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9 Septiembre 2014 09:30 | Karel de Grote-Hogeschool, Campus Groenplaats, Swaelen room

Intervento


Stefan Dartmann


Presidente de Renovabis, Alemania
Signore e signori,
la solidarietà è uno dei principi base della sociologia cattolica e si riflette nella relazione tra generazioni. 
Renovabis è l’iniziativa di solidarietà della Chiesa Cattolica tedesca con i popoli dell’Europa Centrale e Orientale. Fu fondata nel 1993 per aiutare coloro che avevano sofferto nei precedenti regimi comunisti.
Vorrei citare il preambolo degli statuti di Renovabis: “La mancanza di considerazione per la dignità di ogni persona umana che continuò per decenni ha quasi distrutto le fondamenta della società…. Un nuovo ordine basato sulla giustizia sarà instaurato, e garantirà la pace tra popoli e nazioni. Per raggiungere questo obiettivo è necessaria la solidarietà quale mezzo per superare vecchie e nuove barriere”. 
 
Aspetti sociologici e demografici  
La solidarietà è necessaria come mezzo per superare vecchie e nuove barriere – per me questa è la quintessenza dell’odierno problema intergenerazionale. Al meno per quel che concerne i paesi dell’Europa centro-orientale su cui mi concentro.
Fin dallo sviluppo della moderna società industriale nel XIX secolo – che pose fine al sistema in cui più generazioni vivevano sotto lo stesso tetto e i nonni aiutavano nell’educazione dei nipoti – le condizioni di vita e lavoro sono mutate prima in Europa e Nord America, poi in tutto il mondo. Alla ricerca di lavoro, milioni di persone hanno lasciato i propri paesi natale e le loro famiglie per vivere permanentemente o temporaneamente in città e paesi diversi. Per le loro famiglie questo ha serie conseguenze: 
 
- Poiché i genitori– padre o madre - vivono lontani per un tempo lungo o permanentemente, i figli vengono cresciuti dai nonni o – ancora peggio – devono badare a se stessi da soli. 
 
- Gli anziani sono spesso incapaci di far fronte alla situazione, soprattutto se sono molto anziani o malati e se non ci sono servizi pubblici o comunali di assistenza. 
 
- Anche i bambini soffrono se i genitori sono permanentemente o temporaneamente assenti e se non ci sono o sono scarsi i servizi per l’infanzia. 
 
Se guardiamo al cosiddetto terzo Mondo in Asia, Africa e America Latina, vediamo che questo è un fenomeno mondiale che riguarda centinaia di milioni di persone. Ma esso esiste anche in Europa, come vorrei evidenziare. 
Vorrei sottolineare un altro aspetto che danneggia la cooperazione internazionale soprattutto nel primo mondo  e nella Vecchia Europa che è letteralmente invecchiata nel corso di due sole generazioni. 
Sebbene i tassi di natalità siano decrescenti in tutto il mondo, i cambiamenti nei paesi dell’Europa centrale, orientale e del sud – in cui Renovabis è coinvolta – diventano più visibili che in altre parti del mondo. In questi paesi, in cui le economie nazionali non hanno spesso tenuto il passo con i tempi moderni, la giovane generazione si sta riducendo sempre di più. In futuro non ci saranno abbastanza adulti per prendersi cura della generazione anziana o per esprimere solidarietà con essa. 
 
Nuove forme di solidarietà intergenerazionale in tutti i paesi? 
Vorrei raccontare una storia vera come esempio della portata di questo dilemma. E’ la storia di una famiglia di Kolmiya una città dell’Ucraina occidentale. Questo resoconto venne fatto nel settembre 2010 : 
“Nella casa vive il prete sposato Greco-cattolico con i suoi quattro figli di età tra 16 e 23 anni. A colazione le figlie raccontano che nella loro classe ci sono diversi bambini che crescono in famiglie che sono state sconvolte dalla migrazione di uno dei genitori in Europa occidentale. In casa non ci sono foto della madre e moglie che da otto anni vive in Italia come badante di anziani. Su nostra richiesta gli album di foto vengono portati …. La mamma, così la chiamano nei loro racconti, sembra non avere un nome proprio. Dobbiamo chiederlo diverse volte prima che ce lo dicano. Ci dicono che Mamma, una commessa di negozio, è emigrata illegalmente per guadagnare soldi per educare i figli. Voleva tornare a casa due anni fa. Ma vi rimase solo due settimane. Poi tornò in Italia – legalmente questa volta – per poter pagare la ristrutturazione della casa. Le buone condizioni di vita della famiglia sono possibili solo grazie al denaro mandato dalla madre  
 
 Da questo potere capire molto. Vorrei sottolineare il lavoro della madre. Lavora come badante di anziani molto lontano da casa. Il suo lavoro porta molti vantaggi economici alla famiglia, ma i soldi non sostituiscono l’essere umano. 
Per certi aspetti potrebbe sembrare una  situazione in cui tutti traggono vantaggi, ma ci lascia l’amaro in bocca: la moglie e madre manca da casa, e quanto più tempo passa tanto più la sua assenza si fa sentire. 
Ci sono certo situazioni più serie in Europa e altrove nel mondo, ma il fenomeno è chiaramente visibile: molte persone sono costrette dalla povertà a dimettere il proprio naturale contratto intergenerazionale. 
 
Il dialogo intergenerazionale a rischio  
Un altro aspetto che riguarda le relazioni intergenerazionali di cui dovremmo occuparci – specie tenendo presente l’Europa dell’Est – è la questione della chiusura della tragica storia dell’Europa nel XX secolo. E’ una questione di dialogo, di dialogo intergenerazionale, della trasmissione di esperienze autentiche e di conseguenza della formazione di una coscienza collettiva della storia. Questo processo è stato molto doloroso in Europa occidentale. Lì, dove era stato negato dal punto di vista della generazione più giovane, è stato poi forzato. Il 1968 ne è il simbolo.
Nella parte comunista dell’Europa non si voleva questo processo – a parte brevi periodi durante il disgelo di Krushchev e la Perestroika. Non vi fu dialogo intergenerazionale. Molte persone vennero lasciare sole con i propri traumi e il loro disagio emotivo. 
In relazione ai cambiamenti rivoluzionari avvenuti alla fine degli anni ’80, all’inizio degli anni ’90 la gente ha finalmente iniziato a parlare e in molti paesi (ad esempio in Polonia, repubblica Ceca, paesi Baltici….) ha avuto luogo un certo processo di ripensamento e revisione. Tuttavia in altri paesi, come l’Albania, la Bielorussia e la Russia, la lettura ufficiale del passato restringe, persino sopprime sempre più il processo di ripensamento. L’ideologizzazione del passato viene facilitata dal diminuire del numero di combattenti e di civili che hanno sofferto durante la guerra. Le organizzazioni nazionalistiche giovanili hanno contribuito a diffondere questa percezione. E’ sconvolgente dal mio punto di vista la situazione in Russia. Alcuni anni fa il Levada-Center chiese in un’inchiesta : “Come vi sentireste se fossero innalzati monumenti a Stalin ?” Il 12 % degli intervistati  tra i 18 e i 24 anni disse: “Mi piacerebbe ”,  il 34 % disse di essere indifferente  . 
In  Albania il governo mostra un allarmante disinteresse a documentare la storia delle brutali prigioni e dei campi di sterminio di quello che fu ufficialmente chiamato il primo stato ateo del mondo. Questo significa che le generazioni future sono tradite e private della loro storia!
 
Conclusione e sintesi 
Lasciatemi tornare al tema dei lavoratori migranti. Non potete cambiare la situazione descritta solo con appelli morali . Occorre cambiare, migliorare  la situazione economica di questi paesi. Solo allora la gente resterà nel suo paese di origine e la situazione di molte famiglie migliorerà. 
Ma se si guarda obiettivamente ai flussi migratori negli ultimo anni, si scopre che al momento almeno 6 milioni di ucraini vivono e lavorano nell’Europa occidentale  permanentemente o temporaneamente, molti di loro illegalmente. Un simile tasso di migrazione è noto anche per altri paesi nell’Europa dell’Est e del Sud.
Cosa si può dire alla luce di questo rapporto?
Le organizzazioni pubbliche e private – ultime ma non meno importanti anche  le chiese – hanno costruito centri di informazione per ridurre per lo meno i problemi maggiori. Ci sono progetti di sostegno dei bambini senza famiglia e degli anziani bisognosi nei paesi di origine. Ci sono accordi di cooperazione tra le Caritas dei paesi in cui le persone dell’Est Europa si recano a lavorare. 
Queste cooperazioni aiutano a legalizzare i lavoratori, a far sì che siano pagati adeguatamente e che possano regolarmente tornare alle loro famiglie. Un simile esempio di cooperazione esiste tra le Caritas tedesca e polacca. 
Tuttavia non deve diventare la regola che paesi “ricchi” quasi “comprino” la solidarietà , come avviene con la sopra ricordata “migrazione per la cura degli anziani”. Nei paesi poveri questo porta all’impoverimento della solidarietà intergenerazionale. In generale dovremo affrontare la ridefinizione della cooperazione intergenerazionale, a motivo del cambiamento demografico in corso in Europa.  In futuro la mobilità in Europa avrà l’effetto che accanto alla classica forma famigliare sorgeranno nuove forme di coabitazione intergenerazionale.
La società e la chiesa devono confrontarsi con questo fenomeno, perché offre la possibilità di nuovi tipi di cooperazione intergenerazionale. Un buon esempio ne sono le cosiddette “Case multi-generazionali”  dove giovani e anziani vivono insieme. 
 
Molte di queste cose sono ancora in corso di formazione, ma suscitano speranza.
Signore e signori vi ringrazio per l’attenzione

 

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