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1 Ottobre 2013

Da Roma alla Siria insanguinata con il coraggio della speranza

 
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La speranza che nel mondo nessuna uccida più in nome di Dio non è fondata su logiche e aspettative umane. Questa speranza che
è desiderio forte - di un Pakistan o di una Siria mai più insanguinati, è quella di Abramo che credette, dice san Paolo, «saldo nella speranza contro ogni speranza». Ha avuto per questo un valore simbolico l`apertura dell`Incontro internazionale per la pace della Comunità di Sant`Egidio nella maestosa basilica di San Paolo fuori le mura. Il tema quest`anno è "Il coraggio della speranza".
Qui in San Paolo, il cardinale Agostino Vallini, vicario di Roma, ha richiamato l`apostolo delle genti nell`omelia della solenne concelebrazione. «Dalla fede nasce la speranza», dirà poi il porporato all`assemblea di apertura dell`edizione 2013 dell`Incontro nell`Auditorium Conciliazione, grande ma non abbastanza per contenere tutte le persone che vi hanno partecipato. EIncontro della
Comunità trasteverina, che ha portato a Roma i principali leader di tutte le religioni, cade proprio mentre il mondo trattiene il fiato per le sorti della Siria, per la quale Giovanni X, il patriarca greco ortodosso di Antiochia, farà un appello particolare. Il mondo per questa
terra si sta muovendo, ma quel desiderio di pace che Sant`Egidio richiama è possibile solo collegando «la speranza dice Vallini - anzi l`uomo stesso e il suo destino a più alte sorgenti. L`uomo - aggiunge- incapsulato nell`immanenza non spiega se stesso, non salva se stesso: l`orizzonte è troppo angusto, le energie sono deboli, il cuore è infermo, se non malato di egoismo o di narcisismo».
A tagliare il nastro, dopo i saluti del sindaco di Roma Ignazio Marino e del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, è stato il fondatore della Comunità di Sant`Egidio, Andrea Riccardi. Da lui un primo invito a tutti i credenti a guardare fuori dai loro confini. Proprio
per questo a Roma, fino a domani, sono stati chiamati i rappresentanti di tutte le religioni. Viviamo, per lo storico, i giochi pericolosi della «drammatizzazione o sacralizzazione delle differenze»: «Il nostro dramma - dice - diventa il teatro effimero della drammatizzazione e delle inutili contrapposizioni. Questo è un vero dramma in diverse parti del mondo. Ealtro va eliminato». Citai fatti di Nairobi, l`attentato durante
un funerale sciita a Bagdad, i fedeli uccisi di domenica in una chiesa del Pakistan, la Siria insanguinata, la vicenda drammatica dei vescovi di Aleppo, Paul Yazigi e Mar Gregorius Ibrahim, e padre Paolo Dall`Oglio: «I terroristi conclude - non vogliono cambiare il mondo, ma farlo soffrire». Questo terrorismo va delegittimato nelle sue radici religiose: «Gli va tolto dice Riccardi - il nome santo di Dio dalla bocca. Gli vanno sottratti gli adepti, educando alla pace, secondo l`insegnamento dei maestri e profeti delle religioni». Andrea Riccardi invita a salutare con favore, «dopo due anni e mezzo di stallo, la recente e unanime risoluzione del Consiglio di Sicurezza sulla Siria perché non si esce da una situazione di violenza disumana con la violenza, ma solo con il negoziato». A questa risoluzione fa riferimento anche il presidente del Consiglio, Enrico Letta, nel suo breve saluto: «I segni che sono arrivati da New York - dice - mostrano la volontà di pace di tanti rappresentanti della politica. Sono i segni che se tutto rimane fermo la pace non ci sarà. Ma se qualcuno è pronto a pagare un prezzo, la pace fa dei passi concreti». Alla Siria fa riferimento Giovanni X. Per il patriarca di Antiochia la pace in questo Paese è un test per tutti, un criterio decisivo. «La pace in Siria - dice nel suo appello - può essere raggiunta dentro e fuori dal Paese solamente attraverso la logica del dialogo e gli sforzi per raggiungere una soluzione politica e pacifica. La pace in questa terra non può essere raggiunta attraverso missili che distruggono o con l`impiego di navi da guerra».


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