Conakry è la capitale della Guinea. E' una città costruita su un promontorio lungo 30 chilometri. Più si va verso la periferia, meno la città è servita dall'acquedotto e dall'energia elettrica. Nei quartieri della periferia è più difficile vivere. E se si è bambini lo è ancora di più.
Nel 2003, a Entag, quartiere dell'estrema periferia di Conakry, abbiamo visitato un piccolo istituto per bambini abbandonati, gestito volontariamente da un medico e da alcune donne cattoliche, che avevano riunito una decina di piccoli e provavano a farli studiare, a curarli, insomma a farli vivere. Il luogo era molto povero, le risorse scarse e c'era anche un problema a livello della struttura abitativa. I bambini dormivano e mangiavano a terra. Il cibo, poi, non poteva essere conservato, per la mancanza di energia elettrica.
 Ci è sembrato opportuno proporre qui le adozioni a distanza, per garantire a questi bambini un regime alimentare migliore, cure sanitarie adeguate e una stabilità nella frequenza scolastica.
Grazie al contributo economico derivato dall'adozione a distanza di tutti i bambini, dopo aver soddisfatto i bisogni vitali, con il tempo abbiamo cominciato ad arredare i locali: letti per tutti, un tavolo e le sedie con le misure adatte alla statura dei piccoli, un frigorifero con motore a gasolio, delle lampade a petrolio per illuminare la sera e la notte dei nostri bambini. A tutti i bambini, poi, abbiamo potuto pagare un sostegno scolastico individuale, per recuperare lo svantaggio di una scuola iniziata tardi rispetto agli altri.
Oggi, dopo tre anni di adozione, a distanza l'istituto sembra un altro. Volti sorridenti, bambini in salute, voglia di studiare. E poi, grazie alle lampade, con meno buio c'è anche meno paura della vita.
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