente dei vescovi, cardinal Angelo Bagnasco, e il presidente della Pontificia accademia per la vita, nonché cappellano di Montecitorio, monsignor Rino Fisichella. Tutti e due avevano usato parole severe di condanna nei giorni scorsi, evocando l'eutanasia e il buio sulla nazione nell'eventualità che Eluana morisse. Oggi tutti e due esprimono «sconcerto», «dolore», ma invitano anche a guardare avanti.

«Speriamo che Dio illumini tutti quanti perché questa ferita sia sanata», ha dichiarato il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Bagnasco, a Canale 5, aggiungendo subito che ora «è necessaria» una «legge giusta per il bene della nostra società». «Una legge — ha specificato — che eviti il ripetersi di eventi come questi». Più nel dettaglio tecnico è entrato monsignor Fisichella. «Credo che il dibattito di questi giorni abbia mostrato come davanti ai temi della vita e della morte ci vogliano prudenza, cautela, grande riflessione, ma soprattutto i cittadini si aspettano che ci sia condivisione nelle scelte», ha detto.

L'epilogo della vicenda di Eluana ha azzerato, nei fatti, i convulsi passaggi parlamentari di queste ultime ore e il disegno di legge varato venerdì scorso dal governo è tornato in Commissione Sanità del Senato per essere in tegrato in un provvedimento organico sul fine vita. Si tratta di un testo di «grande equilibrio», ha commentato Fisichella. Esso raccoglie infatti «l'istanza di chi vuole che si arrivi a permettere una dichiarazione anticipata di trattamento, che consenta di non favorire l'accanimento terapeutico o sperimentazioni... e l'istanza, che mi sembra altrettanto giusta e fondamentale, di chi non vuole che si consideri alimentazione e idratazione come terapie, ma elementi fondamentali per vivere», ha spiegato alla Radio Vaticana.

«Se il dibattito parlamentare, raccogliendo il dibattito scientifico, sarà scevro da posizioni preconcette — ha sottolineato ancora monsignor Fisichella — potrà arrivare a una grande maggioranza che sia un segno per il Paese». Quanti rappresentano i cittadini — ha auspicato ancora il cappellano di Montecitorio — devono mostrarsi capaci di «ascolto e di trovare soluzioni che mettano da parte i conflitti e aumentino il senso di serenità».

«Quella serenità che è la condizione basilare perché ci sia una società civile, democratica, ma soprattutto crei progresso. I conflitti — ha concluso —non servono mai. Quello di cui la società ha bisogno è la serenità».

E l'invito a dedicare a Eluana Englaro «tutte le Messe e le occasioni di preghiera che sono in programma negli ospedali, nelle strutture sanitarie, nelle parrocchie e nei vicariati in occasione della ricorrenza della Madonna di Lourdes e della Giornata del malato» è rivolto dal cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia, rifacendosi alle dichiarazioni del cardinal Bagnasco, presidente della Cei, ed esprimendo dolore per la morte della donna. «Sarà necessario ritornare in futuro — spiega il Patriarca — sulla grave particolare ferita rappresentata da questa morte».

«Fin d'ora, però, la preghiera deve esprimere sia l'intenzione di affidare Eluana alle braccia del Padre celeste — conclude il cardinal Scola — sia l'impegno a operare energicamente perché il "favore della vita" sia praticato come la scelta più ragionevole non solo per i cristiani, ma per tutti».

A queste voci si è aggiunta anche quella autorevole del direttore de «L'Osservatore Romano», Giovanni Maria Vian. «Dopo settimane di angosce e polemiche, è il momento di una riflessione che possa unire credenti e non credenti, come finora è avvenuto nella storia d'Italia, e questa volta sul significato della morte e della vita», ha scritto in un breve editoriale di prima pagina. Taglio basso e, a differenza di tutti gli altri giornali italiani, nessuna foto della ragazza bella e allegra che fu Eluana.

«I progressi della scienza, soprattutto in ambito medico, impensabili solo qualche decennio fa, sono da salutare con ammirazione, ma pongono interrogativi nuovi e molto difficili sul piano morale e sociale, al punto che le questioni bioetiche sono divenute politiche. Per questo — spiega Vian —la riflessione e la prudenza sono quanto mai necessarie. Per questo la responsabilità di politici, legislatori e magistrati è sempre più grande».

Sulla vicenda interviene anche la Comunità di Sant'Egidio: la morte di Eluana Englaro, appresa «con dolore», costituisce «una grave ferita alla coscienza e alla cultura della vita del Paese». Scrive la Comunità in un comunicato che quella di Eluana è stata «una morte preceduta da troppo clamore e da un'assenza di pudore sul dolore personale e famigliare». Il clamore, aggiungono dalla Comunità Sant'Egidio, «non aiuta mai a scegliere la cosa giusta quando il confine tra la vita e la morte è avvolto dal mistero e da tante cose che non conosciamo».

Ricordando che «la vita è un dono», la Comunità osserva: «Davanti a questa drammatica vicenda, come a tante altre che segnano il quotidiano del nostro Paese, c'è bisogno di dialogo, di sostegno, di aiuto e di solidarietà, in un impegno che deve coinvolgere, oltre ai familiari, i cittadini, i servizi sociali, le istituzioni e la società nel suo complesso».