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September 30 2013 09:00 | Theatre of the Collegio Urbano

Cinquant’anni dalla Pacem in Terris



Jean-Arnold de Clermont


Pastor of the Reformed Church, France
Mentre scrivevo queste righe di introduzione al dibattito che avremo tra poco, in pieno mese d’agosto, le centinaia di migliaia di morti e le decine di Chiese bruciate in Egitto erano in prima pagina nei giornali ; avevano cacciato dalle priorità dell’informazione la guerra civile in Siria, e molti altri conflitti non meno inquietanti. Rileggevo l’enciclica Pacem in terrise la mia prima sorpresa fu di constatare che essa non contiene una sola parola sulla guerra. E’ strutturata in cinque grandi parti, oltre a una breve introduzione ; l’ordine tra gli esseri umani, i rapporti tra gli uomini e i poteri pubblici in seno ad ogni comunità politica ; i rapporti tra le comunità politiche ; i rapporti degli individui e delle comunità politiche con la comunità mondiale, e, per finire, direttive pastorali. Dunque non una parola sulla guerra!
Seconda osservazione ; avevo appena ascoltato il Vangelo della domenica 18 agosto, nel Vangelo di Luca al capitolo 12, v. 51 : ‘Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione!’ E mi aspettavo una meditazione biblica che incrociasse questo testo con molti altri, come quello del Vangelo di Giovanni 14,27 : ‘Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi…’. Allora, sul piano biblico, se le direttive pastorali citano effettivamente la lettera agli Efesini 2, v. 17 (‘Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini) e il Vangelo di Giovanni (il testo che ho citato sopra), se l’introduzione cita Salmi e la Genesi per evocare l’ordine dell’universo stabilito da Dio, la Bibbia resta assente dalla maggior parte del testo.
 
E tuttavia, malgrado queste due osservazioni – assenza di riflessione biblica che, per me che sono protestante, è abbastanza negativa ; e titolo apparentemente ingannatore perché si tratta di pace senza rapporto con le guerre che, oggi come ieri, ci impediscono di dormire – vorrei dire perché questo testo oggi come cinquant’anni fa è un testo essenziale, su cui si fonda una riflessione in profondità sulla pace per tutti.
Per contenermi nei dieci minuti che ci sono offerti, farò solo due osservazioni:
 
La prima per sottolineare che per l’enciclicaPacem in terris sono i rapporti tra gli individui, tra gli individui e la comunità politica nazionale, tra comunità politiche stesse… che, non solo sono analizzati e valutati, specialmente nei progressi effettuati da alcuni anni, ma che sono affermati come i fondamenti della costruzione della pace. Vado all’essenziale : la pace dipende da voi e da me nei nostri rapporti gli uni con gli altri, e con le comunità politiche alle quali apparteniamo ! La pace non è affare degli altri ; è affar mio…
 
E su cosa è fondata? E’ la mia seconda osservazione per sottolineare il carattere di fondamento dell’enciclica Pacem in terris.
I nostri rapporti gli uni con gli altri e tra comunità, per essere iniziatori di pace, devono essere fondati nella verità, nella giustizia, nella libertà. Bla…bla…bla…penserete ! Ebbene no: in maniera molto concreta, l’enciclica affronta le questioni del razzismo, di dominazioni ingiuste, di informazioni non fondate; essa tiene conto della situazione delle minoranze, dei rifugiati politici, del disarmo (i soli paragrafi che fanno allusione alla guerra !) ; tratta della solidarietà e degli scambi tra comunità politiche; affronta la questione della promozione dei paesi in via di sviluppo nella prospettiva della difesa della libertà. Anche lì andiamo all’essenziale: è nel quotidiano e nella molteplicità dei rapporti tra individui e comunità politiche che si costruisce la pace, più ancora che in ogni luogo tardivo di negoziato quando la guerra è scoppiata o nell’equilibrio del terrore.
 
E se applicassimo questo? Accetteremmo il trattamento disumanizzante del dossier sulle migrazioni da parte dell’Europa? Accetteremmo che col pretesto della sua disorganizzazione politica drammatica la Grande Isola del Madagascar sia costretta a versare periodicamente tributi ai paesi che la spogliano delle sue terre e delle sue ricchezze? Accetteremmo il mancato rispetto delle decisioni internazionali in Israele/Palestina e la colonizzazione crescente delle terre palestinesi? Accetteremmo di restare insensibili davanti all’escalation degli estremismi e dei nazionalismi che c’è da noi ?
 
L’enciclica diceva sia agli individui che ai poteri politici, la vostra ragion d’essere è partecipare alla realizzazione del bene comune di cui la pace è una dimensione preziosa… In una parola, oggi, voi che ci ascoltate : siete pronti per questo ?
 

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